DPeppe, il prete rap che porta il Vangelo ai ragazzi di strada

Don Peppe Logruosso, trasmette la musica cristiana con un messaggio profondo e moderno, ispirato dall'esempio di don Tonino Bello, portando i ragazzi dalla strada in Chiesa

Don Peppe in arte DPeppe (foto: DPeppe)

Don Peppe Logruosso, in arte DPeppe ha iniziato il suo percorso musicale con la “Diolovuole Band” a Molfetta, per poi dedicarsi al rap, considerato il linguaggio ideale per raggiungere i giovani. Dopo aver lavorato in un ospedale Covid di Torino, dove ha fondato una web radio, ha intrapreso la carriera da solista. Con il progetto “d_Peppe & d_Gang” continua a usare la musica per veicolare i messaggi cristiani, con l’obiettivo di “smontare gli stereotipi della trap” e portare speranza, ispirato dagli insegnamenti e dall’esempio di don Tonino Bello.

L’intervista

Don Peppe, tu ha una storia molto particolare. Qual è stato il tuo percorso che ti ha portato dal sacerdozio al mondo del rap?

“Durante la mia tesi, mi sono avvicinato al rap, un genere che mi è sempre piaciuto, fin dai tempi degli Articolo 31 e dei rapper americani come i Black Eyed Peas, che sono stati una vera ispirazione. Ho capito che il rap poteva essere un veicolo incredibile per il messaggio cristiano, un linguaggio che i giovani capiscono. E così ho deciso di cimentarmi in prima persona”.

Tu già suonavi in una band, la “Dio lo Vuole Band”. Come mai hai deciso di dedicarti totalmente a un nuovo progetto?

Esatto, suonavo con loro, facevamo cover di musica leggera e funky. Ho lasciato la band proprio per concentrarmi sulla musica cristiana, iniziando a scrivere brani per altri rapper. So che all’inizio può sembrare strano un prete che fa rap, ma la mia missione era proprio quella di portare il messaggio cristiano in un modo nuovo”.

dPeppe (foto: dPeppe)

Le prime esperienze sono state molto particolari, legate al periodo del Covid.

“Stavo lavorando come assistente religioso all’ospedale Covid di Torino, l’ospedale Martini. Ho sfruttato la musica per portare un po’ di speranza e buon umore. Ho scritto dei brani che ho fatto registrare e cantare al personale dell’ospedale. È stata un’esperienza incredibile, che ha portato alla nascita di “Radio White”, una radio che trasmetteva musica e messaggi tra pazienti e parenti. In quel periodo di grande sofferenza, ogni attività che portava gioia era accolta a braccia aperte”.

E dopo l’ospedale? Come è stato l’impatto con il pubblico e con le chiese?

“La mia musica è stata accolta molto più velocemente nei locali musicali di Torino che nelle chiese. Le prime esibizioni le ho fatte in locali storici, luoghi frequentati da rapper e musicisti underground. È stato un inizio un po’ in sordina, ma poi le Edizioni Paoline hanno creduto nel mio progetto, vedendo la necessità di un sacerdote che promuovesse la musica cristiana con un linguaggio moderno e contemporaneo”.

D_Peppe & D_Gang durante un concerto (foto: DPeppe)

E così è nato il progetto “DPeppe e DGang”.

“Esatto. Abbiamo lavorato a lungo sul concetto, con l’idea di unire musica, modernità e contenuti profondi. La nostra ispirazione principale viene dai messaggi di Papa Francesco e di don Tonino Bello”.

Come nasce il tuo legame con don Tonino Bello?

“Don Tonino è un legame con la mia terra d’origine, la Puglia. Mi sono formato al seminario di Molfetta e ho sempre amato il suo messaggio, che si concentra sulle periferie e sugli “ultimi” della società. I miei attuali impegni mi portano a lavorare con senzatetto e tossicodipendenti, proprio come faceva lui. Don Tonino aveva l’incredibile capacità di prendere i ragazzi dalla strada e portarli in chiesa attraverso la musica, valorizzando i loro talenti. Devo a lui se la ‘Dio lo Vuole Band’ è ancora vicina ai suoi insegnamenti”.

Quanto la tua musica riesce a fare bene agli ultimi e quanto gli ultimi fanno del bene a te?

“La maggior parte delle mie ispirazioni vengono proprio da loro. Sono persone che, nonostante le difficoltà, mi offrono lezioni di vita straordinarie. Per farti un esempio, una sera di Natale, mentre guardavamo un servizio sui senzatetto, uno di loro mi ha detto: ‘Senti quanta sofferenza c’è in giro. Noi siamo fortunati’. Una frase del genere ti scuote profondamente. Con i tossicodipendenti, invece, lavoriamo sulle emozioni. Abbiamo creato un laboratorio di musica e scrittura che ha portato a un brano interamente scritto da loro, un grido di speranza per i momenti di bisogno”.

DPeppe e Charlotte, una delle componenti della DGang (foto: DPeppe)

Un’altra grande esperienza è stata la partecipazione ai Catholic Music Awards.

“È stata un’esperienza unica, che avevo un po’ sottovalutato. Vedere persone da tutto il mondo, unite per evangelizzare attraverso la musica, è stato incredibile. E, per usare le parole di Don Tonino Bello, si è vista la ‘convivialità delle differenze’. Spero che ci siano sempre più eventi come questo per unire le forze e avvicinare i ragazzi a Cristo”.

Ci sono nuovi progetti o tour in arrivo?

“Assolutamente! Con la DGang (che si chiama anche DP Inside), abbiamo un nuovo spettacolo con brani inediti. A fine settembre uscirà un album, anticipato da un singolo in esclusiva che si chiamerà “5J”. È un gioco di parole, dove la “J” sta per “Jesus” e sostituisce la G. Il testo parla di come l’uomo si senta solo e trovi Dio sempre occupato, ma in realtà è Dio che cerca l’uomo, che è troppo distratto dalle sue connessioni. È uno spettacolo che cerca di entrare nel profondo dell’anima, per scoprire la bellezza di essere figli di Dio”.

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