“Dopo il silenzio la rinascita”: a Camerino l’inaugurazione del Museo diocesano G. Boccanera

L’intervista di Interris.it alla dott.ssa Barbara Mastrocola, museologa e storica dell’arte, direttrice dal 2012 del Museo diocesano “Giacomo Boccanera” di Camerino

Madonna in trono col Bambino incoronata da due angeli e il committente don Aniello da Mirabella Giovanni di Piermatteo Boccati (Camerino, 1409 - 1486/1487) 1466 Tempera su tavola Provenienza: Pioraco, fraz. Seppio, santuario di Santa Maria delle Lacrime Archivio fotografico Museo

Il Museo – intitolato al prof. mons. Giacomo Boccanera (scomparso nel 2004) che ne fu l’ideatore e realizzatore a partire dal 1965 – dopo nove anni dal sisma 2016, viene inaugurato il 16 ottobre 2025, unitamente al Palazzo arcivescovile in cui avrà sede. Museo che fu già oggetto di restaurato e vide riordinate le collezioni, a seguito del sisma del 1997. La riapertura del museo è una rinascita culturale, sociale e spirituale della comunità camerte, il cui significato è magistralmente racchiuso nel titolo dell’evento inaugurale: “Dopo il silenzio la rinascita”.

Annunciazione; particolare dell’Annunciata Luca Signorelli (Cortona 1450 circa – 1523). 1491-1494 circa
Olio su tavola Provenienza: Pioraco, oratorio del Santissimo Crocifisso Esposta nel Museo diocesano “G. Boccanera” di Camerino fino al terremoto del 26ottobre 2016. Archivio fotografico Museo

Il Museo diocesano mons. Giacomo Boccanera

Il Museo è allestito nella sua sede storica, ossia in un’ala del Palazzo arcivescovile, che ospita anche la residenza del Vescovo, gli uffici della Curia e l’Archivio diocesano. Le opere, provenienti dalle oltre cinquecento chiese della diocesi, sono un’eloquente testimonianza di fede di un popolo mite e creativo che dette alla Chiesa decine e decine di santi, prelati eccezionali, un clero pio e colto e consentì la nascita di ben quattro ordini religiosi (Camaldolesi, Silvestrini, Osservanti, Cappuccini).

A sinistra: Santa Lucia di Lucantonio e Giovanni Barberetti
A destra: Sant’Anatolia particolare Maestro dei Magi di Fabriano. Seconda metà del XIV secolo. Legno dipinto e dorato
Provenienza: Esanatoglia, chiesa di San Sebastiano. Esposta nel Museo diocesano “G. Boccanera” di Camerino fino al terremoto del 26 ottobre 2016. Foto di Luca Santese

L’intervista

E in questo straordinario patrimonio di opere – del periodo che va dal Medioevo al Barocco – opera la dottoressa Barbara Mastrocola. Alla direttrice del museo va il merito – unitamente a mons. Francesco Massara, Arcivescovo di Camerino e San Severino Marche – della magistrale opera di riconsegna, agli occhi del mondo, di tanti capolavori di arte sacra di così grande valore storico, salvate dalle chiese danneggiate dal sisma del 2016. L’enorme ricchezza artistica di un’area così duramente colpita dal sisma tornerà ad essere patrimonio condiviso di meraviglie artistiche sapientemente allestite nel museo.

Conversione di San Paolo Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio (Genova 1639 – Roma 1709). 1700 circa
Olio su tela Provenienza: Fiastra, chiesa di San Paolo. Esposta nel Museo diocesano “G. Boccanera” di Camerino fino al terremoto del 26 ottobre 2016. Archivio fotografico Museo

Come inizia il suo amore per l’arte?

“Il mio amore per l’arte è nato durante gli anni del liceo, grazie alla mia insegnante di storia dell’arte, la professoressa Anita Moretti, che seppe trasmettermi non solo conoscenze, ma soprattutto passione e curiosità autentica. Credo profondamente che siano proprio gli insegnanti, con la loro dedizione e la loro capacità di accendere entusiasmo nei giovani, a determinare percorsi di vita e vocazioni professionali. È da lì che è iniziato tutto: dal desiderio di custodire e raccontare la bellezza come segno di memoria e di speranza”.

Lei è dal 2012 direttrice del Museo Diocesano di Camerino e dal 2022 anche del Museo dell’Arte Recuperata. Che emozione si prova a restituire agli occhi del mondo collezioni di tale splendore, di pregio non solo culturale ma anche affettivo, per comunità così duramente colpite dal sisma del 2016?

