Essere insegnanti: non un mestiere ma una vocazione

Una lettera in cui uno studente esprime ai suoi insegnanti le emozioni che lo hanno accompagnato dalla scuola primaria alle superiori. Autore di questa lettera è Marco Pappalardo, oggi professore

Una lettera in cui uno studente esprime ai suoi insegnanti le emozioni che lo hanno accompagnato dalla scuola primaria alle superiori. Autore di questa lettera è Marco Pappalardo, oggi professore. 

Carissimi Insegnanti,

oggi, nella Giornata Internazionale dedicata a voi, sento il bisogno di fermarmi e scrivere queste parole e sento di rappresentare tanti altri miei compagni. Non è solo un “grazie”, ma è un modo per restituirvi almeno un po’ di tutto ciò che avete seminato lungo il cammino della nostra crescita. Quando penso al mio percorso di studente, non lo immagino come una linea retta, bensì come un viaggio fatto di tappe, incontri, ostacoli e scoperte; e in ogni tappa c’eravate voi, diversi nei modi e nei volti ma sempre fondamentali.

Alla scuola primaria siete stati i primi a tenerci per mano mentre muovevamo i passi nel mondo della conoscenza. Ricordo ancora il profumo dei quaderni nuovi, le lettere scritte con attenzione, le prime addizioni fatte con le dita. Soprattutto ricordo la pazienza con cui avete trasformato la curiosità infantile in desiderio di imparare. Con voi abbiamo scoperto che imparare può essere un gioco, che ogni domanda è importante, che sbagliare non è motivo di vergogna ma un modo per crescere. Ci avete insegnato il valore delle parole e dei gesti gentili, e ci avete mostrato che la scuola è un luogo dove, mentre si imparano le nozioni, si cresce come persone.

Nella scuola secondaria di primo grado tutto è diventato più complesso. Era il tempo dei cambiamenti, dentro e fuori di noi. Le amicizie, le insicurezze, i primi sogni e le prime paure si intrecciavano con le materie nuove e più difficili. Spesso non sapevamo bene chi eravamo o cosa volevamo diventare. Eppure, anche lì, c’eravate voi come punti fermi nel mare della fragilità! Con più severità, forse, ma anche con più fiducia, avete iniziato a chiederci di essere responsabili, di impegnarci, di guardare oltre il voto sul registro. E quando inciampavamo, non ci avete lasciati soli: un colloquio, un incoraggiamento, una domanda posta con delicatezza bastavano per ricordarci che eravamo studenti e allo stesso tempo persone in cammino.

Alle superiori il percorso ha cambiato ancora forma. Le discipline sono diventate più profonde, le aspettative più alte e il futuro ha iniziato a bussare con più insistenza alla porta delle nostre giornate. Ci avete accompagnato nella scoperta del mondo e di noi stessi, insegnandoci a pensare con la nostra testa, a discutere con rispetto, a mettere in dubbio ciò che davamo per scontato. Ci avete mostrato che la conoscenza non serve solo a superare un’interrogazione, ma è uno strumento per capire la realtà, per costruire il nostro posto nel mondo. Anche quando sembravamo disinteressati o distanti, avete continuato a credere nel nostro potenziale, spingendoci a guardare oltre i nostri limiti. In tutte queste fasi, avete fatto molto più che “insegnare”, lasciando un segno:

– avete ascoltato silenzi che dicevano più di mille parole;
– avete colto dietro a uno sguardo basso la paura di non essere all’altezza;
– avete visto nei nostri errori non un fallimento, ma un’occasione per riprovarci;
– avete trovato il tempo per parlarci tra compiti da correggere e riunioni varie;
– avete mostrato che “si può fare meglio” anziché accontentarsi.

La verità è che, pur sembrandovi distratti spesso o a volte, le vostre parole ci restano dentro. E, quando arriva il momento di fare una scelta, di affrontare una difficoltà, di credere in noi stessi, quelle parole tornano e ci guidano. Essere insegnanti non è solo un mestiere, è una responsabilità, una missione, un atto d’amore verso il futuro. Voi siete parte delle nostre vite molto più di quanto immaginiamo, come voce che ci spinge a non arrenderci, come esempio che ci insegna a credere nei valori, come sguardo che ci incoraggia a essere migliori. Chi prima e chi dopo, fuori da queste aule, ci troveremo ad affrontare il mondo, ci accorgeremo che in ogni scelta, in ogni pensiero critico, in ogni gesto di fiducia ci sarà anche un po’ di voi. Con riconoscenza sincera e con affetto profondo.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: