Dare una mano per la pace. Un gesto non solo in senso figurato, quando viene da chi ha perso un arto a causa della terribile “eredità” della guerra. Un ordigno del secondo conflitto mondiale ha tolto la vista e una mano a Nicolas Marzolino quando aveva 15 anni e lui, Cavaliere della Repubblica, con l’associazione Hand for Peace vuole donare protesi bioniche e aiuti alimentari umanitari alle vittime delle armi e dei combattimenti.
Il rispetto per l’altro
Da quando il 12 marzo del 2013 la sua vita è cambiata, insieme a quella dell’amico e atleta paralimpico Lorenzo Bernard, a causa di una bomba a mano Breda, Marzolino è diventato un testimone di pace. Al suo fianco anche un altro ragazzo, Andrea Grandis, che nel tempo ha realizzato per lui dei prototipi di arti bionici con materiali di recupero. L’amicizia e la gratuità del gesto hanno spinto Marzolino e gli altri a fondare Hand for peace, che nasce ufficialmente oggi. “Sulla scorta delle esperienze passate e delle competenze che abbiamo acquisito, abbiamo deciso di fare questo ‘salto’ per attivare diversi progetti”, racconta Marzolino, “mossi da una profonda etica di rispetto per l’altro, universale come il messaggio di Gesù ‘ama il tuo prossimo come te stesso’”.
Protesi a costi contenuti
Da una mano mioelettrica rudimentale, fatta in casa con parti di cellulari e frigoriferi, a modelli altamente tecnologici da produrre a costi contenuti – fino a un decimo del prezzo di mercato – per donarli a chi ha bisogno. L’ultimo modello realizzato ha tutte le funzionalità delle protesi bioniche disponibili in commercio ed è utilizzabile anche via bluetooth, posizionando i sensori in diverse parti del corpo qualora non fosse utilizzabile la muscolatura dell’arto. “Il nostro scopo è umanitario, non vogliamo trarne profitto ma regalarle alle vittime civili di guerra nei loro Paesi o quando arrivano in Italia”, continua, “e per questo proviamo ad abbattere l’impatto economico di componentistica e stampaggi tridimensionali”. “Il lavoro comunque si paga e uno scanner per i rilievi degli arti amputati e una stampante 3D veloce ed efficiente hanno il loro costo, per cui cerchiamo fondi per investire in questi materiali”, sottolinea.
Oltre alla tecnologia, il cibo
Oggi nel mondo decine di migliaia di persone restano mutilate dalla guerra o dagli ordigni bellici rimasti sul terreno. Molte di loro rientrano tra i 645 milioni che nel 2025 hanno patito la fame. “La gente ha bisogno più di mangiare che di protesi tecnologiche, per questo uno dei nostri progetti vuole distribuire pasti a chi vive nelle zone di conflitto o, sfollato, sopravvive grazie agli aiuti umanitari”, spiega il co-fondatore di Hand for Peace. La visione olistica di Marzolino, vegetariano, lo spinge a declinare in chiave etica l’iniziativa del sostegno alimentare. “Vogliamo portare cibi che non derivino dagli animali. Quest’idea l’ho avuto grazie al tempo trascorso con i miei bisnonni, che durante la Seconda guerra mondiale sulle montagne della Val di Susa mangiavano polenta, un alimento semplice e facilmente trasportabile”.
La felicità del dono
In un mondo frammentato e popolato da tante solitudini, Hand for Peace propone una visione d’insieme, globale, che non vuole superare la settorializzazione ma mettere in rete le diverse specializzazioni. “Una persona non ha bisogno di una cosa sola perché ognuno di noi è un insieme, quindi servono sia la protesi che il cibo ma anche il sostegno psicologico”, spiega. L’associazione muove oggi il primo passo e la speranza è che la famiglia che la compone si allarghi. “Bisogna sentire lo spirito di servizio”, conclude Marzolino, “questa parola a volte spaventa perché può far pensare a chi è un ‘sottoposto’, ma il senso sta nel fare le cose come fossero un dono. Donare rende felice anche chi lo fa”.

