Instagrammabile: l’illusione della felicità in una foto

La vita “social” impone rigorose scelte riguardo il materiale multimediale da ostentare senza fallire

Foto di Brett Jordan su Unsplash

Instagrammabile” è un termine già in uso da tempo che indica, nel lessico italiano, il contenuto multimediale idoneo alla pubblicazione su Instagram (il noto social network nato nel 2010), al fine di ricevere più like possibili, essere veicolato vincente e suscitare invidia.

La pubblicazione è condizionata, quindi, dall’appetibilità del messaggio da mostrare, sia nel caso venga effettuata da aziende, con fini commerciali, sia da influencer sia da semplici utenti. La finalità, in genere, non è spontanea ma nasce dall’esigenza di essere visibile, al passo con i tempi, di ricevere consenso e ammirazione, in linea con le tendenze del momento di vari settori (abbigliamento, musica, viaggi, automobili, cucina, ecc.).

Un contenuto, dunque, è posto dinanzi a un filtro personale che ne deve stimare l’instagrammabilità. La dura legge dei social impone che, a esempio, una fotografia oggettivamente valida ma ritenuta personalmente “fiacca” (in termini di “mi piace”) e controproducente ai propri obiettivi, non sia pubblicata; al contrario, un soggetto apparentemente vuoto e mediocre, è opportuno che sia prontamente diffuso per raccogliere enorme consenso.

Una meta di viaggio decisamente interessante fino a qualche anno fa, potrebbe essere esclusa, a priori, poiché nella classifica delle mete di tendenza da ostentare a tutti i costi, non occupa le primissime posizioni. Se un viaggio presenta poco appeal per i social, è meglio non effettuarlo.

In una società così controversa e contraddittoria, risulta arduo calarsi nei valori essenziali, nell’ambito di un equilibrio morale e comportamentale, in grado di discernere e trasmettere gli aspetti più rilevanti e utili. I contenuti devono rispondere a dei requisiti visivi/sensoriali immediati, semplici e accattivanti; non necessitano di argomenti profondi e complessi, anzi, questi sarebbero scartati e ignorati. Tale attenzione a postare immagini apprezzabili e condivisibili, può divenire un’ossessione, al punto da condizionare la vita quotidiana e orientarla soltanto verso il bello, il vincente, il successo, ignorando altri aspetti e valori.

Il principio è sempre esistito, dal famoso “io c’ero”, per documentare, agli altri, la presenza in eventi mondani, sportivi, ristoranti di lusso, concerti, viaggi da sogno. Anche in tali frangenti, era più rilevante sottolineare di essere presenti anziché godersi la situazione in sé.

L’evoluzione tecnologica ha introdotto nuove forme di ostentazione e di dimostrazione. Da “io c’ero”, infatti, si è pervenuti a “instagrammabile”: l’esigenza di “dimostrare al mondo di esserci stati”; ecco che, per esempio, mangiare in un dato ristorante famoso, pur attendendo ore in fila per entrare, diviene funzionale al progetto. La visibilità impone anche dei sacrifici notevoli e, francamente, incomprensibili.

L’ottica del selfie e del like ha rivoluzionato i parametri di scelta. Ne hanno risentito diversi settori, in particolare quello dei viaggi e della ristorazione, in cui la selezione è basata principalmente sulle possibilità di instragrammare. La stessa vacanza o consumazione al ristorante è letta, e vissuta, come esperienza funzionale alla pubblicazione. La fotografia “certificativa” del piatto ordinato è più rilevante del piacere di mangiarlo; la consumazione è rivolta ai fruitori del web.

Il ristoratore deve rivedere la sua professione: rendere più cool il locale (anche nella scelta del nome), puntare molto sull’immagine e sulla scelta dei materiali. La scenografia riguarda anche il cibo e il piatto che lo contiene: massima decorazione, colore e rifinitura. L’aspetto fondamentale è certificare la presenza in un luogo, in un ristorante, in un locale di tendenza. Gli utenti del web devono essere a conoscenza, possibilmente con un pizzico di invidia, che la persona è stata lì.

