Fumarola (CISL): “Un patto della responsabilità per rimettere la persona al centro del lavoro”

Contrattazione di prossimità per una genitorialità condivisa, la leader della CISL Daniela Fumarola traccia le linee per un welfare che difenda le aspirazioni di ogni cittadino

A sinistra, Daniela Fumarola. Foto Francesco Vitale. A destra, Foto di Nathan Dumlao su Unsplash

Il lavoro come strumento di realizzazione e non come ostacolo alla vita familiare, il contrasto alla denatalità e la tutela delle fasce più deboli della popolazione. Al terzo Festival dell’“Umano Tutto Intero”, Daniela Fumarola, segretaria generale aggiunta della CISL, lancia a Interis.it un appello per un nuovo “patto della responsabilità” che rimetta la persona al centro delle dinamiche economiche del Paese. Attraverso la leva della contrattazione di prossimità e il potenziamento dei servizi sociali, la leader sindacale traccia le linee guida per superare la crisi della genitorialità e l’isolamento dei giovani, stretti tra i ritmi frenetici del mercato e le insidie del precariato virtuale. Fumarola spiega come la qualità dell’occupazione e il sostegno alla non autosufficienza rappresentino non un costo, ma il vero investimento strategico per il futuro dell’Italia.

L’intervista

L’attenzione alle fragilità – in particolare alle famiglie e agli ultimi – serve a garantire che nessuno debba rinunciare alle proprie aspirazioni. In questo contesto, quanto diventa decisivo il ruolo della contrattazione sindacale?

“È importantissima. Il nostro obiettivo deve essere quello di permettere a tutte le famiglie di vivere una vita dignitosa. Questo significa, prima di tutto, partire dal valore del lavoro: dobbiamo aiutare coloro che vivono una condizione di fragilità e supportare l’intera collettività affinché non scivoli verso il basso, ma evolva verso una condizione migliore. Penso, ad esempio, alla necessità assoluta di stare vicini alle persone non autosufficienti. Per questo motivo la CISL ribadisce con forza l’urgenza di individuare risorse stabili a supporto della non autosufficienza. Al contempo, dobbiamo puntare sulla qualità del lavoro per consentire a giovani e donne di realizzarsi, garantendo a chi è già nel mercato del lavoro di non essere costretto a uscirne, come purtroppo accade ancora oggi a molte donne dopo la nascita del primo figlio”.

Oggi i tempi della vita e dell’occupazione sono profondamente cambiati rispetto al passato. Gli orari rigidi sono saltati e, molto spesso, il lavoro “insegue” le persone fin dentro le mura domestiche, condizionando i ritmi della famiglia e dei figli. Come si può recuperare una stabilità lavorativa senza sacrificare i desideri personali?

“Bisogna agire contemporaneamente su due leve fondamentali. La prima si attiva direttamente nei luoghi di lavoro attraverso quella che noi definiamo una contrattazione decentrata, cioè di prossimità, capace di leggere e interpretare i bisogni reali delle persone. Questo è essenziale soprattutto per le donne, sulle quali grava ancora quasi interamente non solo l’impegno professionale, ma anche il lavoro di cura e la gestione della genitorialità. Per noi genitorialità deve fare rima con condivisione, e la contrattazione aziendale deve agevolare questo percorso. La seconda leva, invece, si attiva al di fuori del mercato del lavoro: è lo Stato, insieme alle istituzioni, che deve creare una rete di servizi sociali a supporto delle fragilità, per evitare che le persone si trovino davanti a rinunce forzate”.

Spesso le future generazioni appaiono smarrite nel mondo virtuale e sempre meno inclini alle relazioni sociali reali, dinamica che finisce per influenzare negativamente anche il mondo professionale. Come si possono aiutare a recuperare i rapporti interpersonali?

“Se non invertiamo questa rotta, continueremo a perdere persone, a perdere capacità e a disperdere preziose professionalità. La risposta a questo isolamento digitale non può essere frammentata, ma deve essere unanime. È esattamente qui che si inserisce la nostra proposta di un ‘patto della responsabilità’: un’alleanza strategica che si deve realizzare nel Paese per dare una vera prospettiva di futuro e di sviluppo all’Italia, partendo proprio dalle relazioni umane”.

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