Il dramma dei bambini in guerra: l’UNICEF chiede di fermare le armi subito

Dalle case alle scuole, i luoghi dell'infanzia si trasformano in scenari di morte. L'UNICEF chiede il rispetto del diritto internazionale e la protezione dei più vulnerabili

© UNICEF/UNI767014/Nateel

Ci sono immagini che nessuno dovrebbe mai vedere. Un lettino rimasto vuoto, una scuola trasformata in un cumulo di macerie, una casa che da rifugio diventa trappola mortale. È in questi luoghi, quelli che dovrebbero custodire la vita, che la guerra continua a colpire i bambini. L’ultimo appello dell’UNICEF nasce proprio da questa realtà. Sull’isola di Qeshm, al largo della costa meridionale dell’Iran, un bambino di appena due anni è stato ucciso insieme ai suoi genitori dopo che un attacco ha colpito un edificio residenziale. Altri due bambini sono rimasti feriti. “Le parti in conflitto non dovrebbero normalizzare la sofferenza dei bambini”, denuncia l’agenzia delle Nazioni Unite, ricordando che i più piccoli continuano a morire nelle loro case, nelle scuole e nelle comunità. Un drammatico richiamo affinché il diritto internazionale umanitario venga rispettato e la protezione dell’infanzia torni a essere una priorità assoluta.

Oltre 2.500 bambini uccisi o feriti in Iran

Il conflitto continua a lasciare una ferita sempre più profonda tra i più piccoli. Secondo l’UNICEF, negli ultimi cinque mesi in Iran sono stati uccisi 386 bambini e 2.117 sono rimasti feriti, per un totale di oltre 2.500 vittime infantili tra morti e feriti. Complessivamente, nello stesso periodo, nei sei Paesi coinvolti dall’escalation regionale sono stati registrati più di 4.000 bambini uccisi o feriti. L’agenzia delle Nazioni Unite sottolinea che questi dati rappresentano soltanto i casi verificati e che il bilancio reale potrebbe essere ancora più pesante, mentre le ostilità continuano senza sosta.

I bambini muoiono anche in Bahrein, Israele, Giordania, Kuwait e Libano

La tragedia non si ferma ai confini iraniani. L’UNICEF ricorda infatti che bambini sono stati uccisi o feriti anche in Bahrein, Israele, Giordania, Kuwait e Libano, segno di una crisi che coinvolge l’intera regione. L’organizzazione parla di una generazione che continua a vivere sotto le bombe, privata della sicurezza, dell’istruzione e della possibilità di crescere. In particolare, il Libano continua a registrare un pesante tributo tra i minori, mentre anche negli altri Paesi si contano vittime e feriti tra la popolazione infantile, a dimostrazione di come il conflitto stia colpendo indiscriminatamente i civili.

Papa Leone XIV: “Sospendere gli attacchi e riaprire le vie del dialogo”

Di fronte al moltiplicarsi delle vittime innocenti, Papa Leone XIV ha più volte elevato la sua voce per chiedere la fine delle ostilità. Durante un recente appello per il Medio Oriente ha espresso “profonda preoccupazione per la violenza che continua ad aggravarsi in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente”, ricordando che “molti civili sono recentemente caduti vittime” del conflitto. Il Pontefice ha quindi rivolto un appello alle parti coinvolte: “Esorto tutte le parti a sospendere gli attacchi e a riaprire con urgenza le vie del dialogo e della diplomazia, affinché si giunga senza ritardo alla pace tanto desiderata dall’intera regione”. Ha inoltre chiesto di tornare “a negoziati orientati a una giusta soluzione politica, fondata sull’uguale dignità e sugli uguali diritti di ogni persona”, ribadendo che solo il dialogo può spezzare la spirale della violenza e restituire un futuro ai bambini che oggi sono le prime vittime della guerra.

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