Don Francesco Cristofaro: “La Misericordia è riconoscere Cristo anche nei carcerati”

Un libro, ispirato dal Volto Santo, tra storie toccanti di conversione e la sua esperienza tra i carcerati. don Francesco Cristofaro esorta le famiglie a riscoprire l'arte della gentilezza e del dialogo

don Francesco Cristofaro (foto: Francesco Vitale)

Una guida spirituale che esplora il Volto e la misericordia di Gesù nel Vangelo di Matteo, dalla nascita al Discorso della Montagna. Don Francesco Cristofaro, autore del nuovo libro “«Venite a me». Il volto di Gesù nel Vangelo di Matteo” (edizioni San Paolo), arricchisce il racconto evangelico intrecciandolo con esperienze personali e testimonianze di vita quotidiana. Il testo è anche impreziosito da ampi riferimenti alla tradizione della Chiesa, in particolare a Sant’Agostino. Non è un semplice commento, ma un invito alla contemplazione e un viaggio per lasciarsi trasformare dall’incontro con Cristo.

L’Intervista

Nel libro si parte dalla nascita di Gesù e con lui viaggiamo nella storia. Come mai la scelta di questo titolo?

“Quest’estate stavo rientrando da una delle presentazioni di un altro libro e ritornavo da Pescara. Gli amici che mi stavano accompagnando in stazione a Roma mi hanno proposto di fare tappa al santuario del Volto Santo di Manoppello. Io non c’ero mai stato, sono entrato e sono stato subito catturato da questa reliquia. Lì in quel luogo ho detto: forse devo fare qualcosa per far conoscere ancora di più a tutti i miei lettori il volto e il cuore misericordioso di Gesù. In questo tempo di Avvento abbiamo iniziato a leggere il Vangelo di Matteo, e allora abbiamo scelto alcune pagine dove viene fuori davvero il volto bellissimo e misericordioso del Signore. Ecco allora il titolo finale: ‘Venite a me: Il Volto di Gesù nel Vangelo di Matteo'”.

Tanti episodi. Ce n’è uno in particolare a cui tu ti senti più legato?

“Io partirei dall’ultimo. Stavo quasi per terminare il libro, mi mancava l’ultimo capitolo sulla Passione di Gesù e mi sono fermato un attimo quasi in crisi, ho detto: ‘Gesù, sai quanti hanno parlato della croce e della Passione? Adesso io che dico?’. Ho chiesto un’ispirazione e i miei occhi mi sono caduti su un plico di carte che avevo ricevuto in un viaggio a Torino. C’era il volto di questo bambino bellissimo, biondo con gli occhi azzurri, e apro la prima pagina, c’era scritto Venerdì Santo. Leggo la storia, molto bella, e alla fine c’è un numero di telefono del papà. Lo chiamo e dico: ‘Vorrei raccontare la storia di tuo figlio Alberto, posso?’. E il papà, Federico, mi dice: ‘Certo, per testimoniare che la croce non è la fine di tutto, ma paradossalmente è l’inizio di tutto’. Alberto è un bambino morto l’anno scorso all’età di 8 anni per un cancro aggressivo, ma il primo frutto della sua morte è la conversione del papà, che era un credente a ‘modo suo'”.

Ci sono tanti episodi come questo che hai citato e anche dei riferimenti personali della tua vita. Quanto la lettura quotidiana del Vangelo e lo scrivere questo libro ti ha riportato alla memoria alcuni momenti, e quanto oggi, attualizzandoli, sono per te presenti con una visione nuova?

“Per me ogni libro che scrivo è un andare dentro di me, perché lo scrivo a partire dalla mia esperienza. Io dico sempre che preti non si nasce, preti si diventa sul campo, a contatto con le anime, a contatto, come amerebbe dire Papa Francesco, con le pecore, per sentire l’odore delle pecore. E quindi in tutti i miei libri c’è tanto di me, anche se non parlo di me direttamente. C’è un altro aneddoto molto bello, perché commento le opere di misericordia. Chi di noi, se non pochissimi, ha vissuto l’opera “ero carcerato e mi hai visitato”? Beh, io ho avuto la possibilità di farlo. La prima volta ho avuto un momento di crisi perché ero in un carcere di massima sicurezza dove c’erano i sex offender, le persone che abusano di bambini e donne. Ho detto: ‘Signore, tu mi dici che ti devo riconoscere nel volto di queste persone, ma come faccio?’. Dopo aver parlato, chiedo chi di voi vuole dire qualcosa, e uno di loro alza la mano e dice: ‘Noi siamo qui a giusta ragione, ma lo sguardo della gente ci uccide due volte’. Ecco, in quel momento ho capito che il mio sguardo aveva ucciso qualcuno. Io non sono nessuno per giudicare, ma qualcuno per amare, sì”.

don Francesco Cristofaro con la giornalista Safiria Leccese in una recente presentazione alla Libreria San Paolo di Roma (foto: Francesco Vitale)

Un dono come quello che hai ricevuto partecipando all’Udienza con Papa Leone XIV. Che cosa provi nel cuore?

“Posso dire che fin da subito, fin dall’elezione di Papa Leone XIV, ho desiderato incontrarlo. Il suo sorriso mi ha catturato fin da subito e ho chiesto nella preghiera: ‘Gesù, io voglio incontrarlo, questo Papa!’. Ho fatto la richiesta e mi è stata accordata. Era uscito da poco il libro, ho detto: ‘Vorrei consegnare anche una copia del libro al Santo Padre’, e così è stato. È stata un’emozione indescrivibile, quasi non mi uscivano le parole, perché sei davanti al Successore di Pietro, sei davanti al Papa. Io davvero prego e invito a pregare per il Santo Padre perché la sua missione è molto delicata. Io una cosa ho scritto nella dedica: l’ho ringraziato, ho assicurato la mia preghiera e l’offerta delle mie sofferenze fisiche a motivo della mia disabilità, e gli ho chiesto di continuare a sorridere perché il sorriso scalda il cuore”.

Siamo ormai a pochi giorni dal Natale. Un pensiero per le famiglie perché riscoprano proprio la bellezza e rispondano all’invito di Gesù: “Venite a me”.

“Io penso che il demonio voglia distruggere due cose: la famiglia e il sacerdote. Se distrugge la famiglia, ha distrutto l’armonia, la pace, la bellezza, perché la famiglia poi è tutto. E il sacerdote deve curare le famiglie. Se distrugge un sacerdote, distrugge una comunità. E allora voglio dire alle famiglie questo: ci saranno sempre difficoltà, ci saranno sempre problemi, però imparate l’arte della delicatezza, della gentilezza e del dialogo, perché alla fine, quando si è gentili, si disarma. Siate sempre gentili, perché un giorno può andare tutto bene, ma un altro giorno può succedere qualcosa che fa andare storto. Noi non dobbiamo essere quella goccia che fa traboccare il vaso, noi dobbiamo essere la bellezza. Famiglie, siete quello che dovete essere, cioè un capolavoro di Dio”.

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