L’“ipercomunicazione” consiste nella massiccia trasmissione di informazioni, tipica dell’era digitale (attraverso mail, link, post, chat, ecc.) e diffusa a livello mondiale, che causa pesanti ripercussioni come iperattività, stimoli eccessivi, scarsa concentrazione, stress, ansia.
La digitalizzazione dell’informazione e la trasmissione istantanea per mezzo dei vari dispositivi se, da un lato, hanno velocizzato le procedure, tra produzione e recezione, dall’altro hanno contribuito a una smoderatezza divulgativa (di suoni, immagini e parole), spesso superflua, deviante e, comunque, onerosa a livello di tempo.
La comunicazione muta e abbandona la sua natura, innata ed essenziale, del dialogo. L’appendice metallica dell’essere umano, il “cellulare”, testimonia come l’utilizzo del mezzo sia sempre più limitato nel suo uso originario (quello della telefonata) per offrire, invece, la possibilità di ricevere e inviare una quantità notevole di dati, notifiche, messaggi, fotografie e video. Si informa più di quanto è richiesto, producendo un quantitativo ripetitivo, inutile, da “smaltire”, in cui la velocità del messaggio tende a svilire il significato dello stesso.
Il paradosso dell’epoca attuale è nella facilità della comunicazione, soprattutto digitale, contrapposta a una latente solitudine reale. Lo scambio di informazioni e di messaggi avviene in solitario, davanti a schermi più o meno piccoli. Apparentemente sembra di essere collegati con tante altre persone ma ognuno vive nel proprio piccolo mondo.
L’ipercomunicazione illude l’individuo di essere insieme a tanti e si presenta come cura (in realtà panacea) per l’incubo della solitudine, una sorta di antidoto fondato esclusivamente sulla quantità. Tale approccio si accompagna, necessariamente, ai dettami della fretta e ciò che si scambia deve corrispondere a tale requisito, puntando, quindi, su battute veloci, frazionate e frammentate, di immediata domanda e risposta, senza approfondire né articolare un discorso ampio, costruttivo e non ossessionato dal tempo che scorre. L’immediatezza vive anche attraverso le emoticon: sentimenti e stati d’animo, anziché essere approfonditi, capiti e condivisi, si sublimano e si semplificano in un banalissimo disegnino.
Gli eccessi, come insegna Aristotele, conducono all’errore e in tale ottica anche la deriva opposta, quella dell’ipocomunicazione, non rappresenta il focus di un sano equilibrio dialettico. Per contro, a essere processato è il silenzio, considerato come una mancanza di rispetto e un retaggio anacronistico, simbolo dell’asocialità. Svuotare di senso il silenzio conduce all’idolatria della comunicazione fine a se stessa. Una non risposta a un messaggio o a una chat, implica una reprimenda a cui controbattere giustificando e rimediando alla “colpa”.
Nel Discorso ai partecipanti alla 39ª Conferenza dell’Associazione Minds International, del 9 ottobre scorso, Leone XIV aveva ricordato: “Con piacere mi rivolgo a voi in questi giorni, nei quali gli eventi sollecitano il discernimento e la responsabilità, e si manifesta il ruolo cruciale dei mezzi di comunicazione nella formazione delle coscienze e del pensiero critico. […] Occorre liberare la comunicazione dall’inquinamento cognitivo che la corrompe, dalla concorrenza sleale, dal degrado del cosiddetto click bait. […] I giornalisti delle agenzie di stampa sono a loro volta chiamati a essere i primi sul campo, i primi a dare la notizia. E questo vale ancora più nell’era della comunicazione permanentemente live, della digitalizzazione sempre più pervasiva dei mass media. […] Gli algoritmi generano contenuti e dati in una dimensione e con una velocità che non si era mai vista prima. Ma chi li governa? L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo con cui ci informiamo e comunichiamo, ma chi la guida e a quali fini? Dobbiamo vigilare perché la tecnologia non si sostituisca all’uomo, e perché l’informazione e gli algoritmi che oggi la governano non siano nelle mani di pochi”.
