Giovani, precarietà e diritti: come dare voce ai lavoratori più vulnerabili

Le fragilità del mondo del lavoro e le possibili strategie di prevenzione per mettere al centro la dignità delle persone spiegate a Interris.it da Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli

Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli Immagine di Saverio De Giglio

La dignità del lavoro rappresenta uno dei pilastri fondamentali di una società giusta, ma oggi appare sempre più messa alla prova, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. Lavoratori precari, giovani e persone in condizioni di vulnerabilità affrontano occupazioni instabili, salari insufficienti e scarse tutele. In questo contesto, il lavoro rischia di perdere la sua funzione di strumento di emancipazione e inclusione, rendendo urgente un impegno concreto per garantire equità, diritti e reali opportunità di crescita secondo i principi di fraternità e inclusione sanciti dagli insegnamenti racchiusi nella Dottrina Sociale della Chiesa. Interris.it, in riguardo a questi temi, ha intervistato Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli.

L’intervista

Presidente, che significato assume, per le Acli, la tutela dei lavoratori in considerazione delle fragilità sociali che stanno emergendo sempre di più?

“La tutela dei lavoratori è fondamentale. È importante sottolineare il valore del lavoro ma,il periodo che stiamo vivendo, porta con sé anche una certa preoccupazione. Non è un momento facile: il lavoro c’è, ma spesso è sottopagato, fragile, non consente una reale crescita e, di fatto, risulta precario. Negli ultimi anni, tra pandemia, guerra in Ucraina e tensioni internazionali legate anche al petrolio, si sono susseguiti shock che hanno messo a dura prova il sistema. L’aumento dei prezzi ha inciso profondamente sulle famiglie e oggi il lavoro, troppo spesso, non garantisce più un reddito dignitoso. Il mondo lavoro è importantissimo, ma deve essere visto con uno sguardo realistico: sta crescendo il fenomeno del lavoro povero e manca un piano strutturale per superare questa precarietà”.

In che modo siete impegnati per affermare la dignità dei lavoratori e sostenerne l’inclusione?

“Questa è la missione fondamentale dell’associazione. Da anni insistiamo sul tema del salario dignitoso, inteso non solo come retribuzione oraria, ma come insieme di diritti e strumenti di welfare che contribuiscono a una vita dignitosa. È essenziale che i contratti di lavoro siano adeguati e rappresentativi, e che non siano subordinati alle sole logiche di mercato, ma orientati alla tutela dei diritti. In alcuni settori, come quello della logistica, permangono dubbi sulla reale dignità delle condizioni lavorative. Il nostro impegno è dare voce a chi è in difficoltà, ma anche ai giovani. Nelle scuole Enaip formiamo circa 18 mila ragazzi, molti dei quali recuperano percorsi scolastici interrotti e acquisiscono competenze professionali spendibili nel mercato del lavoro”.

La vostra azione si articola su diversi livelli..

Accanto alla formazione, portiamo avanti un’azione di denuncia: i Giovani delle Acli hanno promosso la campagna ‘POI VEDIAMO’ – Stop lavoro nero’ la quale, attraverso una piattaforma, consente di segnalare situazioni di sfruttamento: contratti irregolari, tirocini non formativi, precarietà prolungata senza reali prospettive di stabilizzazione. Il nostro lavoro si sviluppa quindi su più livelli: studio, denuncia e proposta, insieme all’assistenza concreta attraverso i nostri servizi, dalla formazione al patronato”.

Guardiamo al futuro: quali sono i vostri auspici su questi temi?

“L’auspicio principale è la costruzione di una forte alleanza tra sindacati, imprese e istituzioni. Il mercato del lavoro oggi offre opportunità, ma spesso con redditi insufficienti. Non servono incentivi frammentati, ma una riforma strutturale. Le riforme richiedono dialogo e collaborazione per affrontare una fase di stagnazione economica. È necessario anche ripensare l’uso delle risorse pubbliche: meno bonus e più investimenti strutturali sul lavoro. Serve inoltre una riforma fiscale equa”.

La giustizia sociale assume un valore importante..

Si, oggi il lavoro è fortemente tassato, mentre altre forme di ricchezza lo sono meno. È importante intervenire sulle rendite finanziarie, immobiliari e sulle grandi eredità, in un’ottica di giustizia sociale. Nei prossimi anni si prevede un enorme trasferimento di ricchezza: è fondamentale che contribuisca al bene collettivo. La tassazione non è un peso ingiusto, ma uno strumento di equità. L’obiettivo è chiaro: favorire una redistribuzione che sostenga i lavoratori, migliori i salari e rafforzi il welfare, pilastro essenziale del nostro sistema sociale”.

 

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