Il ritorno di El Niño: gli effetti sul clima globale

Il fisico del clima del Cnr e docente universitario Antonello Pasini spiega gli effetti di El Niño e perché il vero problema è il riscaldamento causato dalle attività umane

A sinistra: il fisico del clima Antonello Pasini. Foto © Paola Onofri da Imagoeconomica. A destra: Foto di Edu Raw: https://www.pexels.com/it-it/foto/35646001/

Nel flusso di notizie sulle ondate di calore e sui costanti aggiornamenti del nuovo caldo da record, il Servizio meteorologico degli Stati Uniti ha annunciato il ritorno di El Niño nel Pacifico tropicale, il ciclico aumento delle temperature delle acque superficiali tra lo 0,5 e i due gradi, prevedendo che possa svilupparsi fino a diventare molto forte durante l’autunno-inverno. Il fisico del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e docente universitario a Roma Tre Antonello Pasini spiega a Interris.it i possibili effetti del fenomeno sull’Europa e sottolinea come la vera urgenza da affrontare resti il cambiamento climatico di origine antropica, la “scala mobile” in salita su cui ci troviamo.

L’intervista

Il fenomeno climatico denominato El Niño in Europa è forse meno noto rispetto a Oltreoceano. Ci spiega di cosa si tratta?

“E’ un’oscillazione naturale che si verifica a intervalli di tre-sette anni e crea un aumento o una diminuzione di temperatura delle acque superficiali del Pacifico tropicale. Quando sale, è la fase di El Niño, quando scende viene detta La Niña. Secondo le previsioni, El Niño sembra praticamente innescato e si potrebbe sviluppare in maniera più forte tra la fine dell’estate e l’autunno-inverno, facendo leggermente salire le temperature globali”.

Con quali effetti?

“Le isole del Pacifico e l’Australia rischiano l’arrivo di forti ondate di calore e periodi di siccità, mentre le coste del Sud America potrebbero essere colpite da precipitazioni molto intense. Inoltre, El Niño può avere degli influssi indiretti un po’ in tutto il mondo per via delle teleconnessioni atmosferiche. L’Europa potrebbe parzialmente risentirne, anche se in maniera molto indiretta perché c’è l’oceano Atlantico di mezzo. Le nostre previsioni ci dicono che avremo un’estate più calda del normale e le precipitazioni, soprattutto verso la fine della stagione, potrebbero essere abbastanza violente su alcune zone dell’Italia”.

El Niño viene spesso raccontato con toni allarmistici. Perché spaventa tanto?

“La sua forza non è sempre la stessa e quest’anno molto probabilmente sarà molto intenso, il 2026 o il 2027 – ancora non possiamo saperlo – potrebbero segnare un record. Ma preoccuparsi di questo fenomeno è solo una parte della questione. Per usare una metafora, siamo fermi sul gradino di una scala mobile in salita, ovvero il riscaldamento globale di origine antropica. Quando si verifica El Niño saliamo di uno, quando c’è La Niña scendiamo, ma il problema è che la scala mobile continua a salire. La variabilità naturale del clima può amplificare da un anno all’altro gli effetti del cambiamento climatico, ma il vero problema è il trend l’aumento innescato delle temperature dalle azioni dell’uomo”.

A proposito di cambiamento climatico e ruolo dell’uomo, in primavera si è tenuta una conferenza alternativa alle Cop: oltre cinquanta Paesi si sono trovati a Santa Marta in Colombia. Cosa ne è emerso?

“E’ stata importante perché quei 57 Paesi hanno indicato la strada da prendere per effettuare la transizione energetica, rispetto ai meccanismi un po’ ingabbiati dei negoziati internazionali in ambito Onu: spingere dal basso e fare accordi bilaterali, trilaterali o a gruppi. L’economia, come il clima, è un sistema complesso, per cui superata una determinata soglia il costo delle fonti rinnovabili e delle macchine elettriche diventa competitivo rispetto al fossile e all’auto a motore endotermico. Al quel punto, remare contro significa perderci economicamente”.

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