La Giornata Mondiale della Pace è stata istituita da San Paolo VI l’8 dicembre 1967 e la prima Giornata è stata celebrata l’1 gennaio 1968. San Paolo VI riconosce nella Pace un «giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire» (Messaggio del Santo Padre Paolo VI per la celebrazione della I Giornata della Pace. 1° gennaio 1968). Papa Montini, continua nello stesso Messaggio, «la proposta di dedicare alla Pace il primo giorno dell’anno nuovo non intende perciò qualificarsi come esclusivamente nostra, religiosa cioè cattolica; essa vorrebbe incontrare l’adesione di tutti i veri amici della pace»; in pratica, secondo Paolo VI, la Chiesa Cattolica «vuole semplicemente “lanciare l’idea”».
La Giornata internazionale della pace
L’Assemblea Generale dell’ONU, con la risoluzione 36/67 del 30 novembre 1981, stabilisce la Giornata Internazionale della Pace con lo scopo di commemorare e rafforzare gli ideali di pace sia al suo interno sia tra tutte le nazioni e i popoli, mentre con la risoluzione 55/282 del 7 settembre 2001 fissa la Giornata internazionale della pace il 21 settembre di ogni anno. Papa Leone, parlando al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, lo scorso 16 maggio, indica la via per edificare la pace: «La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore».
“La pace sia con tutti voi”
Il 1° gennaio si celebra la 59° Giornata Mondiale della Pace e il Messaggio che il Pontefice ha firmato l’8 dicembre scorso ha come titolo: «La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante». Il Messaggio si apre con un antichissimo saluto che ancora oggi caratterizza il quotidiano di molte culture: «La pace sia con te!», ma che sulle labbra del Risorto, la sera di Pasqua, ha acquistato un nuovo vigore. Il Risorto, apparendo ai discepoli impauriti e rinchiusi nel cenacolo, rivolge due saluti di Pace! Il primo saluto di Pace di Gesù viene descritto dall’evangelista Giovanni in questo modo: «La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”» (Gv 20,19). Gesù si fa riconoscere dai discepoli, mostrando loro le mani e il fianco, segni della Passione, “prezzo” della redenzione. «E i discepoli gioirono al vedere il Signore» (Gv 20,20). Il secondo saluto di Pace di Gesù ai discepoli nella sera di Pasqua è accompagnato dal mandato missionario e, con il “soffio” dello Spirito, il Risorto attua una nuova creazione, consacrando i discepoli ad annunciare il «Vangelo della Pace» (Ef 6,15) sulle orme del Maestro di Nazareth: «Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”» (Gv 20,21-23). Nella nuova creazione, la “Pace” è la condizione “normale”, l’opposto delle divisioni, che capovolgono l’ordine universale! Nel Talmud «si legge: la pace è per il mondo quello che è il lievito per la pasta» (G. Ravasi, L’alfabeto di Dio [Dimensioni dello Spirito], Cinisello Balsamo 2023, 148). Lo šālôm dell’Antico Testamento, che la versione greca della Bibbia (LXX), ha tradotto con eirēnē e ne ha assunto il significato del corrispondente ebraico, indica una concezione poliedrica: «La pace biblica comprende non solo l’assenza della guerra ma anche benessere, prosperità, giustizia, gioia, pienezza di vita» (G. Ravasi, L’alfabeto di Dio, 148).
I tre paragrafi
Il Messaggio di Papa Leone XIV per la 59a Giornata Mondiale della Pace ha tre paragrafi: 1) La pace di Cristo risorto; 2) Una pace disarmata; 3) Una pace disarmante. Nel primo paragrafo, La pace di Cristo risorto, Papa Leone richiama l’immagine biblica delle tenebre-luce accostandola ai nostri giorni, dove, però, per mezzo dei testimoni del “Vangelo della Pace” «l’opera di Dio continua nel mondo, diventando persino più percepibile e luminosa nell’oscurità dei tempi». Il cuore, secondo me, di questo paragrafo è l’orizzonte del Risorto, di cui parla il Pontefice e questo orizzonte è rappresentato dalla Pace, dono della Pasqua: «La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida ‘basta’, alla pace si sussurra ‘per sempre’. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto». Nel secondo paragrafo, Una pace disarmata, il Pontefice ribadisce che la Pace del Risorto è “disarmata” e l’agire dei cristiani dev’essere ispirato dalla misericordia. Leone XIV ricorda l’accorato appello al disarmo che San Giovanni XXVIII ha elevato all’umanità con la Lettera enciclica, Pacem in Terris nel 1963; richiama gli insegnamenti della Gaudium et Spes sul rischio della guerra e sull’importanza di privilegiare la via del dialogo. Infine, propone San Francesco d’Assisi come modello a cui rifarsi per far abitare, nel cuore di ognuno, il dono della Pace. Il terzo paragrafo, Una pace disarmante, si apre con un’affermazione alquanto solenne: «La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino». Un significativo ruolo nell’opera di sensibilizzazione alla cultura della Pace, per Leone XIV, lo svolgono le religioni con la preghiera e il dialogo ecumenico e interreligioso. La diplomazia è definita dal Papa «via disarmante».
Disarmare il cuore
Il Messaggio di Sua Santità Leone XIV per la LIX Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2026 si chiude con un riferimento al Giubileo della Speranza, che «ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse: “Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore”» (Is 2,4-5).

