L’housing sociale rappresenta oggi una risposta concreta e innovativa alle nuove forme di fragilità urbana, offrendo non solo un tetto ma anche percorsi di autonomia e inclusione. Esperienze come “Casa Seneca”, recentemente inaugurata da Fondazione Progetto Arca nel quartiere Baggio, a Milano, dimostrano come sia possibile rigenerare spazi e relazioni, costruendo comunità solidali in cui persone diverse per età e storia convivono e si sostengono reciprocamente. In questo modello, l’abitare diventa occasione di rinascita e dignità, grazie a un equilibrio tra supporto e indipendenza. Un approccio che guarda al futuro delle città, rendendole più eque e accoglienti. Interris.it, in merito a questa esperienza di inclusione, ha intervistato la dott.ssa Costantina Regazzo, direttrice dei servizi di Progetto Arca.
L’intervista
Dottoressa Regazzo, come nasce e che obiettivi ha Casa Seneca?
“Casa Seneca nasce dal desiderio di coniugare diverse esperienze: da un lato l’accoglienza di persone anziane, dall’altro la possibilità di ospitare, nello stesso contesto abitativo, nuclei familiari o persone singole. Il progetto è stato realizzato grazie all’investimento della Fondazione Progetto Arca e al sostegno di numerosi donatori. Ci affascina l’idea che questa struttura, recuperata con attenzione anche agli aspetti ambientali, non sia solo un insieme di abitazioni private, ma anche uno spazio condiviso. Il cortile, ad esempio, è stato pensato come luogo di incontro: con un’area giochi per i bambini e spazi dedicati anche agli adulti e agli anziani, affinché possano sostenersi a vicenda e condividere esperienze di vita”.
Come si inserisce Casa Seneca all’interno delle attività di Fondazione Progetto Arca a favore dei più fragili?
“Per noi è un progetto molto importante, perché rappresenta un contesto in cui persone che hanno già vissuto percorsi difficili – in alcuni casi passando dalla strada alla casa – possono trovare una nuova stabilità. Allo stesso modo, famiglie italiane e straniere che hanno perso la propria autonomia abitativa possono qui ricostruirla. Si tratta di un modello in cui è previsto un contributo da parte degli ospiti, ma la vera forza sta nell’equilibrio tra autonomia e accompagnamento. Le persone arrivano dopo aver già intrapreso percorsi di supporto e qui possono compiere un ulteriore passo verso una reale indipendenza. Questo è il valore aggiunto del lavoro che Progetto Arca porta avanti: dimostrare che, con un piccolo aiuto, è possibile tornare a essere autonomi”.
Guardiamo al futuro: quali sono i vostri auspici per lo sviluppo di questa iniziativa?
“Il nostro auspicio è che si sviluppi una comunità sempre più integrata e solidale. La presenza di monolocali per persone singole e di appartamenti più grandi per famiglie con bambini favorisce una convivenza ricca e dinamica, dove la solidarietà si esprime anche nella quotidianità, negli spazi comuni come il cortile. Ci auguriamo che questo luogo possa diventare un esempio, capace di ispirare altre iniziative simili. Da soli non saremmo riusciti a realizzare un progetto così importante: fondamentale è stato il contributo dell’associazione Seneca di tanti donatori. Grazie a questo impegno condiviso, uno spazio della città è tornato a vivere, diventando non solo bello e accogliente, ma anche un modello di abitare più sociale e comunitario”.

