La “nonnità” il collante affettivo fra generazioni divise

I nonni insegnano ad accettare il tempo che passa, a non bruciare le tappe della vita né a voler rimanere infanti per sempre

La “nonnità”, neologismo italiano, che riprende quello di “genitorialità”, riguarda la relazione stretta che i nonni instaurano con i nipoti, per trasmettere e scambiare affetto, valori, consigli, competenze ed educazione. In alcuni casi, si utilizza anche il termine “nonnitudine”.

La nonnità riveste un peso affettivo enorme, contribuendo a costruire la personalità dei nipoti. Per gli anziani, tale “impegno” rappresenta un’ottima occasione di socialità, di sentirsi utili, coinvolti e stimolati dai piccoli, anche a livello cognitivo, ricevendo utili input (a esempio nell’imparare l’uso di un computer). Il rapporto è scambievole e i nonni hanno modo di imparare e insegnare molto.

Le opportunità di questi scambi sono fondamentali, soprattutto in una società che tende a dividere le generazioni e a restringerle in confini delimitati, insensibili e silenti fra loro.

Relazioni intergenerazionali faticano a emergere laddove l’anzianità è considerata come un insuccesso e una fase di puro declino, quasi inutile e dannosa per la società. Al tempo stesso, sono inopportune le generalizzazioni riferite alla profonda immaturità (e ai vuoti affettivi) dei giovanissimi. Si tratta di un fenomeno che presenta, oggi, delle caratteristiche diverse dal passato, dal punto di vista sociale, demografico, economico.

Alcuni decenni or sono, la convivenza di nipoti, genitori e nonni era la norma, ora rappresenta un’eccezione. Dal punto di vista socioeconomico, l’aiuto che i nonni possono concedere è maggiore, rispetto al passato, quando, in genere, era occupato professionalmente soltanto un genitore.

In chiave demografica, è necessario rilevare come le relazioni familiari siano contrassegnate, per ogni ruolo, da evidenti particolarità: i figli, dato il calo demografico, sono sempre di meno; i genitori tendono a innalzare l’età di procreazione; i nonni vivono sempre più a lungo.

Il calo demografico, sempre più evidente, può condurre al paradosso di “nonni senza nipoti”, ossia tanti anziani in età avanzata fermi ai figli maturi e senza nipoti.

Anche il profilo storico appare diverso: i nonni di un tempo erano reduci e provati dalla guerra o, comunque, dalle pesanti conseguenze. I nonni attuali hanno, alle spalle, esperienze meno gravi e possono narrare delle vicende, con i dovuti raffronti per l’oggi, degli anni ‘50, ‘60, ‘70 e ‘80.

Nella preghiera che Benedetto XVI ha rivolto ai nonni, si legge “Proteggili: sono fonte di arricchimento per le famiglie, per la Chiesa e per tutta la società. Sostienili: anche nella vecchiaia continuino a essere per le loro famiglie pilastri robusti di fede evangelica, custodi dei nobili ideali della famiglia, tesori viventi di solide tradizioni religiose. Fa’ che siano maestri di sapienza e di valori, che trasmettano alle generazioni future i frutti della loro matura esperienza umana e spirituale. Signore Gesù, aiuta le famiglie e la società a valorizzare la presenza e il ruolo dei nonni. Mai siano ignorati o esclusi, ma incontrino sempre rispetto e amore. Aiutali a vivere serenamente e a sentirsi accolti per tutti gli anni della vita che tu loro concedi”.

Benedetta Landi, pedagogista, è l’autrice del volume “Nonni e nipoti” (sottotitolo “Un legame che dura nel tempo”), pubblicato da “Gruppo Albatros” nel novembre 2023. Nell’estratto, si evince una mancanza di analisi contemporanea “Nella letteratura troviamo tanti esempi e storie che ci raccontano il rapporto tra nonni e nipoti, invece gli studi che ripercorrono la trasformazione di questo rapporto sono piuttosto carenti. Che ruolo rivestono oggi i nonni? Qual è la relazione con i nipoti?”.

