Il libro come “scuola di libertà”: Zaccuri e la sfida di un’editoria che accende domande senza impacchettare risposte

Dal laboratorio vivo della LEV al rifiuto dell'intellettualismo: Alessandro Zaccuri analizza il mandato di Leone XIV agli scrittori, per una parola che sia giogo dolce capace di sollevare l'uomo contemporaneo

A sinistra, Leone XIV incontra gli scrittori. Foto Vatican Media. A destra, Alessandro Zaccuri. Foto Francesco Vitale

In occasione dello storico traguardo dei cento anni della Libreria Editrice Vaticana (LEV), Papa Leone XIV ha ricevuto nei giorni scorsi in udienza speciale i protagonisti dell’editoria, tra scrittori, autori, romanzieri. Un secolo di storia che oggi si proietta verso le sfide della modernità, tra la necessità di abbandonare i linguaggi accademici e l’urgenza di parlare alle periferie del mondo. A margine dell’incontro con il Pontefice, il giornalista e scrittore Alessandro Zaccuri analizza con Interris.it il valore terapeutico e profetico della parola scritta nell’era contemporanea: un dialogo profondo sul ruolo dei libri come “scuola di libertà” e strumenti di speranza di fronte ai drammi della storia, fedeli al mandato del Papa di coltivare una sapienza vicina agli umili e aperta al dialogo con l’umanità ferita.

L’intervista

Cento anni di Libreria Editrice Vaticana, un messaggio importante dalle parole di Leone XIV per tutti gli scrittori e autori ricevuti in udienza. Quale ricordo ti porti?

“L’atmosfera era di grande festa, ma anche di profonda responsabilità. Cento anni non sono un traguardo burocratico, sono un secolo di storia in cui la parola scritta si è fatta veicolo del Magistero. Papa Leone, con la sua consueta spontaneità, ci ha ricordato che l’editoria cattolica non deve essere un “museo di idee”, ma un laboratorio vivo. Ci ha chiesto di non essere autoreferenziali, di non parlare solo a chi è già “dentro” il recinto ecclesiale, ma di saper guardare oltre, verso le periferie esistenziali e culturali. Il suo messaggio è stato chiaro: la pagina scritta deve accendere domande, non solo impacchettare risposte preconfezionate”.

Il Papa insiste molto sulla necessità di comunicare con lo stile “dei piccoli”, con umiltà e accessibilità, rifiutando l’arroganza della dottrina che diventa superbia. Come si traduce questo principio nel lavoro di un editore o di uno scrittore oggi?

“È la grande sfida della ‘sapienza dei piccoli’ di cui parla spesso il Papa. Per un editore come la LEV, o per chiunque scriva oggi di fede, significa abbandonare il linguaggio accademico e polveroso, quella dottrina che degrada in intellettualismo. Non significa banalizzare, tutt’altro. Significa ritrovare la densità della carne, l’umanità. Leone ci chiede una comunicazione che sappia farsi carico delle fatiche dell’uomo contemporaneo, delle sue stanze oscure, della stanchezza. Un libro di ispirazione cristiana oggi deve essere come il “giogo” evangelico: dolce, leggero, capace di sollevare e non di schiacciare il lettore con precetti moralistici”.

Viviamo in un’epoca segnata da conflitti drammatici, tensioni geopolitiche e una forte crisi d’identità. In che modo i libri e la parola scritta possono essere ancora “strumenti di liberazione e speranza”?

“La parola ha un potere redentivo. Il Papa ci ricorda spesso che sotto il flagello della guerra Cristo è speranza, e nella schiavitù è liberazione. La buona editoria ha il compito di illuminare il senso della storia anche nei momenti più bui. Non deve offrire un’ascesi che mortifica la realtà o che fa fuggire dal mondo, ma deve essere una ‘scuola di libertà’. Un libro può essere un faro nella notte: se prende sul serio il dramma della storia, riesce a mostrare che il male non ha l’ultima parola”.

Uno sguardo al futuro. Dopo questo primo secolo, come immagini il cammino della LEV e, più in generale, della narrazione della fede nei prossimi anni?

“Lo immagino come un cammino da percorrere insieme, uniti, proprio come una comunità di discepoli. La scommessa del futuro è l’autenticità. Dobbiamo saper raccontare la verità di Dio e dell’uomo attraverso storie credibili, capaci di parlare anche a chi si sente lontano o escluso. La LEV continuerà ad essere la voce del Papa, certo, ma una voce che dialoga con il mondo. Abbiamo oggi una certezza: la pagina scritta ha ancora un futuro immenso, a patto che rimanga, come ci ha augurato il Santo Padre, un atto di fiducia e di confidenza piena d’amore verso l’umanità ferita.

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