In Polonia, il 26 agosto si celebra la festa della Madonna Nera di Czestochowa, la cui veneratissima immagina è custodita nel devoto santuario di Jasna Gora, letteralmente: Chiaro Monte o Montagna luminosa, il maggiore dell’Europa Orientale e che rappresenta il centro della vita spirituale dell’intero Paese. L’immagine sacra richiama ogni anno milioni di pellegrini da tutto il mondo, attratti dal suo profondo significato religioso, dalla sua storia affascinante e dai miracoli a essa attribuiti.
Secondo la tradizione l’icona della Madonna sarebbe stata dipinta da S. Luca evangelista su una tavola ricavata dal tavolo usato dalla Sacra Famiglia a Nazareth. Essa fu portata da Gerusalemme a Costantinopoli, e poi da lì nella cittadina di Belz in Ucraina, successivamente nel XIV secolo, l’immagine mariana giunse in Polonia per volontà del principe della città di Opole in Polonia, Ladisalo II (1332-1401), poi fu portata nel villaggio di Jasna Gora, nei pressi della città di Czestochowa nel sud della Polonia stessa, e deposta nella chiesa. Il principe fece costruire nel 1382 il monastero è affidò ai paolini d’Ungheria, la custodia del prezioso dipinto.
L’Ordine dei Paolini, ha le sue radici proprio in Ungheria nel XIII e si ispira alla spiritualità di S. Paolo I Eremita di Tebe (230-335) i paolini stessi, uniscono la vita contemplativa con quella pastorale, che si sintetizza tutta nel motto: “Solo con Dio solo”. Il nome “Madonna Nera” deriva dal colore scuro del volto e delle mani della Vergine e del Bambino, dovuto non a una pittura originale, ma all’annerimento della tavola e dell’intonaco nel corso dei secoli a causa del fumo delle candele e dell’uso di particolari pigmenti.
L’icona nel 1430 durante le guerre “Hussite” fu profanata e saccheggiata e il volto della Madonna sfregiato con una spada. Nel passato le guerre “Hussite” scatenarono una serie di conflitti religiosi e politici che si svolsero in Boemia nella Repubblica Ceca tra il 1419 e il 1434. Il loro nome deriva da Jan Hus (1369-1415) un riformatore e teologo ceco, che si opponeva all’autorità della Chiesa Cattolica e chiedeva riforme, ma il Concilio di Costanza nel 1415, lo condannò a morte, causando un’ondata di indignazione e di ribellione tra i suoi seguaci, gli hussiti.
Sono rimaste sul dipinto, le cicatrici visibili sul viso della Vergine come un doloroso e permanente ricordo di quell’atto di violenza, ma sono anche diventate nel corso dei secoli un simbolo della sofferenza e della resistenza della nazione polacca ai regimi totalitari che per anni hanno privato l’intera popolazione della libertà.
Per proteggere la pittura del quadro è stata eseguita un’apposita cassa di lamina d’ottone, dorata all’interno, a questa custodia vengono affisse le vesti e le corone. La particolare immagine è collocata sull’altare di ebano e coperta da un velario, il quale viene aperto e chiuso durante il giorno.
La Madonna di Czestochowa è molto più di un’immagine sacra: è un vero e proprio emblema dell’identità e della resistenza della Polonia. Durante l’invasione svedese del XVII secolo (il cosiddetto “Diluvio”), il santuario resistette a un assedio nel 1655, evento interpretato come intervento miracoloso della Madonna.
Nel 1656 in seguito a questa vittoria, il re Giovanni II Casimiro (1648-1668) dichiarò la Vergine di Czestochowa “Regina della Polonia”. Da allora l’effigie mariana è diventata un simbolo nazionale, non solo religioso, ma anche, politico e culturale. Anche nei secoli successivi, in tempi di oppressione e guerre, i polacchi continuarono a rivolgersi alla loro Madonna come fonte di speranza e unità. Durante il periodo comunista, il santuario divenne centro di opposizione spirituale e morale al regime ateo, attirando milioni di pellegrini ogni anno. Papa Giovanni Paolo II, profondamente legato a Jasna Góra, attribuiva alla Madonna Nera un ruolo fondamentale nella sua vita e nel risveglio spirituale della nazione. Nel suo primo viaggio in Polonia, il 4 giugno 1979, sostando in ginocchio e in preghiera davanti all’icona, dopo la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, il pontefice polacco volle ripetere la suggestiva invocazione che dal 1957 si canta o si recita alle ore 21, in tutta la Polonia: “Maria Regina della Polonia sono vicino a Te, mi ricordo di Te, veglio”.

