Giovani e uso dell’Ia: spirito critico e presenza umana

Valerio Carfagna, componente dello Youth Advisory Board dell’Unicef, riflette con Interris.it sul rapporto dei ragazzi con la tecnologia

A sinistra: Valerio Carfagna del Youth Advisory Board dell'Unicef. Foto Lorenzo Cipolla. A destra: Foto di Julie Ricard su Unsplash

Noi plasmiamo l’intelligenza artificiale e, in risposta, lei plasma noi. Per questo uomini e donne, giovani e adulti, devo utilizzare la tecnologia come uno strumento a supporto della menta umana, che è dinamica, feconda e creativa, senza mai abdicare al proprio senso critico né rivolgersi a lei come il surrogato di una persona. Per questo i “nativi digitali” e i “grandi” hanno bisogno l’uno della presenza, pienamente umana, dell’altro, lungo il percorso. Sono alcune delle riflessioni che Valerio Carfagna, 18 anni, membro Youth Advisory Board (Yab), l’organismo consultivo di partecipazione giovanile promosso da Unicef, ha condiviso con Interris.it sul rapporto tra giovani e digitale a margine del dibattito “Ragazzi connessi, diritti e salute nell’ambiente digitale”.

Voce ai giovani

Il question time tenutosi a Palazzo San Macuto è stata un’occasione per dare ai giovani riconoscimento, spazio e voce. Le ragazze relatrici e i ragazzi relatori hanno rivolto domande a esperte ed esperti su dipendenza online, Ia, social media, fake news e odio online. “Momenti di partecipazione giovanile come questo sono fondamentali. E’ una possibilità concreta non solo di far sentire la nostra voce, ma anche di raccontare quali sono le attività che svolgiamo sui diversi temi, tra cui anche l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e il suo impatto sui giovani”. “Uno dei miei punti fermi è quello di unire la passione delle idee alla vita”, aggiunge, “fare sì che non restino parole ma si tramutino in fatti”.

Scatola virtuale

Viene da chiedersi i giovani immaginino un’evoluzione dell’Ia. Carfagna risponde: “Noi nasciamo con l’intelligenza artificiale, tutto risiede in come la plasmiamo – perché allo stesso tempo lei ci plasma, in risposta”. “Dobbiamo pensarla come una ‘scatola virtuale’ che riempiamo ed educhiamo. Sempre tenendo da conto che è un processo evolutivo, a cui non dobbiamo attribuire delle responsabilità in modo fugace”.

La presenza umana

I giovani e i giovanissimi non sono soli nel loro percorso di crescita. Insieme a loro ci sono gli adulti di riferimento, come i genitori. Se i primi sono “nativi digitali”, essendo nati dell’era di Internet e venendo esposti fin dall’infanzia alla tecnologia, i secondi invece devono adattarsi in corsa. L’educazione digitale è fondamentale per entrambi, per proteggere da iperconnessione e dipendenze, rendersi conto dei rischi presenti nel mondo virtuale e imparare a sfruttare positivamente le opportunità consentite dal mezzo. “Gli adulti devono essere al fianco dei ragazzi senza essere giudicanti, ma con uno sguardo critico sulla realtà. C’è bisogno di una vera presenza umana”, sottolinea Carfagna.

Etica e IA

Una sottile angoscia pervade spesso ogni discorso sull’intelligenza artificiale: sostituirà quella umana? Uscendo dall’ombra del timore e parlandone alla luce della realtà, Carfagna osserva che la tecnologia deve funzionare da supporto, non prendere il nostro posto. “Abbiamo una mente dinamica, creativa, feconda e l’intelligenza artificiale deve essere utilizzata come un aiuto o anche come occasione di confronto, ma non dobbiamo mai perdere la nostra personalità e il nostro senso critico”. “Quando sentiamo di ragazzi che si confidano con l’IA come fosse il surrogato di una persona, più che di tecnologia dobbiamo considerare se si sta facendo un uso etico di questo strumento”, conclude.

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