Nel mondo, oltre 3 miliardi di persone non seguono una dieta adeguata. Un dato allarmante che riguarda non solo i Paesi in via di sviluppo, ma anche le grandi città europee, dove le disuguaglianze sociali si riflettono sempre più nella qualità dell’alimentazione e nell’aspettativa di vita in buona salute. In questo scenario, le città diventano attori chiave nel promuovere il diritto al cibo sano e accessibile.
L’intervista
Abbiamo intervistato Lamberto Bertolé, presidente della Rete Italiana Città Sane – OMS, una rete nazionale di Comuni che lavora per mettere la salute al centro delle politiche urbane. Bertolé ci accompagna in una riflessione sui legami tra alimentazione, giustizia sociale e sviluppo sostenibile, offrendo uno sguardo concreto su come le città possano, e debbano, trasformarsi in luoghi dove il benessere sia davvero alla portata di tutti.
Presidente, tre miliardi di persone nel mondo non si nutrono correttamente. In che modo questo dato, allarmante su scala globale, si riflette sulla salute urbana e sull’aspettativa di vita in salute dei cittadini?
“È un dato drammatico che riguarda tanto i Paesi a basso reddito quanto quelli più sviluppati. Oggi la malnutrizione non significa soltanto denutrizione, ma include obesità, carenze nutrizionali invisibili e squilibri alimentari che compromettono la salute a lungo termine. Nelle città, tutto ciò si traduce in un aumento delle malattie croniche non trasmissibili, come diabete, ipertensione e patologie cardiovascolari, con un conseguente peggioramento dell’aspettativa di vita in buona salute, soprattutto nei contesti socialmente più fragili. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le disuguaglianze sociali possono determinare fino a dieci anni di differenza nella speranza di vita tra quartieri della stessa città (WHO Urban Health Initiative, 2022)”.
La Rete Italiana delle Città Sane promuove politiche per il benessere collettivo. Quali azioni concrete possono intraprendere le città per garantire un accesso equo al cibo sano, soprattutto nelle aree più vulnerabili dal punto di vista socio-economico?
“Come Rete Città Sane crediamo che i Comuni debbano intervenire sia sul piano dei servizi, sia su quello culturale. Le azioni più efficaci comprendono mense scolastiche di qualità, con menù nutrizionalmente equilibrati; il sostegno a progetti di agricoltura urbana e mercati locali a filiera corta; l’incentivazione dell’accesso al cibo fresco nei quartieri periferici e la valorizzazione delle reti solidali, come gli empori sociali. Un altro elemento cruciale è l’integrazione tra politiche sanitarie e politiche urbane. La salute, infatti, si costruisce prima di tutto nei luoghi in cui si vive, si studia e si lavora”.
L’alimentazione sana è spesso percepita come un privilegio. Come si possono superare le disuguaglianze alimentari in città attraverso politiche pubbliche efficaci e sostenibili?
“Il primo passo è riconoscere che le disuguaglianze alimentari sono una forma di disuguaglianza sociale. Da qui nasce l’urgenza di politiche trasversali, che spaziano dall’educazione alimentare nelle scuole ai sostegni economici per le famiglie in difficoltà, fino alla regolamentazione del marketing e dei prezzi dei prodotti salutari. Un esempio virtuoso è rappresentato dalle mense scolastiche pubbliche a tariffa calmierata, basate su menù sani, sostenibili e inclusivi anche dal punto di vista culturale. È altrettanto fondamentale contrastare la desertificazione alimentare, ovvero la carenza di offerta di cibo fresco e salutare in molte zone urbane (FAO, The State of Food Security and Nutrition in the World, 2023).”
Nel contesto delle città resilienti, quale ruolo giocano scuole, mense pubbliche e spazi urbani nella promozione di una cultura dell’alimentazione sana fin dalla giovane età?
“Le città resilienti sono quelle capaci di rigenerarsi, prevenire e includere. E questo vale anche per l’alimentazione. Le scuole rappresentano il primo presidio educativo, e la nutrizione incide direttamente sulla salute futura dei bambini di oggi. Le mense scolastiche, in questo senso, sono un investimento strategico in equità e prevenzione. Anche gli spazi urbani — dai mercati rionali agli orti comunitari — vanno pensati come luoghi di accesso e promozione della cultura alimentare. Ogni città dovrebbe considerare il proprio sistema alimentare come una leva di politica pubblica trasversale e strutturale.”
Quali sono le priorità della Rete Italiana delle Città Sane per allinearsi con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, in particolare quelli legati alla salute, all’alimentazione e alla riduzione delle disuguaglianze?
“L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è per noi un punto di riferimento imprescindibile. Come Rete Italiana delle Città Sane – OMS, siamo convinti che, per rendere davvero sostenibili e inclusive le città del futuro, serva un approccio integrato e coraggioso. Lavoriamo affinché la salute non sia una competenza isolata, ma venga considerata in ogni politica pubblica: dall’urbanistica alla mobilità, dall’educazione all’ambiente. Un altro obiettivo prioritario è rafforzare le reti locali, creando alleanze tra istituzioni, scuole, associazioni, mondo della ricerca e cittadini, per garantire un accesso equo ai cosiddetti determinanti di salute: cibo sano, servizi sociosanitari, spazi verdi, opportunità educative e culturali. Infine, crediamo che la partecipazione attiva delle comunità sia essenziale. Nessuna strategia per la salute urbana può funzionare davvero se non nasce da un dialogo con le persone che vivono quotidianamente i territori. Serve una visione condivisa, capace di costruire una salute pubblica più giusta, più vicina e più concreta per tutti”.