Mattia Marangon, consulente e divulgatore, è l’autore del volume “Sommersi” (sottotitolo “Resistere nell’era delle notifiche e dell’infodemia social”), pubblicato da “Apogeo” nell’ottobre scorso. L’autore precisa: “Sommersi non è un libro moralista né un atto di accusa. È piuttosto una mappa per orientarsi, un invito a guardare in profondità e a chiederci se dobbiamo continuare a essere spettatori passivi che annegano nel digitale o se vogliamo, finalmente, imparare a nuotare”. Parte dell’estratto recita: “Dai feed infiniti alla FOMO, dai meme come forma di propaganda alle notizie che non informano, dalla rabbia socializzata alla disinformazione virale, Mattia Marangon esplora le pieghe più invisibili e manipolative dell’esperienza in Rete e insegna a riconoscerne i meccanismi, senza demonizzare community, piattaforme e app ma imparando a utilizzarle con consapevolezza”.
Il 20 gennaio scorso, l’Agcom, ha pubblicato i risultati dell’Osservatorio sulle comunicazioni. Fra gli innumerevoli dati, si legge: “Continua la crescita del consumo di dati: in termini di volume complessivo, il traffico medio giornaliero nel corso del primo semestre del 2025 ha segnato un’ulteriore crescita del 7,8% rispetto ai primi nove mesi del 2024, mentre rispetto al corrispondente valore del 2021 la crescita è stata del 49,0%. […] Nella rete mobile, a fine settembre 2025, le sim attive (Human e M2M) sono stimate in poco più di 110 milioni. […] Ampliando l’arco temporale dell’analisi, emerge una riduzione della platea televisiva tradizionale. In particolare, confrontando i primi nove mesi del 2025 con i rispettivi nove mesi del 2021, si riscontra una dinamica di segno negativo degli ascolti nel giorno medio sia nel prime time (-3,6 milioni di telespettatori; -16,3%), sia nell’intera giornata (-1,4 milioni di telespettatori; -15%). […] Con riferimento all’editoria quotidiana, si conferma anche nei primi nove mesi del 2025 la dinamica negativa del comparto che riflette una crisi strutturale già evidenziata negli anni precedenti. Prendendo in esame le copie complessivamente vendute di tutti i quotidiani sul territorio nazionale, pari a 327 milioni di unità (circa 1,4 milioni di copie medie giornaliere nei primi nove mesi del 2025), si osserva una flessione su base annua del 7,6% e del 30,6% rispetto ai primi nove mesi del 2021”.
Il 5 dicembre scorso, 2025, nel capitolo “Comunicazione e media” del 59° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2025, il Censis riportava: “La rilevazione dei consumi mediatici degli italiani nell’ultimo anno conferma l’inarrestabile successo dei nuovi media. Il 90,1% degli italiani utilizza internet, l’89,3% lo smartphone, l’86,1% i social network. Tengono però i media audiovisivi di lungo corso. La televisione è sempre la regina dei media con il 94,1% di utenti e la radio si attesta al 79,1%. Invece resta critica la situazione dei media a stampa, a cominciare dai quotidiani cartacei venduti in edicola, che nel 2024 hanno toccato il minimo storico con il 21,7% di lettori: -45,3% dal 2007”.
A complicare il quadro, concorre anche la mole, enorme e indisturbata, delle fake news che si insinua e distorce ulteriormente i contenuti, sino a generarne altri infondati. Il futuro dell’ipercomunicazione si allaccia a quello dell’intelligenza artificiale. Nei prossimi anni si potrà valutare l’apporto, positivo o negativo, di tale sinergia. Anche l’informazione/comunicazione diviene una merce, barattata e scambiata secondo le leggi del mercato, a disposizione dei consumatori compulsivi e accumulatori. La mercificazione del dialogo implica la sua negazione.
La massificazione informativa ha, come suo effetto principale, quello di uniformare coscienze e opinioni in un appiattimento spirituale e culturale in cui la mente, acritica, si crogiola senza speranza. La comunicazione, pur essendo fitta, diviene, tuttavia, superficiale e inascoltata. Ne risulta alterato il rapporto fra emittente e ricevente.
Dialogo e ascolto, infatti, sono le basi della socialità, stravolgerne l’essenza implica una distorsione delle relazioni sino a uno svuotamento del loro altissimo significato. Chi parla non ascolta e chi ascolta non parla. Regna, sovrano, un mondo logorroico che stordisce in qualità e velocità, che rimane sordo alle esigenze più immediate e profonde. La tendenza è volta alla ricerca spasmodica di informazioni, con la convinzione che generino maggior “sapere” ma il risultato è uno sterile ed egoistico sovraccarico cognitivo al quale ci si è, illusoriamente, prestati.

