Il contrasto allo spreco alimentare rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per coniugare sostenibilità ambientale e giustizia sociale. Recuperare le eccedenze e restituire valore al cibo significa ridurre l’impatto sul pianeta e sostenere chi vive in condizioni di fragilità. In un contesto segnato da disuguaglianze crescenti e crisi climatica, diventa fondamentale promuovere modelli più responsabili e solidali lungo tutta la filiera agroalimentare. Interris.it, su questo tema, in occasione della Giornata Zero Waste, ha intervistato Giuliana Malaguti, responsabile comunicazione di Fondazione Banco Alimentare ETS.
L’intervista
Dottoressa Malaguti, che significato ha, per voi, la Giornata Zero Waste?
“Per noi questa giornata è strettamente legata al tema delle eccedenze nella filiera agroalimentare a scopo sociale, quindi alla lotta contro lo spreco. Attraverso la nostra attività di recupero evitiamo che cibo ancora buono venga scartato dal mercato per ragioni spesso legate a fattori estetici, al packaging danneggiato, a imperfezioni di colore o di grammatura, oppure perché fuori stagione o semplicemente meno richiesto. Si tratta di prodotti che non hanno perso qualità o salubrità, ma che rischiano di diventare rifiuti, perdendo così la loro funzione originaria: nutrire le persone”.
Spreco alimentare e impatto ambientale spesso sono concomitanti..
“Viviamo infatti un grande paradosso: circa un terzo del cibo prodotto a livello globale diventa spreco, generando oltre tre miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente. Lo spreco alimentare ha quindi un impatto ambientale significativo, contribuendo al cambiamento climatico e al degrado dei territori, soprattutto nelle aree in cui si concentrano le discariche. Questa giornata rappresenta per noi un’occasione importante per richiamare l’attenzione del grande pubblico su questi temi e sui valori che guidano il nostro impegno quotidiano: l’aiuto alimentare e la lotta allo spreco”.
In che modo il Banco Alimentare unisce sostenibilità e aiuto alle persone in difficoltà?
“Per il Banco Alimentare la sostenibilità si declina in tre dimensioni: sociale, economica e ambientale. Dal punto di vista sociale, recuperiamo eccedenze alimentari e le trasformiamo in risorsa, ridistribuendole a chi vive in condizioni di povertà alimentare. In questo modo, il cibo destinato allo smaltimento trova una seconda vita e diventa un’opportunità concreta di aiuto. Questo approccio si inserisce anche in una logica di economia circolare, perché valorizza risorse già disponibili e contribuisce a rendere più resiliente l’intera filiera agroalimentare, dal campo alla tavola. Il paradosso globale è evidente: circa 800 milioni di persone soffrono la fame, mentre un terzo del cibo prodotto viene sprecato”.
Tutto ciò acuisce le disuguaglianze sociali..
“Si, ci troviamo di fronte a una contraddizione inaccettabile, che accentua le disuguaglianze sociali, dato che lo spreco è più diffuso nelle fasce benestanti, mentre quelle più fragili affrontano difficoltà nell’accesso al cibo. Sul piano economico, lo spreco alimentare genera costi rilevanti. Gli alimenti inutilizzati diventano rifiuti, con spese di smaltimento che gravano sia sui produttori sia sulle comunità. Inoltre, lungo la filiera si registra una perdita di reddito, soprattutto per gli agricoltori e gli operatori del settore primario”.
L’impatto ambientale è molto pesante..
“Si, l’impatto ambientale è significativo: lo spreco e il suo smaltimento producono emissioni di gas serra, contribuendo al cambiamento climatico e all’inquinamento. In Italia, ad esempio, siamo tra i Paesi europei con maggiori livelli di spreco, preceduti solo da Germania e Francia. L’“Overshoot Day”, ovvero il giorno in cui il nostro Paese esaurisce le risorse naturali disponibili per l’intero anno, cade già l’11 maggio: in soli 121 giorni consumiamo ciò che dovrebbe bastare per dodici mesi. Nel 2023 il Banco Alimentare ha recuperato circa 45mila tonnellate di cibo, evitando lo spreco e contribuendo a ridurre le emissioni di circa 80mila tonnellate di CO₂ equivalente. È una goccia nel mare, ma rappresenta un contributo concreto e significativo”.
Quali sono i vostri auspici per il futuro? Che messaggio vorreste lanciare in occasione di questa giornata?
“Dal 2020 osserviamo un aumento dell’insicurezza alimentare, che coinvolge sempre più famiglie, comprese quelle con un reddito da lavoro. Molte persone, pur lavorando, faticano ad arrivare a fine mese e a garantirsi un’alimentazione adeguata. In questo contesto, è importante richiamare le parole di Papa Francesco, che ha più volte denunciato la ‘cultura dello scarto’. Lo spreco non può essere l’eredità che lasciamo alle future generazioni, mentre una parte dell’umanità resta in silenzio e in difficoltà. Il nostro auspicio è che si rafforzi una responsabilità condivisa. Combattere lo spreco significa anche cambiare il nostro sguardo: sul cibo, sulle persone e sull’ambiente. Dobbiamo sentirci meno padroni delle risorse e più custodi, consapevoli della necessità di preservarle per il futuro. Solo così potremo lasciare un’impronta più leggera sul pianeta e contribuire a costruire una società più giusta e sostenibile”.

