Cosa ha spinto San Francesco a scrivere il Cantico delle Creature? E’ da questa domanda che nasce “Dolce Sentire“, lo spettacolo che venerdì 24 alle ore 21 andrà in scena al Teatro Lyrick di Assisi e sarà interpretato dai ragazzi con disabilità dell’Istituto Serafico, realtà sanitaria d’eccellenza del Centro Italia per la cura e la riabilitazione di bambini e giovani adulti con disabilità grave e gravissima. “E’ stato scritto dai nostri educatori Fabrizio Benincampi e Francesco Bellanti. E’ uno spettacolo che sentiamo tantissimo: San Francesco ha scritto il Cantico delle Creature quando era molto malato, cieco e devastato dai dolori. La malattia e la disabilità sono condizioni in cui i nostri ragazzi si ritrovano”, ha dichiarato a Interris.it Francesca Di Maolo, presidente del Serafico di Assisi.

Lo spettacolo teatrale “Dolce Sentire”
La rappresentazione è realizzata nel laboratorio teatrale dell’Istituto, realtà fondata nel 1871 da San Ludovico da Casoria, che definiva proprio il Serafico “un Cantico d’amore” per i più fragili. “Dolce Sentire” prende il titolo dalla canzone resa celebre da Claudio Baglioni nel film “Fratello Sole, Sorella Luna” di Franco Zeffirelli e nasce dal desiderio del Serafico di partecipare alle celebrazioni per l’ottavo centenario del Cantico – e alla vigilia del centenario della morte di San Francesco – con il ‘suo’ linguaggio, capace di unire arte, spiritualità e inclusione. “Questi ragazzi ci aiutano ogni giorno a scoprire la bellezza della vita, ci meravigliano, ci sorprendono e, probabilmente, ci avvicinano a Dio più di quanto può fare una parola e una catechesi – ha aggiunto la Di Maolo -. Ho nel cuore la visita che Papa Francesco ha fatto all’Istituto. Ha abbracciato ogni ragazzo e ogni tanto si girava verso di me ed esclamava: ‘sono commosso’ – ha aggiunto -. Provare commozione significa riconoscere l’altro ed era evidente che Papa Francesco riconosceva in loro la presenza di Dio”.

Gli ottocento anni del Cantico
La storia vera – documentata da frate Leone e trascritta in un codice custodito nel Sacro Convento – di come e perché il Poverello di Assisi ormai malato, cieco e devastato dai dolori, sia riuscito a trovare una voce di lode proprio nel momento più buio della sua vita. Una notte, rinchiuso in una delle celle di San Damiano, Francesco è stremato dal dolore fisico e dall’angoscia. Quella che un tempo era la sua fraternità cosmica sembra essersi spezzata: lui, che aveva chiamato “fratelli” perfino il lupo e le creature più indesiderate, ora è tormentato dai topi che gli infestano la stanza, rosicchiano il legno, lo svegliano, lo fanno sanguinare e non gli permettono di pregare. Quegli animali che una volta avrebbe accolto con dolcezza diventano per lui presenze ostili, quasi demoniache: è il segno di una crisi profonda sia fisica ma anche spirituale. È il momento in cui la sua fede tocca il buio più fitto, vacilla. Ed è proprio da quel punto di rottura, mentre la tentazione lo insidia e il corpo cede, che accade l’imprevisto: una luce inattesa irrompe nel sonno, un sogno lo visita, e quell’abisso di tormento diventa il grembo del Cantico. Dal luogo più cupo della sua vita nasce la sua lode più luminosa.
Un cantico di amore
“Non è un caso che il nostro fondatore, San Ludovico da Casoria, diceva che il Cantico delle Creature è un cantico di amore. Come può interrogarci ancora oggi? In modo esistenziale, perché la nostra vita è una ricerca: non dobbiamo mai smettere di cercare la verità nelle cose semplici e di apprezzare quanto abbiamo – spiega la dottoressa Di Maolo -. La nostra vita ha senso quando è in relazione, con l’altro e con il creato. E’ anche il messaggio che Papa Francesco che ha lasciato nella ‘Laudato si’: ci ha spiegato che tutto è connesso e ci chiama ad una conversione”.

Fare pace, con noi stessi e con gli altri
La presidente del Serafico, la dottoressa Francesca Di Maolo, ha voluto evidenziare come nel nostro mondo sia molto facile isolarsi. “Dovremmo imparare a riconoscere il valore dell’altro e del creato. Pensiamo come questo potrebbe aiutarci. Oggi, tutto è un conflitto, anche le parole che usiamo sono in qualche modo belliche – ha sottolienato -. Ci sono conflitti in politica, in famiglia, con i vicini. La relazione con l’altro, invece, nasce dall’ascolto e dal riconoscere il valore dell’altro. Il Cantico delle Creature ha racchiuso in sé un messaggio che se letto bene, ci potrebbe portare alla pacificazione con noi stessi, con gli altri e con l’intero creato“.

