Federica Brignone: “Le verità di Leone XIV sono un bagaglio per la vita, non si vince mai da soli”

Dall'emozione dell'incontro in Vaticano al ricordo di Milano-Cortina: Federica Brignone racconta i valori della squadra e il suo percorso interiore verso la piena forma fisica

a sinistra Federica Brignone. Foto Francesco Vitale. A destra, Federica Brignone in visita al Dispensario di Santa Marta. Foto Vatican Media

La campionessa azzurra Federica Brignone, dopo il recente incontro con Papa Leone XIV, si racconta a Interris in un dialogo che intreccia sport, etica e spiritualità. Profondamente colpita dal carisma e dalla gentilezza del Pontefice, la sciatrice riflette sull’importanza del lavoro di squadra e sul rifiuto di ogni eccesso, sottolineando come la vittoria sia il frutto di una “semina” costante. Tra la gestione dell’infortunio e il ricorso alla meditazione, emerge il ritratto di un’atleta che vede nel rispetto e nella correttezza non solo una regola agonistica, ma un vero e proprio stile di vita essenziale per affrontare le prossime sfide olimpiche

L’Intervista

Federica, partiamo dall’emozione dell’incontro con il Santo Padre. Cosa ha significato per te essere qui e ascoltare le parole del Papa in una cornice così suggestiva?

“È stato incredibile. Sono almeno venti minuti che continuo a guardarmi intorno, guardo in su e quasi non vedo dove metto i piedi, nonostante anche il terreno qui sia bellissimo. Più che una semplice emozione, direi che è stata una giornata che ti lascia dentro qualcosa di concreto: le sue parole, il suo discorso, i valori che ha espresso sono verità che ti porti dietro. È questa la cosa più bella: tornare a casa con un bagaglio di riflessioni profonde”.

Il Papa ha parlato dell’importanza del gioco, dei sacrifici e della squadra. Quanto contano questi messaggi per te e cosa vorresti trasmettere alle future generazioni?

“Sottoscrivo tutto. Mi ha colpito molto quando ha detto che non si vince mai da soli: si vince con una squadra, con un gruppo e con un ideale condiviso. Il successo non nasce dal caso o da una singola giornata fortunata, ma da un lavoro continuo. Un altro passaggio che ho apprezzato riguarda il limite: non bisogna eccedere o “cedere” andando oltre il consentito, perché l’eccesso non è mai funzionale. E poi, vederlo dedicare trentacinque minuti a stringere la mano a tutti, con una gentilezza incredibile, è stato un esempio straordinario di umanità”.

Pensando alla tua carriera e alle prossime sfide olimpiche, qual è il desiderio o l’emozione più forte che senti in questo momento?

“È una domanda difficile. Se devo essere sincera, in questo istante il mio primo desiderio sarebbe quello di guarire del tutto, anche se so che ci vuole ancora un po’ di tempo e pazienza”.

Nello sport di alto livello la testa conta quanto le gambe. Quanto spazio dai alla meditazione e alla cura della tua dimensione interiore?

“Moltissimo. Sono una persona che medita molto e utilizza diverse tecniche per mantenere l’equilibrio. Credo fermamente nel principio che nella vita si raccolga ciò che si semina. Non semino qualcosa per avere un ritorno immediato; è un percorso che dura tutta la vita. Per questo cerco di essere sempre una persona corretta e rispettosa: non è solo uno sforzo, è proprio il mio stile di vita. Ed è per lo stesso motivo che pretendo altrettanta correttezza e rispetto nei miei confronti”.

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