L’emergenza freddo torna a mettere in luce le fragilità più profonde delle città e il bisogno di risposte concrete a favore delle persone senza dimora. A Milano, accanto agli interventi istituzionali, operano da anni realtà del volontariato che garantiscono ascolto, prossimità e accompagnamento. Tra queste c’è Ronda della Carità e Solidarietà, impegnata quotidianamente nelle strade e nei centri di accoglienza. Interris.it ha intervistato Magda Baietta, presidente e fondatrice dell’associazione.
L’intervista
Presidente, come sta connotando l’emergenza freddo per i senza tetto quest’anno a Milano?
“Quest’anno l’emergenza freddo è iniziata intorno al 20 novembre. I primi ingressi nei dormitori sono avvenuti in modo graduale e ordinato, senza riempire subito le strutture. Prima sono stati effettuati colloqui conoscitivi con l’assistente sociale. Come previsto dall’iter ordinario, per accedere al piano freddo è necessario sottoporsi al test Mantoux, poi alla visita medica generale; solo successivamente è possibile entrare nei dormitori. All’inizio sono stati messi a disposizione circa 300 posti. Negli ultimi giorni ne sono stati aggiunti altri 50 e, grazie anche al contributo di una piccola parrocchia che ha offerto ulteriori disponibilità, siamo arrivati complessivamente a 363 posti. Questo è, al momento, il quadro del piano freddo a Milano”.
Che azioni sta mettendo in campo Ronda su questo versante?
“Ronda è impegnata soprattutto con l’Unità Mobile Notturna. Abbiamo stampato dei volantini con indicazioni precise su dove recarsi per accedere al piano freddo, specificando che l’invio avviene da parte nostra. Questo permette alle persone segnalate da Ronda di avere una sorta di corsia preferenziale, perché sono individui che già conosciamo e con cui abbiamo costruito nel tempo una relazione di fiducia. In accordo con il Comune, cerchiamo di accompagnare queste persone in un percorso più strutturato. Dopo l’accesso al piano freddo, l’assistenza sociale svolge un colloquio approfondito per comprendere le problematiche individuali e valutare se il nostro centro diurno possa essere adatto a loro, sempre nel rispetto della loro volontà. Il nostro lavoro consiste anche nel fare una prima valutazione della fragilità della persona: condizioni fisiche, eventuali problemi di salute o di tipo psichico. Redigiamo una breve relazione per il Centro San Martino, così che chi accoglie abbia già uno screening iniziale e possa indirizzare la persona nella struttura più adeguata. Alcuni centri sono più organizzati e strutturati, con personale formato; altri offrono essenzialmente un posto letto. Anche questo orientamento è parte fondamentale del nostro impegno”.
Quali sono i suoi auspici per il futuro e in che modo è possibile sostenere Ronda per affrontare al meglio l’emergenza freddo?
“Quest’inverno, fino ad ora, a Milano tre persone sono morte a causa del freddo. È un dato che ci ha profondamente scossi. Un recente censimento in Lombardia parla di 79 vittime del freddo tra dicembre 2025 e gennaio 2026: un numero molto alto, soprattutto considerando che gennaio non è ancora terminato. Questo mi preoccupa enormemente. Il mio auspicio principale per il futuro è riuscire ad avere un educatore professionale esperto che possa affiancare ogni sera i volontari dell’Unità Mobile Notturna. Una figura capace di individuare e avvicinare le persone nel modo più adeguato, con competenza e sensibilità. Non è facile trovare la persona giusta: serve qualcuno che faccia questo lavoro con passione e convinzione, non solo per uno stipendio. Sono lavori che hanno senso solo se svolti con il cuore. Abbiamo già educatori e un’assistenza sociale molto validi, ma sono impegnati nei progetti del centro diurno. Per questo sarebbe fondamentale reperire le risorse economiche necessarie a sostenere un nuovo incarico. A breve, inoltre, avremo a disposizione un nuovo camper elettrico donato a Ronda, che ci permetterà di lavorare in modo ancora più mirato. Il nostro obiettivo resta uno solo: mettere la persona al centro. Riconoscerla come tale, non come ‘senza dimora’ o come un’etichetta. Superare i pregiudizi e costruire percorsi che partano dalla dignità e dal valore di ogni individuo. Su questo vogliamo continuare a lavorare, con il sostegno di chi crede nel nostro impegno”.

