Nel mondo segnato dalla “guerra mondiale a pezzi”, c’è chi fa avanzare la pace un metro di stoffa alla volta. Un messaggio di amore e fratellanza si srotola lungo le strade cittadine, in Italia e all’estero, per unire e dare voce alla speranza di un futuro pacifico e sostenibile. Le lenzuola riciclate che per 160 metri e oltre compongono l’“Eco-bandiera della pace collettiva più lunga del mondo” sono un’opera d’arte partecipata e itinerante che unisce gli angoli del globo, dall’Europa al Sud Est asiatico passando per il Medio Oriente, e grazie al contributo di tanti continua a crescere, arricchendosi di nuovi pezzi.

Le lenzuola della pace
L’eco-bandiera è un progetto internazionale per diffondere la cultura della pace, a partire dai banchi di scuola, attraverso il riutilizzo di materiali e il coinvolgimento di altri soggetti nel processo creativo. Il primo “pezzo” sono state lenzuola del corredo di famiglia dell’artista svizzero-italiana che l’ha ideato e lo sta realizzando, Moira Lena Tassi, su cui i partecipanti hanno disegnato e scritto pensieri di pace. Nuove parti di telo li aggiungono, con altre lenzuola di recupero, messaggi e disegni, gli alunni delle scuole e le persone più fragili, anziane o con disabilità, delle le realtà socio-sanitarie che aderiscono all’iniziativa. La maxi bandiera infatti porta il suo messaggio di città in città e finora ha fatto tappa a Città di Castello, Bali in Indonesia, Assisi, Sassoferrato e Polverigi.

Dai fragili ai potenti
“L’arte deve sensibilizzare sui problemi che ci sono nel mondo, per cui ho pensato a un’opera partecipata”, spiega la propria visione Tassi. Le guerre, con 65 conflitti attivi nel 2025 secondo l’Uppsala Conflict Data Program, mai così tanti dal 1945, e le loro vittime, sono uno dei più attuali e urgenti. “Questa bandiera deve viaggiare fino a raggiungere i cuori dei potenti della Terra. E’ una bandiera pura, perché viene creata dalle mani innocenti dei bambini e delle persone fragili”. Sono più di duemila quelle hanno composto questa lunga striscia di tessuto e vi hanno impresso sopra la propria impronta.

Impronte
C’è un segno a cui Tassi è particolarmente legata. In un incontro del progetto “Kreo” a Città di Castello con i ragazzi con disabilità della cooperativa sociale La Rondine, ha aiutato un ventenne che riesce appena a muovere le dita delle mani, A., a lasciare la propria impronta sul frammento di bandiera che stava realizzando. “Essere riuscita a fargli compiere questo gesto, rende quell’impronta per me particolare”, racconta, “e mi commuove ogni volta che ci penso”.

Cura del pianeta ferito
La guerra causa la perdita di vite umane, la distruzione di centri abitati e infrastrutture, e danni economici, senza dimenticare che l’impatto ambientale delle di macerie, delle emissioni di CO2, dell’inquinamento, di suolo e acqua degradati. La pace allora è anche ecologia, “cura del Creato”, per riprendere Papa Francesco. “Il nostro pianeta ha tante ferite, volevo che quest’opera parlasse anche del rispetto che dobbiamo avere per la natura” – spiega Tassi – “dobbiamo prendercene cura. Così ho deciso di utilizzare materiali di recupero”. Il riutilizzo significa anche continuare a raccontare la storia racchiusa nell’oggetto. Nel caso delle lenzuola di famiglia, trasmettono le vite di chi è venuto prima, tessendo un ecosistema relazionale che mette in dialogo le generazioni.
I bambini, la nostra speranza
Ma ci sono anche le impronte di chi partecipa da lontano, come gli alunni polacchi, spagnoli, indonesiani e palestinesi del campo profughi di Nablus e della Terra Santa School di Betlemme. La bandiera è arrivata in Palestina grazie alla mediazione, rispettivamente, di Luisa Morgantini, politica e attivista di Assopace Palestina, e dell’ex sindaco betlemita Nicola Canawati. “I bambini palestinesi rappresentano oggi tutti quelli che vivono situazioni difficili”, continua Tassi. Parole che risuonano con ancora maggior forza, al pensiero che circa 500 milioni di minori vivono in zone di guerra. “I bambini sono la nostra speranza e tutti hanno il diritto a vivere una vita in cui possono giocare ed essere liberi di esprimersi”.

