La Festa dei Lavoratori rappresenta una ricorrenza dal profondo valore storico, sociale e civile. Non è soltanto un giorno di celebrazione, ma un momento di memoria e riflessione sulle conquiste ottenute nel tempo grazie alle lotte del movimento operaio. Nel contesto contemporaneo segnato da fragilità occupazionali e trasformazioni del lavoro, questa giornata invita a interrogarsi sul presente e sul futuro dei diritti. Interris.it, in merito alla valenza di questa giornata e agli scenari futuri del mondo del lavoro, ha intervistato il dott. Antonio Russo, presidente della Fondazione Achille Grandi.
L’intervista
Presidente Russo, qual è il significato più profondo della Festa dei Lavoratori?
“Non si tratta soltanto di una ricorrenza da commemorare, ma di una memoria viva. Ricordiamo una data importante: nel 1886, a Chicago, migliaia di operai scioperarono per riscattare la propria condizione. Da lì nacque una stagione di diritti sociali, civili e del lavoro, radicata in quella ribellione contro condizioni disumane: turni massacranti, assenza di tutele, padroni che dettavano legge. Quelle lotte hanno promosso il riscatto dei lavoratori e, più in generale, i diritti nel mondo. Anche in Italia abbiamo pagato un prezzo alto: basti pensare a Portella della Ginestra, dove il 1° maggio 1947 furono uccisi undici lavoratori. Episodi come questo mostrano quanto sia costato affermare diritti oggi dati per acquisiti. Il movimento dei lavoratori ha contribuito a costruire la nostra democrazia”.
La Costituzione sancisce dei principi importantissimi su questo tema..
“Si, non è un caso che la Costituzione affermi, all’articolo 1, che la Repubblica è fondata sul lavoro. Quel principio indica una direzione precisa. Tuttavia, molti diritti restano incompiuti: basti pensare all’articolo 36, che garantisce una retribuzione dignitosa, mentre oggi milioni di lavoratori sono poveri. La Festa dei Lavoratori, quindi, è un richiamo a continuare questa lotta. I diritti non sono conquistati una volta per tutte: dietro di essi ci sono volti, sacrifici, anche vite spezzate. È un giorno da spiegare ai giovani, perché comprendano che le conquiste sociali sono frutto di impegno collettivo”.
La Fondazione Achille Grandi promuove la condizione sociale dei lavoratori sulla base dei valori della dottrina sociale della Chiesa. Come state compiendo questa missione?
“Stiamo cercando di fare due cose fondamentali. La prima è tutelare e attuare la Costituzione, affinché non resti un testo formale ma diventi concreta nella vita delle persone. Questo significa anche spiegare cosa accade oggi nel Paese, dove la situazione sociale rischia di diventare esplosiva. È vero che l’occupazione è cresciuta, ma bisogna chiedersi quale lavoro: con quali salari, per quanto tempo, con quale stabilità. Senza qualità del lavoro, i numeri dicono poco. Servono riforme strutturali. In Italia i salari sono fermi da decenni e l’inflazione è cresciuta. A ciò si aggiungono precarietà, lavoro nero e nuove povertà. Ci sono persone che lavorano, anche con più impieghi, senza riuscire a vivere dignitosamente”.
Siamo di fronte a un problema strutturale..
“Si, questo è un problema strutturale e richiede politiche strutturali. Un altro fronte è quello energetico ed economico: le crisi internazionali incidono sui costi e, a catena, sui salari e sui prezzi. Senza una politica industriale ed energetica forte, il sistema si squilibra ulteriormente. Inoltre, continuiamo a perdere giovani qualificati che emigrano: è un impoverimento del futuro del Paese. Infine, serve una visione europea più forte e una redistribuzione più equa della ricchezza. Senza questo, lo squilibrio sociale continuerà ad aumentare. Il nostro impegno è culturale e politico: sostenere proposte che vadano nella direzione di maggiore equità, dignità del lavoro e sviluppo sostenibile”.
Quali sono i suoi auspici per lo sviluppo del mondo del lavoro sotto il profilo etico?
“Il primo è l’attuazione concreta dell’articolo 36 della Costituzione: il lavoro deve garantire una vita libera e dignitosa. Poi, la sicurezza: è inaccettabile che si continui a morire sul lavoro o a lavorare in condizioni nocive. Un altro punto è la formazione continua: oggi le persone, rispetto al passato, cambiano lavoro più volte e devono essere accompagnate in questo percorso. Infine, è fondamentale l’unità del mondo del lavoro. L’auspicio è semplice ma impegnativo: nessuno deve essere lasciato indietro e il lavoro deve tornare a essere uno strumento di dignità, libertà e partecipazione”.

