“La leggenda dei tre compagni”: il lato umoristico di San Francesco

Il film di Arnaldo Casali “La leggenda dei tre compagni”, con Francesco Salvi nei panni di San Francesco, racconta un aspetto meno conosciuto del Poverello di Assisi

Una scena del film "La leggenda dei tre compagni". Foto © Luca Mannaioli

Un santo con un grande di senso dell’umorismo che canta e recita battute spiritose. Un’immagine di Francesco d’Assisi che non conosciamo arriva al cinema – la prima assoluta il 3 ottobre a Terni all’interno della rassegna “La Valle della Letizia – Francesco e i suoi compagni”, organizzato dall’associazione San Martino con il sostegno del Comune di Terni e la Regione Umbria – con il film “La leggenda dei tre compagni”, scritto e diretto da Arnaldo Casali, con Francesco Salvi nuovamente interprete del Poverello dopo “Il giorno, la notte. Poi l’alba” e Fabio Bussotti che torna a dare volto a fra Leone, dopo aver vinto il Nastro d’Argento in quello stesso ruolo nel “Francesco” di Liliana Cavani. Una pellicola che racconta un periodo meno noto al grande pubblico, quando Francesco è anziano e malato, e lo fa trasportandoci in alcuni degli autentici luoghi francescani, come l’eremo del Sacro Speco a Narni e il santuario di San Damiano ad Assisi.

Una scena del film “La leggenda dei tre compagni”. Foto © Luca Mannaioli

Umorismo francescano

“Il lato umoristico di San Francesco che canta, fa battute spiritose ed è dotato di un profondo senso dell’umorismo che emerge dai ricordi dei suoi compagni Leone, Rufino e Angelo, è rimasto nascosto per secoli e non è mai stato espresso né a teatro né sul grande schermo”, dice il regista, “da qui la voglia di fare un film che mostri il ‘giullare di Dio’”. Un aspetto che rispecchia fedelmente quello dell’originale, secondo un approccio filologico utilizzato anche per l’uso delle fonti storiche e la scelta delle location per le riprese. “L’umorismo è a vari livelli, ma molto coerenti tra loro. Alcune battute sono state riprese direttamente dai testi consultati e anche nei momenti di improvvisazione si è cercato di restare aderenti allo ‘stile’ di Francesco”.

Fedeltà cinematografica

La narrazione rappresenta una serie di episodi dell’ultimo periodo della vita di Francesco, quando è anziano e malato, ripresi principalmente dalla “Compilazione di Assisi”, una raccolta di antico materiale biografico scoperta nel 1922, e da altri testi, come i “Fioretti”. “Siamo abituati a vedere un San Francesco giovane, giottesco, mentre la scelta artistica è stata quella di raccontare la sua maturità, partendo dai ricordi di quei compagni che gli sono stati accanto fino alla morte, articolandola nei vari momenti dell’intervento agli occhi per curare una malattia, i miracoli allo Speco di Narni, il passaggio sulla perfetta letizia”. “Ho cercato di mantenere la massima fedeltà alle fonti, invece di trarne ispirazione”, continua, “c’è stato ovviamente un lavoro di sceneggiatura e di improvvisazione, ma abbiamo realizzato un allestimento vero e proprio”. Una ricerca dell’autenticità che permetterà agli spettatori di leggere alcune righe in latino scritte dallo stesso Francesco, grazie alle riproduzioni anastatiche, realizzate da un’azienda italiana in collaborazione con il Sacro Convento, di alcuni suoi autografi esposti alla National Gallery.

Una scena del film “La leggenda dei tre compagni”. Foto © Luca Mannaioli

I luoghi

L’opera filmica è fedele anche nei luoghi. La storia è ambientata principalmente nell’eremo narnese, rimasto pressoché inalterato negli ultimi otto secoli, e una parte nel santuario di San Damiano ad Assisi. “Allo Speco Salvi si è infilato nella stessa spaccatura nella roccia in cui Francesco passava per ritirarsi a pregare”, continua Casali, “inoltre i frati ci hanno consentito di entrare anche nelle zone riservate alla clausura, la grotta in cui abbiamo girato una scena di fra Leone si trova nella parte non aperta al pubblico, così come abbiamo utilizzare il pozzo e il secchio originali, che era in realtà un elmo militare”. “Gli attori hanno vissuto veramente come Francesco”, aggiunge.

L’umanità di Francesco

La figura del Poverello di Assisi in questo film è molto umana: il Santo, avanti con gli anni e non in salute, debole, nonostante tutto continua a difendere i valori in cui crede e usa il senso dell’umorismo per affrontare la sofferenza. “L’umorismo non è l’allegria, è una cosa molto seria”, spiega il regista, “Francesco lo utilizza come difesa e come medicina per reagire al dolore e alle difficoltà che incontra sulla sua strada. E proprio per questo riesce a far ridere”. D’altro canto, come ricordava Papa Francesco “il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo”.

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