Pressoché invisibile, ma quasi ovunque. La sentiamo in casa, sui mezzi pubblici nel tragitto verso il lavoro, nel bar dove prendiamo un caffè o in un negozio. Ci informa, ci accompagna, ci intrattiene. E’ la radio, uno dei primi mezzi di comunicazione di massa, con un’anzianità di servizio di oltre un secolo. Una longevità dovuta alla funzione sociale fondamentale del mezzo, alla sua “semplicità” e alla sua capacità di evolversi. Oggi si celebra la sua Giornata mondiale. “La radio non ha perso le sue potenzialità in poco più di cento anni, con i podcast e la visual radio ha nuova vita”, dice a Interris.it Grazia Trabalza, giornalista dall’importante carriera in Radio Rai primo caporedattore donna del Politico e quirinalista che ha seguito tre presidenti della Repubblica, da Ciampi a Mattarella. Con lo speciale “Quirinale segreto” ha portato le ascoltatrici e gli ascoltatori dentro la “Casa degli italiani”. All’attività giornalistica ha affiancato l’insegnamento all’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino dal 1992 e al Laboratorio di radiofonia della Scuola di giornalismo di Napoli, dove forma croniste e cronisti di domani.
Una nuova vita
I dati Audiradio registrano nel 2025 una lieve flessione degli ascolti radiofonici in Italia, per cui viene da chiedersi se il mezzo sia ancora in salute o subisca la concorrenza delle piattaforme e dei nuovi modi di fruizione dei contenuti audio. “La radio non ha perso le sue potenzialità in poco più di cento anni, anzi le ha riscoperte con i podcast, racconti e spiegazioni registrati in audio, e la visual radio che permette di vedere quello che avviene in studio”, commenta Trabalza, “ha una nuova vita”.
Punti di forza
Si dice che per fare teatro bastino un attore e uno spettatore. Anche la radio necessita del minimo indispensabile per svolgere la propria funzione: una persona che racconta e uno studio da dove trasmettere. “I suoi punti di forza sono il racconto e l’economicità dei costi, a differenza di altri media che hanno spese accessorie”, prosegue. L’agilità e la leggerezza di questo mezzo di comunicazione senza fili lo rendono funzionale in caso di emergenza. “La radio è importantissima nei momenti critici”, evidenzia Trabalza, “basti pensare che negli Stati Uniti, dove gli uragani sono un appuntamento annuale, si indica di portare con sé acqua, radio e batterie”.
Crea comunità
La radio non solo entra nelle case, nelle auto, nei bar e negli uffici, ma dà anche voce alle persone, crea comunità. Molte trasmissioni aprono le linee alle telefonate in diretta, permettendo a chi è in ascolto di esprimere la propria opinione, così come invitano a inviare messaggi che i conduttori leggeranno. Un rapporto diretto sempre più immediato con l’avvento dei social. “La funzione fondamentale di intervenire in un programma e socializzare è nata con la radio e continua, tanto che oggi anche in televisione prendono le telefonate”, Trabalza. “La prima trasmissione che ha coinvolto gli spettatori è stata ‘Chiamate Roma 3131’”, racconta, “oggi Fiorello porta al massimo le possibilità della radio, sulla scia della rivoluzione di Renzo Arbore, rendendo visibile non solo il programma ma anche chi si mette in contatto con le videochiamate”.
Passato e presente
Un sogno d’infanzia diventato realtà, una passione che si è fatta professione. Trabalza conserva molti ricordi della sua carriera. Il racconto dell’arrivo dell’euro. La risata di Raul Gardini in risposta alla sua domanda sulla fama infausta che aleggiava su un palazzo veneziano che l’imprenditore, scomparso l’anno dopo, aveva acquistato. L’intervista al direttore di Al Jazeera in Qatar nei primi anni Duemila – “non fu facile ma Radio Rai ottenne di entrare, mentre un collega della televisione non ci riuscì”. Oltre agli insegnamenti tecnici ad aspiranti giornaliste e giornalisti, Trabalza ci tiene a trasmetterne uno umano. “Non si può fare questo lavoro senza pensare di sacrificare parte della propria vita. Ma la passione spinge ad andare avanti”. Comunque per il giornalismo radiofonico c’è speranza: “I ragazzi sono attratti dalla possibilità di raccontare”.

