Digitale “terra di missione”: l’impegno di don Di Noto per una Rete più sicura

In occasione dell’Internet Safer Day, il presidente dell’Associazione Meter don Fortunato Di Noto parla della sua missione per rendere il mondo digitale più abitabile per i minori

Nell'immagine: a sinistra Foto di Kelly Sikkema su Unsplash, a destra don Fortunato Di Noto (Foto © )

Ore del giorno passate online, navigando in acque che sanno nascondere pericoli. Il ritratto dei giovani e dei giovanissimi italiani riguardo le loro abitudini digitali è sfaccettato: utilizzano strumenti di cui si dichiarano anche consapevoli dei potenziali rischi.

I dati

Ragazzi e ragazze temono il cyberbullismo e la condivisione non consensuale di immagini intime (revenge porn), come evidenzia l’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes e Scomodo. Un rischio, la seconda, aggravata dall’intelligenza artificiale. L’Associazione Meter, fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto per contrastare la pedocriminalità e la violenza digitale, lo denuncia nel dossier “Intelligenza artificiale: conoscere per prevenire, dalla pedopornografia ai deepnude”. L’AI è considerata anche una risorsa o un rifugio confidenziale dai ragazzi. Un’indagine di Telefono azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa ha rilevato che tra i 12 e i 18 anni uno su tre dichiara di utilizzare con frequenza strumenti come chatbot e sempre l’Osservatorio indifesa riporta poco che meno di uno su quattro ha chiesto un consiglio all’AI per un problema sentimentale, per motivi di salute o per ricevere aiuto psicologico.

L’intervista

In occasione del Safer Internet Day, Interris.it ha intervistato don Di Noto.

I giovani passano molte ore online, utilizzando quegli stessi strumenti di cui dicono di conoscere i rischi. C’è effettiva consapevolezza nei loro comportamenti?

“Oggi si parla molto di più dei rischi della Rete e i ragazzi in questi anni hanno ricevuto molta informazione. L’Associazione Meter va nelle scuole a tenere incontri dove li affronta in maniera serena e chiara, fornendo un’informazione puntuale e onesta. Dal nostro ultimo rapporto dello scorso giugno emerge che i minori sono consapevoli dei possibili rischi, ma molti possono naufragare nelle periferie e nella violenza digitale”.

Come rendere Internet più sicuro?

“Bisogna educare ed aiutare i minori nel mondo reale a riconoscere i meccanismi dentro la Rete perché possano navigare in sicurezza e serenità e al tempo stesso siano vigili e attenti che non capitino episodi di violenza digitale. Non dobbiamo allarmarli, ma investire in prevenzione e trasmettergli la certezza che quando navigano non sono soli, c’è sempre un punto di riferimento su cui contare. San Giovanni Paolo II aveva definito Internet ‘un dono di Dio all’uomo’, impariamo ad assaporare la bellezza di questo dono”.

Foto di Compare Fibre su Unsplash

I giovani e i giovanissimi si si rivolgono alle chatbot, ci parlano, gli chiedono consigli e ci si confidano. Perché si affidano al digitale?

“Le leggi puntano a inibire ai minori l’accesso ai social, ma la domanda è più profonda. Perché a 4-5 anni gli mettiamo in mano lo smartphone? Non si segue un processo educativo che va per gradi. La verità è che stiamo distruggendo il concetto delle relazioni, che non può avvenire con una macchina perché questa è sempre artificiale. Questo crea un grande senso di isolamento. C’è povertà di emozioni, una desertificazione di umanità, e siamo convinti che una macchina possa risolvere il nostro dolore e la nostra sofferenza. Possiamo utilizzare l’intelligenza artificiale per una diagnosi medica o per motivi di studio, ma non dobbiamo cadere nell’illusione di parlare con una persona”.

La tecnologia sarà sempre più veloce della società, delle famiglie e delle istituzioni?

“Avanzerà sempre di più e tra pochi anni potremo trovarci ad affrontare situazioni in cui sarà troppo invasiva. Mi unisco all’appello di papa Leone a fare attenzione e a non disumanizzare l’uomo attraverso la tecnologia. L’intelligenza artificiale non è una persona in carne ed ossa con emozioni e sentimenti, ma una macchina che rielabora miliardi di informazioni. I genitori dovrebbero essere più consapevoli ed accorti: da un nostro questionario è emerso che nove minori su dieci hanno interagito con una chatbot”.

Foto © Associazione Meter

Nell’anno giubilare ha avuto l’intuizione di aprire una porta santa anche nel web, “varcata” da oltre un milione di “pellegrini della Rete”. Ci racconta com’è andata?

“Da quando ho cominciato a utilizzare Internet nel 1989 ho cercato di fare diventare il digitale una terra di missione per renderlo più abitabile. L’idea di una ‘porta santa digitale’ mi è venuta mentre osservavo dei ragazzini stare al cellulare quando papa Francesco apriva la porta santa al carcere di Rebibbia. L’obiettivo era di rendere Internet un luogo di speranza e responsabilità, se l’uomo vive in maniera positiva nella Rete allora il mondo digitale diventa un posto più sicuro anche per i minori. Ha avuto un impatto comunicativo che non mi aspettavo, in tanti l’anno percepita come una cosa – cito – ‘geniale’. Stiamo raccogliendo in un libro tutto il materiale del periodo che è stata aperta e ‘varcata’. E magari tra 25 i nuovi nativi digitali potranno utilizzarla di nuovo”.

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