Ridurre le perdite e gli sprechi alimentari significa tutelare risorse, ambiente e persone. La Giornata Internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, che stiamo celebrando, richiama l’attenzione su un fenomeno che coinvolge l’intera filiera, dal campo alle nostre tavole. Un appuntamento che invita a riflettere sulle conseguenze delle abitudini quotidiane e sulla necessità di promuovere comportamenti più responsabili. Per Banco Alimentare rappresenta anche un’occasione per rilanciare una missione quotidiana: recuperare le eccedenze e trasformarle in aiuto concreto. Interris.it, su questo tema, ha intervistato la dott.ssa Giuliana Malaguti, responsabile comunicazione di Fondazione Banco Alimentare ETS
Che significato riveste, per voi, la Giornata Internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari?
“Il 29 settembre si celebra la settima Giornata Internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, istituita nel 2019 dalle Nazioni Unite, che hanno indicato nella riduzione delle perdite lungo tutta la filiera, dal campo alla tavola, un obiettivo strategico. Anche l’Agenda 2030 dedica a questo tema il target 12.3, che punta a dimezzare entro il 2030 lo spreco alimentare globale pro capite. Per Banco Alimentare questa giornata è particolarmente importante perché richiama un tema che rappresenta la nostra mission dal 1989: recuperare le eccedenze alimentari e destinarle a chi ne ha bisogno”.
La consapevolezza è molto importante.
“Esatto. La parola chiave è ‘consapevolezza’, perché dobbiamo comprendere l’impatto delle nostre abitudini sulle comunità e sul pianeta. Il cibo che finisce nelle discariche contribuisce inoltre alle emissioni di gas serra e quindi al cambiamento climatico. Nel 2025, insieme alle 21 organizzazioni Banco Alimentare regionali, abbiamo recuperato circa 47.000 tonnellate di alimenti, evitando oltre 85.000 tonnellate di CO2. Un risultato che, per dare un’immagine concreta, equivale a più di 183.000 viaggi in aereo da Milano a Bruxelles.
Recentemente avete ideato l’app “Take Eat Seriously – Don’t play with food!”. Di cosa si tratta?
Ogni anno in Europa vengono sprecate 58 milioni di tonnellate di cibo, circa 130 chili per abitante. Secondo Eurostat, in Italia arriviamo a circa 98 chili pro capite. Un dato che colpisce ancora di più se confrontato con gli oltre 42 milioni di persone che non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni. Circa metà degli alimenti gettati viene dalle nostre case. Banco Alimentare recupera le eccedenze degli operatori professionali, mentre in ambito domestico possiamo intervenire soprattutto attraverso l’educazione e strumenti che favoriscano comportamenti più responsabili. Da qui nasce ‘Take Eat Seriously – Don’t play with food!’, sviluppata con il Politecnico di Milano e ShareTech e finanziata dalla Commissione Europea. È gratuita e attualmente coinvolge Milano, Roma e Catania”.
La tecnologia può darci un supporto concreto.
“Certo. L’app permette di registrare quotidianamente gli alimenti buttati e la ragione, restituendo l’impatto ambientale ed economico delle nostre azioni. Aiuta anche a distinguere la data di scadenza dal termine minimo di conservazione: la confusione tra ‘scade il’ e ‘preferibilmente entro’ è infatti una delle cause del fenomeno domestico. Propone inoltre ricette per utilizzare i prodotti prossimi alla scadenza, aiutandoci a valorizzare ciò che abbiamo nel frigorifero e nella dispensa”.
Quali sono i vostri auspici per il futuro sui temi della sensibilizzazione sugli sprechi alimentari?
“Per chi, come Banco Alimentare, si occupa di aiuto alimentare, questa è una questione etica, economica e ambientale. Dobbiamo cambiare stile di vita e assumere maggiore responsabilità nei confronti delle generazioni future. Il 3 maggio 2026 l’Italia ha raggiunto l’Overshoot Day, il giorno in cui ha esaurito il proprio budget annuale di risorse naturali. In 123 giorni abbiamo consumato la quota che avremmo dovuto utilizzare nell’intero anno, entrando in una condizione di debito ecologico”.
I comportamenti quotidiani di ognuno di noi sono rilevanti.
“Esattamente. La sensibilizzazione deve quindi partire dai comportamenti quotidiani. L’app può aiutarci proprio in questo: capire quanto buttiamo, individuarne le cause e modificare gradualmente le nostre abitudini. La tutela delle risorse passa anche dalle scelte che compiamo ogni giorno nelle nostre case”.

