Estate e benessere mentale: come aiutare i giovani 

Il professor Giovanni Di Mauro (SIPPS) analizza i rischi legati alla perdita di routine estiva nei più giovani, tra sbalzi d’umore, isolamento e uso eccessivo dei social, evidenziando l’importanza del ruolo di famiglia, comunità e attività strutturate

A sinistra: Giovanni Di Mauro, foto gentilmente concessa. A destra: Foto di Dim Hou da Pixabay

Con la fine dell’anno scolastico, la quotidianità di bambini e adolescenti cambia radicalmente: niente più sveglie mattutine, compiti da consegnare o impegni strutturati. Se per gli adulti l’estate è spesso sinonimo di relax, per i più giovani può rappresentare un momento di noia, di sregolatezza che, se non gestito con equilibrio, potrebbe influire negativamente sul benessere psicofisico.

L’intervista

Interris.it ne ha parlato con il professor Giovanni Di Mauro, presidente della SIPPS – Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, che ci ha guidato tra i rischi e le opportunità della pausa estiva, sottolineando il ruolo chiave della famiglia e della comunità nel garantire una crescita serena, anche lontano dai banchi di scuola.

Presidente, quanto conta davvero la routine nel benessere psicologico di bambini e adolescenti?

“Il nostro organismo funziona meglio quando segue una routine. L’essere umano è biologicamente predisposto alla regolarità: basti pensare all’ormone della crescita, fondamentale durante l’infanzia, che viene prodotto soprattutto nelle prime ore del sonno notturno. Durante l’estate, la mancanza di una struttura può alterare i ritmi fisiologici, incidendo negativamente sul sonno, sull’alimentazione e sull’umore stesso. Dal punto di vista psicologico, il benessere è strettamente connesso a pasti regolari, sonno di qualità e tempo trascorso all’aria aperta. Quando questi elementi vengono meno, come accade spesso in estate, il rischio è quello di generare malessere, spossatezza e sbalzi emotivi. Nel caso degli adolescenti poi, il problema si accentua. Andare a letto molto tardi crea un debito di sonno che non si recupera facilmente, e anche l’umore e la capacità di vivere esperienze positive ne risentono”.

Si parla spesso di “noia creativa”. Quando è sana e quando diventa un segnale d’allarme?

“La noia creativa è quella che permette di staccare, riflettere e dare spazio al pensiero. È una pausa fertile che può stimolare immaginazione e introspezione. Diverso è quando la noia degenera in apatia, isolamento o uso eccessivo di smartphone e social: in questi casi non parliamo più di creatività, ma di un rifugio passivo, che può mascherare una carenza di relazioni sociali. Per i più piccoli, poi, l’utilizzo del cellulare è fortemente sconsigliato. Non dovrebbe mai diventare un’ baby-sitter digitale’. I bambini hanno bisogno di interazione, gioco e stimoli reali, non di uno schermo”.

Durante l’estate, i social network diventano più un rifugio o un fattore di stress?

“All’inizio, i social possono sembrare una forma di socializzazione, ma in realtà non sostituiscono mai la comunicazione reale. Parlare dal vivo, con tutto ciò che comporta, emozioni, tono di voce, linguaggio del corpo, è fondamentale per costruire relazioni autentiche. I genitori dovrebbero osservare se i figli tendono a isolarsi, a rimanere chiusi in camera, a evitare momenti di condivisione come i pasti o le uscite con gli amici. Se un adolescente preferisce sempre lo schermo al contatto umano, potrebbe essere un segnale di disagio”.

Quali segnali dovrebbe osservare una famiglia per accorgersi che l’estate sta avendo un impatto negativo sulla salute mentale del proprio figlio?

“Un umore instabile, che oscilla tra momenti di tristezza e scoppi di rabbia, rappresenta un primo campanello d’allarme. Esistono poi, anche segnali più sottili e meno immediati da interpretare, come il progressivo isolamento, la tendenza a restare chiusi in camera e la mancanza di voglia di uscire o socializzare. Altri indicatori possono essere la perdita di appetito o, al contrario, un comportamento alimentare compulsivo, come l’iperfagia emotiva. Anche la mancanza di partecipazione ai momenti familiari, come i pasti, o cambiamenti nelle modalità comunicative con i genitori, sono elementi da non sottovalutare. In generale, ogni modifica improvvisa e significativa nelle abitudini quotidiane del ragazzo dovrebbe essere considerate come un segnale utile per intervenire con attenzione e sensibilità”.

Che ruolo possono avere la comunità, le scuole, i centri estivi e le associazioni, nel sostenere le famiglie e offrire alternative sane e coinvolgenti durante il periodo estivo?

“Il ruolo della comunità è fondamentale nel contrastare la noia, il ritiro sociale e il calo motivazionale che possono colpire bambini e adolescenti durante le vacanze. Attività strutturate, come quelle proposte da centri estivi, oratori o associazioni, offrono occasioni preziose per socializzare, fare movimento, confrontarsi con altri coetanei e sviluppare nuove competenze. Attraverso il gioco, la partecipazione a gruppi e la condivisione di esperienze, i più giovani riescono ad assorbire le tensioni accumulate e a ricaricarsi in modo sano. È importante ricordare che, se per l’adulto la pausa estiva rappresenta spesso un momento di riposo fisico, per un bambino la necessità di movimento, interazione e scoperta rimane attiva. Cananalizzare questa energia in attività organizzate aiuta non solo i ragazzi a crescere in un ambiente stimolante, ma anche i genitori che lavorano a seguire quotidianamente i propri figli”.

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