La lezione viva di don Giussani per i giovani

Mons. Bellandi riflette sull'eredità di don Luigi Giussani: una proposta educativa e di fede che intercetta le grandi attese delle nuove generazioni

Monsignor Andrea Bellandi, Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno (foto: Francesco Vitale)

Un metodo, prima ancora che un libro. A distanza di tempo dalla sua prima pubblicazione, “All’origine della pretesa cristiana” di don Luigi Giussani continua a scuotere le coscienze, ponendosi come bussola in un’epoca di incertezze. Monsignor Andrea Bellandi, Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, sottolinea a Interris.it la forza di una proposta che non teme il confronto con la modernità. Dall’analisi del protagonismo giovanile – testimoniato dal vigore dei grandi raduni ecclesiali – fino alla sfida educativa nelle scuole e nelle università, Mons. Bellandi delinea un percorso in cui la fede non è un precetto da subire, ma il compimento delle attese più profonde del cuore. “Il cristianesimo non mortifica il desiderio, lo esalta”, spiega il presule, richiamando la Chiesa alla sua missione originaria: evangelizzare per attrazione, testimoniando una bellezza viva capace di intercettare lo sguardo dei “Magi di oggi” in cerca di senso.

L’Intervista

Eccellenza, il libro di Don Giussani “All’origine della pretesa cristiana” ha superato i decenni. Secondo lei, perché questo testo non perde mai la sua attualità?

“Credo che la sua forza risieda nel metodo. Don Giussani presenta Cristo attraverso il percorso vissuto dagli apostoli, un approccio che permette di incontrare Gesù in modo vivo. Oggi, forse più che in passato, c’è un bisogno profondo che intercetta questa proposta, specialmente tra i più giovani. Se guardiamo a eventi come il Giubileo a Tor Vergata, capiamo che i ragazzi non sono affatto indifferenti; al contrario, attendono con ansia qualcuno che parli loro di Gesù in modo autentico”.

Lei ha citato le nuove generazioni. In un mondo che sembra soffocare i grandi ideali, quanto è importante oggi parlare di “pretesa cristiana” ai giovani?

“È fondamentale far capire loro che la “pretesa cristiana” non è un limite o un’imposizione che va contro i desideri del cuore. Al contrario, è l’unica proposta capace di compierli. Gesù è venuto esattamente per questo: per impedire che noi soffochiamo o minimizziamo le grandi attese che abitano il cuore umano. Il testo di Don Giussani è una guida preziosa per comprendere che la fede non mortifica l’uomo, ma ne esalta le prospettive”.

Papa Leone XIV ci invita a una maggiore sinodalità e a una nuova spinta evangelizzatrice. Quali sono, secondo lei, gli strumenti migliori oggi per raccontare la bellezza del Vangelo?

“Più che sugli strumenti, dobbiamo interrogarci sul soggetto. L’evangelizzatore deve essere innanzitutto un soggetto vivo. Mi torna in mente una domanda che si poneva il Santo Padre: ma i Magi che arrivano alla grotta, chi incontrano? Cosa vedono? C’è una Chiesa viva ad accoglierli?”.

L’Aula Magna della Pontificia Università Urbaniana (foto: Francesco Vitale)

In questo senso, la Chiesa come deve porsi di fronte a un mondo sempre più secolare?

“Dobbiamo tornare a quanto diceva Papa Benedetto XVI, un concetto che resta validissimo: la conversione non avviene per proselitismo, ma per attrazione. La nostra sfida oggi, anche in questo nuovo anno che ci spinge verso orizzonti inediti, è essere testimoni di una bellezza che attira, mostrando che l’incontro con Cristo cambia realmente la vita”.

Eccellenza, parlando di giovani non si può non pensare al mondo della scuola e dell’università. In questi ambiti, dove Don Giussani ha speso gran parte della sua vita, qual è oggi la sfida educativa più urgente?

“La sfida oggi è quella di non separare mai l’istruzione dalla domanda di senso. Don Giussani ci ha insegnato che educare significa introdurre alla realtà totale. Non dobbiamo avere paura di stimolare nei ragazzi uno spirito critico che cerchi la verità, perché è proprio in quella ricerca sincera che il cuore scopre di essere fatto per qualcosa di Infinito. Educare oggi significa camminare con loro, mostrando che il cristianesimo è un’ipotesi di lavoro credibile per affrontare ogni aspetto dello studio e della vita”.

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