“La pazienza è la virtù dei forti” è il nuovo libro di fra Emiliano Antenucci, rettore del santuario della Madonna del Silenzio, in Abruzzo, nominato Missionario della Misericordia da Papa Francesco. Un libro con un focus su questa virtù umana e cristiana, la cui etimologia può avere un duplice significato: sofferenza per qualcosa di importante, ma anche passione.
L’arte di chi si allena per la vita
Fra Emiliano, intervistato da Interris.it, spiega che la pazienza “è l’arte dei contadini, dei saggi, dei santi, dei monaci, dei samurai. E’ l’arte di chi si allena ogni giorno per la vita. Il nostro mondo predica la velocità, ci induce a pensare che sia necessario essere sempre connessi – spiega il frate cappuccino -. La pazienza diventa quindi un’opportunità per ‘scardinare’ il tempo. Santa Teresa d’Avila diceva: ‘Con la pazienza si ottiene tutto‘. La pazienza è una forza che trasforma e modella”.
Imparare ad essere pazienti
Ma dobbiamo imparare ad essere pazienti: è una virtù che va esercitata. “Pensiamo a quanta pazienza Dio ha avuto con noi: dobbiamo prendere esempio da lui ed imparare ad essere pazienti prima con noi stessi e poi con gli altri, come diceva San Francesco di Sales. Avendo pazienza e pregando, i frutti si ottengono. Pensiamo al perdono: non è un percorso automatico, è un’arte di pazienza”.
Allenarsi alla pazienza
Ma come si allena la pazienza? Nel suo libro edito da Città Nuova, fra Emiliano fa una sintesi della sua esperienza personale ma anche della saggezza popolare e propone diversi consiglio. “Prima di tutto dobbiamo prendere esempio da Dio, perché è paziente e lendo all’ira. Ecco allora che la preghiera ci viene in aiuto nel saper aspettare, nel meditare e riflettere con calma su ogni decisione – afferma fra Emiliano -. La pazienza è quella goccia che, giorno dopo giorno, scava la roccia. E’ questa l’immagine a cui dovremmo ispirarci per la nostra vita: noi siamo la roccia e Dio è la goccia di acqua che pian piano riesce ad ammorbidire il nostro cuore”.
Un giorno senza sole
Fra Emiliano sottolinea come oggi si preghi troppo poco. “Anzi, si fanno troppe ‘chiacchiere’ sulla preghiera. Proviamo a spegnere il cellulare e ad accendere il nostro cuore – ha aggiunto -, perché la preghiera è silenzio, è ascoltare Dio che parla dentro di noi. Un giorno, una persona chiese a un sacerdote: ‘Cosa succede se un giorno non celebra la messa?’. Il sacerdote rispose: ‘Sarebbe come un giorno senza sole’. Dobbiamo imparare a riscaldarci di più al sole di Dio. Prediamo esempio da un Servo di Dio, don Oreste Benzi, sacerdote riminese che ha dato vita all’associazone Comunità Papa Giovanni XXIII. Quando andava in visita nelle case famiglia, era solito dire alle persone che incontrava: ‘Prima vado a salutare il padrone di casa‘. E quindi entrava nella cappellina, si raccoglieva in preghiera e, poi, era pronto per affrontare tutto il resto”.