“È un’emozione profonda, un privilegio e una responsabilità. Dopo il sisma del 2016, vedere le nostre opere ferite e disperse è stato doloroso, ma altrettanto commovente è stato assistere al loro recupero, al loro ritorno. Ogni dipinto, ogni scultura salvata e restaurata rappresenta un pezzo di vita ritrovata. Insieme all’Arcivescovo mons. Francesco Massara, insieme a tutti i colleghi della Curia, e in collaborazione con tanti professionisti e volontari, abbiamo cercato di restituire alla comunità non solo le opere, ma anche la fiducia nella possibilità di rinascere attraverso la cultura”.

Tra le opere che, grazie al suo lavoro e a quello di Mons. Massara, si possono tornare ad ammirare nel Museo Diocesano, quali ritiene raccontino meglio la ricchezza culturale e spirituale del territorio camerte?

“Il territorio camerte vanta una straordinaria tradizione di scultura lignea rinascimentale, che rappresenta una delle sue espressioni più autentiche. In queste vallate nacquero artisti di grande talento che seppero infondere nelle loro opere una spiritualità profonda e un’intensa umanità. Tra tutte, spicca la splendida Santa Lucia di Lucantonio e Giovanni Barberetti, testimonianza della raffinatezza e della devozione di una scuola locale di altissimo livello. Accanto alle sculture, il Museo conserva anche capolavori della pittura barocca, come la Conversione di San Paolo da Fiastra del Baciccio e l’Apparizione della Madonna a San Filippo Neri, proveniente dalla chiesa di San Filippo a Camerino. Sono opere che parlano di un territorio capace di dialogare con i grandi centri artistici italiani, mantenendo però un’identità spirituale e culturale fortemente radicata”.

A sinistra: Apparizione della Madonna con il Bambino a San Filippo Neri Giovan Battista Tiepolo (Venezia, 5 marzo 1696 – Madrid, 27 marzo 1770). 1739 – 1740 Olio su tela. Provenienza: Camerino, Chiesa di S. Filippo. Archivio fotografico Museo
A destra: Crocifisso Lucantonio di Giovanni Barberetti. (Camerino, documentato dal 1485- m. nel 1527 o 1528)
1500 – 1510 circa Legno dipinto Provenienza: Camerino, località San Gregorio, Chiesa di San Gregorio in Dinazzano dal
convento osservante di Sperimento.  Foto di Luca Santese

Dietro ogni opera d’arte recuperata c’è una storia. Quale si sente di ricordare come baluardo di “bellezza sotto le macerie”?

“Ricordo con particolare intensità il salvataggio delle opere nel complesso monastico del 1362 di Santa Maria Castellare in frazione Nocelleto di Castel Sant’Angelo sul Nera. Era una giornata di novembre del 2016 sorprendentemente calda e luminosa: il cielo azzurro, il prato verde, e tutt’intorno le macerie. Tra i resti, tante persone – tecnici, volontari, cittadini – raccoglievano con pazienza frammenti di affreschi e sculture. Quella scena, con la Soprintendenza, la Protezione Civile e i Vigili del Fuoco all’opera insieme, mi ha dato una consapevolezza chiara: la ricostruzione può esistere solo se è condivisa, se è fatta con dedizione e cura autentica. Ma anche che sarà un percorso lungo, perché non riguarda solo i luoghi, ma la memoria e le persone. I territori di Visso, Ussita e Castel Sant’Angelo sul Nera hanno subito perdite enormi, eppure proprio lì ho visto la forza più grande: quella di chi, anche tra le rovine, continua a scegliere la bellezza”.

L’enorme ricchezza artistica di un’area così duramente colpita dal sisma tornerà, con la riapertura del Museo Diocesano, a essere anche un centro simbolico e reale da cui ripartire?

“Sì, assolutamente. La riapertura del Museo Diocesano ‘Mons. Giacomo Boccanera’, il 16 ottobre 2025, nel rinnovato Palazzo Arcivescovile, è un segno concreto di rinascita. Non si tratta solo di riaprire un museo, ma di ridare alla città e all’Arcidiocesi di Camerino–San Severino Marche un luogo di identità, di studio, di fede e di incontro. Il museo torna ad essere un cuore pulsante, un punto di riferimento culturale e spirituale per l’intero territorio”.

Possiamo allora dire che, finalmente, dopo anni di silenzio lacerante, Camerino – sulla scia dell’impegno ecclesiale – si risveglia e riparte proprio dalla cultura?

“Sì, e il titolo scelto per l’evento inaugurale, ‘Dopo il silenzio, la rinascita’, lo esprime perfettamente. Dopo anni di sospensione, Camerino ritrova la sua voce attraverso la cultura, che da sempre è il suo tratto distintivo. È una rinascita che nasce dal lavoro condiviso tra la Chiesa, le istituzioni e i cittadini, e che si fonda sulla convinzione che la bellezza, quando è vissuta insieme, può davvero diventare speranza”.

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