Giornata mondiale delle competenze giovanili: il futuro passa da lavoro e diritti

In occasione delle Giornata mondiale delle competenze giovanili Interris.it ha intervistato Simone Romagnoli, segretario nazionale dei Giovani delle Acli

Simone Romagnoli, foto di Simone Romagnoli, per gentile concessione

Promuovere le competenze dei giovani significa investire sul futuro del lavoro, dell’economia e della società. Eppure, in Italia, molti ragazzi continuano a fare i conti con precarietà, salari insufficienti e difficoltà nel vedere riconosciuto il proprio percorso di studi e le competenze acquisite. In occasione della Giornata mondiale delle competenze giovanili Interris.it ha intervistato Simone Romagnoli, segretario nazionale dei Giovani delle Acli.

L’intervista

Romagnoli, nel 2014 l’ONU ha istituito la Giornata mondiale delle competenze giovanili con l’obiettivo di riconoscere e promuovere l’accesso dei giovani al lavoro. Quali sono, a suo parere, le condizioni lavorative dei giovani italiani?

“Partiamo da una constatazione che ripetiamo spesso: in Italia abbiamo giovani competenti, formati e, sempre più frequentemente, con esperienze internazionali. Eppure, il mercato del lavoro fatica ancora a riconoscere e valorizzare queste competenze”.

Cosa ci dicono i dati in merito?

“I dati generali sull’occupazione non sono negativi, ma se osserviamo la situazione dei giovani emerge una realtà ancora molto fragile. Nel 2025 il tasso di occupazione giovanile resta sotto il 45%, contro una media europea vicina al 60%. Inoltre, circa il 30% dei giovani occupati vive condizioni di vulnerabilità, tra part-time involontario, contratti a termine e lavoro povero”.

Molti giovani svolgono un lavoro sovra qualificato..

“Esatto, qui c’è un ulteriore paradosso: mentre molte imprese dichiarano di non trovare le competenze di cui hanno bisogno, quasi un laureato su quattro svolge un lavoro per cui è sovra qualificato o non coerente con il proprio percorso di studi. Il problema non riguarda solo la formazione, ma soprattutto l’incontro tra formazione e lavoro e la qualità dell’occupazione. I giovani chiedono un lavoro che permetta di vivere, costruire una famiglia, trovare una casa e diventare autonomi. Se un impiego non consente di immaginare il proprio futuro, non può dirsi pienamente dignitoso”.

In che modo i Giovani delle Acli sono impegnati per promuovere un mondo del lavoro più degno e inclusivo per i giovani?

“Come Giovani delle Acli cerchiamo innanzitutto di ascoltare e dare voce a ciò che spesso resta invisibile. Sul tema del lavoro portiamo avanti la campagna ‘Poi vediamo: Stop al lavoro nero’, nata dalle testimonianze di tanti giovani impiegati soprattutto nel turismo, nella ristorazione e nel lavoro stagionale, dove il primo ingresso nel mondo del lavoro coincide spesso con contratti irregolari, salari bassi, orari non dichiarati e ricattabilità. Il lavoro nero non è solo evasione fiscale: significa negazione di diritti, sicurezza e contributi, oltre a cancellare un’esperienza dal curriculum”.

A ciò si aggiungono la attività di formazione e la promozione delle loro istanze..

“Accanto alla denuncia promuoviamo formazione, consapevolezza dei diritti e partecipazione, anche attraverso il servizio civile, che non può essere considerato un’alternativa al lavoro, ma un’esperienza di cittadinanza attiva. Infine, portiamo queste istanze nelle istituzioni attraverso attività di confronto e advocacy, promuovendo salario dignitoso, contrasto alla precarietà, sicurezza, formazione continua, conciliazione tra vita e lavoro e riconoscimento delle competenze maturate nel volontariato”.

Quali sono i suoi auspici per il futuro su questi temi?

“L’auspicio è che si smetta di parlare dei giovani solo come persone da formare e si inizi a considerarli persone da ascoltare e responsabilizzare. Le competenze non sono soltanto tecniche o digitali: comprendono anche la capacità di collaborare, prendersi cura degli altri, leggere la complessità e partecipare alla vita democratica”.

Che messaggio vorrebbe lanciare in occasione della Giornata che stiamo vivendo?

“Dobbiamo prepararci ai lavori del futuro, ma anche chiederci quale futuro e quale lavoro vogliamo costruire. Ai giovani non si può chiedere di diventare sempre più competenti per adattarsi a un Paese più povero: dobbiamo rendere il lavoro abbastanza dignitoso da meritare le loro competenze. Un Paese che spreca il talento dei propri giovani rinuncia a una parte del proprio futuro”.

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