L’intelligenza artificiale sta entrando con sempre maggiore forza nella vita quotidiana dei giovani, trasformando abitudini di studio, modalità relazionali e processi decisionali. Tra opportunità educative e rischi legati a un uso improprio, emerge la necessità di accompagnare le nuove generazioni verso una maggiore consapevolezza digitale. Comprendere come e perché gli studenti utilizzino questi strumenti è fondamentale per orientare famiglie e scuola in un contesto in rapida evoluzione, tra innovazione tecnologica e responsabilità educativa. Interris.it, su questo tema e sui possibili sviluppi, ha intervistato il dott. Claudio Marcassoli, psichiatra e psicoterapeuta.
L’intervista
Dottor Marcassoli, come viene usata l’Intelligenza Artificiale dai giovani? Cosa ci dicono gli studi in merito?
“Le ricerche più recenti evidenziano che oltre i due terzi dei ragazzi tra i 12 e i 19 anni fanno uso abituale dell’intelligenza artificiale, soprattutto per attività scolastiche. Questo strumento sta diventando sempre più presente nella quotidianità degli studenti, in particolare come aiuto per comprendere meglio gli argomenti di studio (57%). Non mancano però alcune criticità: il 69% degli studenti ritiene necessaria una formazione specifica, mentre l’80% chiede regole chiare per l’utilizzo in ambito scolastico. Molti dichiarano di ricorrervi nei momenti di maggiore pressione (56%), considerandola un valido sostegno. Allo stesso tempo, il 61% disapprova l’uso non dichiarato, segno di una certa consapevolezza etica. Interessante anche il fatto che il 54% sarebbe disposto a farne a meno se richiesto dagli insegnanti, mentre il 46% teme che un divieto totale possa rendere più difficile lo studio. Inoltre, sei studenti su dieci riconoscono che un uso scorretto danneggia soprattutto sé stessi, convinzione particolarmente diffusa tra i 14 e i 16 anni. Una minoranza, pari al 13%, non vede rischi, mentre il 9% ritiene che le conseguenze ricadano sugli altri e un ulteriore 9% non esprime un’opinione, indicando una scarsa consapevolezza dei possibili effetti negativi sulla formazione”.
L’IA però non è utilizzata solo a scuola…
“Infatti, il suo impiego va oltre l’ambito scolastico: circa la metà dei giovani la utilizza anche nella vita privata, soprattutto per intrattenimento o per ottenere punti di vista aggiuntivi, talvolta sostituendo il parere di professionisti. Inoltre, il 17% si affida all’intelligenza artificiale quando non ha qualcuno con cui confrontarsi, segno che questi strumenti stanno assumendo anche un ruolo di supporto personale ed emotivo. Questo è molto pericoloso perché, in alcuni casi, se i giovani non sono adeguatamente formati, può portare a danni nel processo di sviluppo e crescita”.
Quali possono essere le conseguenze, positive o negative, di questo utilizzo?
“Se impiegata in modo corretto, l’intelligenza artificiale può semplificare alcune attività e favorire alcuni tipi di apprendimento. Tuttavia, non può rimpiazzare la capacità didattiche e di ragionamento individuale. Esistono anche molti rischi, come la diffusione di informazioni non affidabili o un uso improprio dei dati personali. Per questo motivo è fondamentale che gli adulti, in particolare genitori e insegnanti, accompagnino i giovani nell’acquisizione di competenze critiche, aiutandoli a valutare le informazioni e a proteggere la propria privacy”.
Che ruolo devono assumere le famiglie e la scuola in questo processo?
“Famiglie e istituzioni scolastiche condividono una responsabilità educativa fondamentale. È necessario collaborare per promuovere un approccio consapevole e responsabile all’uso di queste tecnologie, valorizzandone le opportunità ma senza sottovalutarne i rischi. In questo senso, diventa essenziale sviluppare un’educazione digitale completa, capace di guidare i giovani verso un utilizzo maturo e attento di Internet e dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è evitare effetti negativi e garantire che questi strumenti non compromettano il percorso di crescita, che deve restare centrato sulle relazioni autentiche tra ragazzi, insegnanti e famiglie”.