Nel 2022, l’Istat, nel rapporto “Famiglie, reti familiari, percorsi lavorativi e di vita” (visibile a questo link) forniva numerosi dati sull’argomento. Fra questi “La quota di nonni viventi diminuisce all’aumentare dell’età; tra 18 e 24 anni, l’86,9 per cento ha almeno un nonno vivente, quota che scende al 63,9 per cento per i giovani tra i 25 e i 34 anni, fino ad arrivare al 24,1 per cento della popolazione tra 35 e 49 anni. Nonostante chi fa parte di questa classe sia il contingente più contenuto, esso ha fatto registrare il maggior incremento rispetto al 1998, fino a più che raddoppiare la sua quota (24,1 per cento contro 10,3 per cento nel 1998). […] L’età media a cui si diventa nonni è 54,4 anni: leggermente più giovani le donne, che in media diventano nonne a 52,9 anni, rispetto agli uomini che lo sono a 56,6 anni. Al crescere dell’età aumenta la quota di nonni, così come il numero medio di nipoti: tra chi ha 80 anni o più il 72,8 per cento ha nipoti, in media 3,9 […] La quasi totalità dei nonni non abita insieme ai propri nipoti (96,8 per cento) […] Tre su dieci hanno nipoti che vivono ad almeno 16 km di distanza e solo il 3,2 per cento ha nipoti che vivono all’estero”.

A livello legale, il diritto a essere nonno è sancito dall’articolo 317 bis C.C. “Gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. L’ascendente al quale è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore”.

In materia di obbligo dei nonni a mantenere i nipoti, l’articolo 316 bis C.C., comma 1, recita “I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la  loro  capacità di lavoro professionale o casalingo.  Quando  i  genitori  non  hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in  ordine  di  prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari  affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli”.

Il comma 1, articolo 1 della L. 31 luglio 2005, sottolinea “È istituita la ‘Festa nazionale dei nonni’ quale momento per celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale”.

La vulgata corrente che considera i nonni più permissivi e i genitori maggiormente severi non sempre appare fondata. I casi di genitori “amici e fratelli dei figli”, molto inclini a viziarli pur di averli complici, sconfessano l’assunto precedente.

Il rapporto speciale che si crea fra queste generazioni risulta assai profondo: i due estremi di età sembrano complementari, quasi a costituire, nelle due persone, una “media matematica semplice” (in tema di numero di anni di vita), equilibrata. Le polarità delle età hanno davvero qualcosa da dirsi e di cui riempirsi.

Il sociologo statunitense Lewis Mumford affermò “Ogni generazione si rivolta contro i suoi padri e fa amicizia con i suoi nonni”. La frase esprime l’essenza del diverso rapporto che si instaura con i nonni, percepiti, rispetto ai genitori, come alleati integrativi, non conflittuali, più maturi e saggi.

Fondamentale è la capacità di ascolto da ambo le parti, permettendo a ognuno di calarsi, per quanto possibile, nei panni dell’altro, di capire le esigenze e di fornire input interessanti. Il rischio, infatti, è che i veterani possano rimanere prigionieri di una superiorità attribuita all’esperienza e i bambini/ragazzi siano troppo sicuri nella loro mobilità, esuberanza e facilità di apprendere.

L’equilibrio del rapporto nonno/nipote si fonda anche sul compito intermedio dei genitori. Affinché le relazioni siano sane e proficue, senza sovrapposizioni né limiti ai vari ruoli, è necessaria una partecipazione flessibile da parte di nipoti, genitori e nonni. Il caso più classico è quello di una gestione non condivisa fra genitorialità e nonnità che potrebbe condurre a situazioni spiacevoli, a conflittualità e risultare dannoso, anziché utile, per il bambino. Per questo motivo, la nonnità va costruita con naturalezza, in maniera graduale, per consolidarsi armonicamente e limitarsi o mutare nel momento in cui si dovessero palesare i primi attriti.

I diversi percorsi pedagogici, fisiologici e inevitabili, attraversati anche dagli stessi genitori, si sommano a quelli dei nonni e di altre figure familiari (zii, cognati, cugini, ecc), in un mosaico interpretativo in cui il piccolo deve districarsi e saper valutare, nella sua acerba personalità, quello corretto. Il bambino ascolta, dialoga e opera un confronto continuo fra le varie opinioni. La presenza di orientamenti molto diversi fra loro, potrebbe creare degli scompensi e delle confusioni caratteriali/valoriali in cui perdersi o allontanarsi con superficialità. I vari contributi delle diverse figure familiari, sebbene alternative e variegate, non dovrebbero causare smarrimento, soprattutto nei confronti dei valori più alti.

La società contemporanea, esteriore, competitiva, selettiva e distratta, appare il contrasto più evidente al rapporto che si instaura, invece, fra diverse generazioni: rispettoso dei limiti altrui, sinergico nella reciprocità, di mutuo accrescimento e, quindi, volano di una possibile ricostruzione comunitaria.

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