Ne sono coinvolti anche i musei e i luoghi di arte in cui la prospettiva “immersiva”, più coinvolgente, rappresenta lo spunto per “set” di fotografie, selfie e video, di persone non interessate alla natura dell’opera bensì all’effetto immediato di certificare la propria presenza. Nel linguaggio più attuale, al passo con i tempi, si parla proprio di “viaggi per selfie”, “cene per selfie”, “musei per selfie”, decretandone, terminologicamente, lo scadimento sostanziale. Anche un evento, culturale musicale o di costume, deve essere progettato secondo quelli che sono gli stili, gli spazi, i colori, più di moda del momento, altrimenti non riceveranno visibilità né molta affluenza di ospiti.

I sostenitori dei social, propongono, a difesa, una dimensione democratica che permette a tutti, anche con pochi mezzi economici (poco verosimile nel contesto spietato del mercato), di lanciare nuovi stili ed essere conosciuti in virtù della qualità del messaggio.

La piattaforma commerciale Shopify, al link https://www.shopify.com/it/blog/statistiche-instagram, il 24 novembre scorso ha raccolto diverse statistiche riguardanti Instagram. Fra queste, si legge “Sono 1,51 miliardi gli utenti attivi su Instagram ogni mese. Un trend che proietta il numero complessivo verso la cifra di 2 miliardi nel 2025. […] Gli utenti Instagram in Italia sono più di 30 milioni. Si prevede una forte crescita di questo numero, che potrà superare i 40 milioni nel 2025 […] Più del 30% degli account appartiene a persone under 35. […] 33 minuti: questo il tempo medio giornaliero passato su Instagram nel 2024”.

Il professor Luca Chittaro e il dottor Giuliano Castigliego sono gli autori del volume “Le illusioni dei social media” (sottotitolo “Maschere e specchi della nostra personalità”), pubblicato da Mimesis nello scorso aprile. Parte dell’estratto recita “Il testo fornisce al lettore gli strumenti per analizzare e comprendere le illusioni in cui cadono gli utenti nell’uso dei social e le motivazioni, anche inconsce, che spingono a proiettare sul digitale le proprie ansie, i propri desideri, gli impulsi e tratti di personalità, instaurando dinamiche relazionali apparentemente contraddittorie”.

Il 4 marzo 1979, San Giovanni Paolo II pronunciava ancora attualissime “L’umiltà però non si identifica con l’umiliazione o con la rassegnazione. Non va di pari passo con la pusillanimità. Tutt’al contrario. L’umiltà è sottomissione creativa alla forza della verità e dell’amore. L’umiltà è rigetto dell’apparenza e della superficialità; è l’espressione della profondità dello spirito umano; è condizione della sua grandezza. […] Forse questo modo di pensare è lontano da molte manifestazioni della mentalità contemporanea. Spesso siamo affascinati da valori apparenti, dalle grandezze esteriori, da ciò che è sensazionale, che agita la superficie della nostra psiche. L’uomo diventa, in un certo senso, unidimensionale, staccato dalla propria profondità. Costruisce su fondamenti poco profondi. E spesso soffre per la distruzione di ciò che ha costruito in se stesso così superficialmente”.

Il rischio è di sviluppare una dipendenza da tale visibilità sui social, curvando, in negativo, tutta la propria impostazione di vita e subendone contraccolpi di rilievo, soprattutto a livello di socializzazione e interazione.

La dipendenza conduce a un rapporto squilibrato con la realtà e con il prossimo poiché l’esposizione, continua, di materiale multimediale, diviene una sfida per prevalere sugli altri, per vincere, per ottenere successo. Nel caso questa gara (risolutamente competitiva) non si vinca, potrebbero subentrare ripercussioni a livello psicologico e forme di depressioni, di scarsa autostima.

Si tende a un perfezionismo illusorio dimenticando le conseguenze negative che derivano dall’accettazione dell’imperfezione reale. La vita instagrammabile, asservita alle leggi dei social, condiziona scelte e azioni. È una vita surrogata, di ripiego, non spontanea e genuina.

I valori non fluttuano né sono soggetti alla potenzialità del consenso estemporaneo. La loro assolutezza e infinità sfugge alla volubilità e alla vetrina del web. Non si certificano posandogli accanto e inviandone documentazione ovunque: si possiedono.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: