Disarmo nucleare in bilico: la scadenza del New START e il futuro del TNP

La scadenza dell’accordo New Start riapre il dibattito sul disarmo. Interris.it ne ha parlato con l'ing. Giuseppe Rotunno, presidente di Civiltà dell'Amore

Pericolo nucleare. Foto di Dasha Urvachova su Unsplash

Le crescenti tensioni geopolitiche e l’indebolimento degli strumenti di controllo degli armamenti, mettono sempre più al centro del dibattito pubblico il tema del disarmo nucleare. In particolare, la scadenza del Trattato New START e l’imminente conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari impongono una riflessione approfondita sulle prospettive della sicurezza globale, sulle responsabilità delle potenze nucleari e sulla necessità di individuare percorsi concreti per rilanciare un credibile processo di riduzione e conversione degli arsenali. Interris.it ha intervistato l’ingegnere Giuseppe Rotunno, presidente di Civiltà dell’Amore.

L’intervista

Ing. Rotunno, che cosa stabiliva il Trattato New START? Il mancato rinnovo quali pericoli comporta?

“Il Trattato New START, scaduto il 5 febbraio scorso, prevedeva la riduzione delle testate nucleari e dei vettori, cioè dei missili in grado di trasportare armi nucleari verso obiettivi strategici. Stabiliva quindi una limitazione e una riduzione controllata degli arsenali nucleari da parte delle due principali potenze coinvolte, con un sistema di verifiche reciproche. L’attuazione dell’accordo si è sviluppata dal 2011 al 2017; successivamente il trattato è stato prorogato, arrivando alla scadenza del 5 febbraio. Il testo non prevedeva ulteriori proroghe automatiche. Vladimir Putin aveva proposto, il 2 settembre scorso, un’estensione di un anno dell’impegno sostanziale al rispetto dei limiti previsti per avere il tempo necessario a negoziare un nuovo accordo di disarmo nucleare. Questa proposta, che mirava a mantenere temporaneamente i meccanismi di controllo esistenti, non è stata accolta. Di conseguenza, il processo di denuclearizzazione risulta oggi particolarmente complesso e incerto”.

Il prossimo 27 aprile si aprirà la discussione sul Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Quale scenario si può prevedere alla luce degli eventi recenti?

“Alle conferenze quinquennali di revisione del Trattato di Non Proliferazione (TNP) partecipano 190 Stati firmatari. Il TNP prevede l’impegno delle cinque potenze nucleari membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a perseguire il disarmo nucleare. Se a questa conferenza non vi saranno segnali concreti di un nuovo percorso di riduzione degli arsenali, esiste il rischio che il trattato perda efficacia politica e credibilità. Dal 1970 a oggi il sistema di controllo degli armamenti nucleari ha contribuito a evitare un conflitto atomico globale. Se questo sistema si indebolisse, potrebbe aumentare la proliferazione, con la possibilità che altri Stati sviluppino armi nucleari, riducendo il controllo internazionale e aumentando l’instabilità”.

Tra pochi giorni, ad Assisi, Civiltà dell’Amore promuoverà un convegno sul disarmo nucleare. Quale messaggio desidera rivolgere ai leader delle potenze nucleari?

“Il convegno intende richiamare innanzitutto la responsabilità dei cittadini e dei popoli di fronte a questa situazione. Le grandi potenze nucleari detengono circa il 90% delle testate mondiali. Occorre chiedersi quale uso vogliamo fare di tali arsenali. Oggi esistono le condizioni tecniche per eliminare effettivamente le armi nucleari; si tratta di assumersi una responsabilità morale e politica rispetto al futuro dell’umanità. Un secondo punto riguarda il contributo degli esperti, anche russi e statunitensi, che conoscono direttamente la realtà delle rispettive potenze nucleari”.

In che modo è possibile promuovere concretamente il processo di disarmo?

“È necessario individuare vie concrete per rilanciare un processo di disarmo, soprattutto in vista dell’appuntamento del 27 aprile. Occorre proporre nuovi accordi e strumenti operativi che consentano di riavviare un percorso credibile di riduzione degli arsenali, a partire dalle potenze membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, che hanno un ruolo prioritario. Le precedenti fasi di disarmo hanno dimostrato che la conversione del materiale nucleare militare può generare benefici economici rilevanti, oltre che vantaggi ambientali e tecnologici. La tecnologia nucleare, se orientata a fini civili, trova applicazioni importanti in campo energetico, medico e scientifico. Un nuovo accordo potrebbe produrre vantaggi non solo sul piano della sicurezza internazionale, ma anche su quello economico, ambientale e tecnologico, mantenendo come obiettivo centrale la costruzione della pace”.

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