La transizione ecologica, la lotta al greenwashing e le politiche europee per la sostenibilità rappresentano oggi alcune delle principali sfide per istituzioni, imprese e cittadini per garantire un futuro equo alle nuove generazioni. Accanto alla necessità di tutelare la nostra Casa comune a tutto campo, diventa sempre più urgente affrontare con decisione gli effetti dei cambiamenti climatici, promuovendo innovazione, responsabilità condivisa e una diffusa cultura ambientale. Interris.it, su questi temi, ha intervistato il professor Vanni Resta, docente universitario e ambasciatore italiano dell’European Climate Pact.
L’intervista
Professor Resta, che novità introduce la normativa europea riguardo al contrasto del greenwashing?
“Si tratta di una normativa del 2024 che ha suscitato un ampio dibattito. L’Unione europea l’ha approvata lo scorso anno e l’Italia l’ha recepita nell’aprile scorso. È un risultato significativo, ma il provvedimento presenta anche alcuni aspetti controversi. La disciplina sul greenwashing è stata infatti accorpata a quella sull’obsolescenza programmata, assumendo un carattere più ampio di tutela del consumatore e perdendo in parte la sua specificità nel contrasto alle dichiarazioni ambientali ingannevoli. Resta comunque una riforma importante, che modifica anche il Codice dei contratti pubblici.”
Tra pochi mesi si vedranno le ricadute pratiche…
“Sì. Le ricadute concrete dovranno essere valutate nei prossimi mesi. Dal 27 settembre la normativa diventerà pienamente operativa nel nostro ordinamento e sarà interessante osservarne l’applicazione. È prevedibile un aumento dei ricorsi all’Autorità garante, chiamata a gestire le nuove disposizioni. In ogni caso, ogni intervento che rafforza la tutela dei consumatori rappresenta un passo positivo, pur con alcune luci e ombre.”
In qualità di ambasciatore italiano dell’European Climate Pact, quali sono i suoi auspici in materia di sostenibilità ambientale e tutela dagli effetti dei cambiamenti climatici in Europa?
“Gli effetti dei cambiamenti climatici sono ormai evidenti. Eventi meteorologici estremi, ondate di calore e alluvioni dimostrano che il problema è reale e non può più essere ignorato. L’aumento della concentrazione di anidride carbonica e degli altri gas serra continuerà a produrre conseguenze per molto tempo. Lo spiega efficacemente anche l’esempio proposto dallo scienziato del MIT John Sterman: raggiungere il net zero significa smettere di aggiungere nuovi gas serra, ma quelli già presenti nell’atmosfera continueranno a produrre effetti, proprio come una vasca piena che impiega molto tempo a svuotarsi.”
L’innovazione tecnologica è fondamentale su questo versante…
“Sì. Le più recenti ricerche, comprese quelle basate sui carotaggi dei ghiacci antartici, confermano livelli di CO₂ senza precedenti. Per affrontare questa sfida sarà indispensabile investire nell’innovazione tecnologica, sviluppando materiali e sistemi capaci di assorbire o sequestrare l’anidride carbonica. Anche il carbon farming rappresenta una prospettiva interessante. Tuttavia, il raggiungimento del net zero resta un obiettivo complesso: esistono settori, come il trasporto aereo, nei quali non sono ancora disponibili soluzioni realmente sostenibili su larga scala. Per questo, accanto alla tecnologia, serve un profondo cambiamento culturale.”
Promuovere informazione e sensibilizzazione su questi temi è cruciale…
“Sì. Negli ultimi anni, anche grazie alla Laudato si’ di Papa Francesco, all’Agenda 2030 e all’European Green Deal, la sensibilità verso questi temi è cresciuta. Oggi, però, si avverte il rischio di un calo dell’attenzione, soprattutto tra i più giovani. Per questo è fondamentale continuare a promuovere informazione, formazione e sensibilizzazione, affinché la tutela dell’ambiente rimanga una responsabilità condivisa e non un interesse passeggero.”

