La tutela degli ecosistemi marini rappresenta una priorità globale, fondamentale per la salute del pianeta e il benessere delle generazioni future. I mari e gli oceani svolgono un ruolo cruciale nel regolare il clima, nel garantire biodiversità e nel sostenere economie e comunità costiere. Salvaguardarli significa non solo proteggere l’ambiente, ma anche promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo. È per questo che le strategie di conservazione marina richiedono un impegno condiviso, scientificamente fondato e concretamente attuabile. Interris.it, su questi temi, in occasione della Giornata Marittima mondiale, ha intervistato il professor Alberto Felici, direttore del Master “MARAC” dell’Università di Camerino.

L’intervista
Professor Felici, qual è il significato della Giornata Marittima mondiale?
“E’ una delle ricorrenze promosse dalle Nazioni Unite per la tutela dell’ecosistema marino. Noi del Master Marac collaboriamo da tempo con l’ONU, in particolare con l’UNRIC – West Europe. Siamo direttamente coinvolti nella promozione di queste giornate, che non servono solo a ricordare l’importanza del mare, ma anche a riportare l’attenzione su tematiche cruciali legate alla sua salvaguardia. È un’occasione per fare il punto della situazione, verificare lo stato dell’Obiettivo 14 dell’Agenda ONU – quello dedicato alla vita sott’acqua – e per valutare anche altri obiettivi collegati al mare. Serve a capire dove siamo arrivati, cosa è stato fatto e quali azioni correttive o implementazioni siano necessarie”.
Quali sono le principali minacce alla biodiversità marina e quali gli interventi urgenti per tutelare l’ecosistema?
“La minaccia più grave è rappresentata dai cambiamenti climatici. Le variazioni di temperatura e composizione chimica del mare stanno alterando profondamente l’ambiente marino, spingendo le specie autoctone a spostarsi e favorendo l’ingresso di specie aliene, che modificano gli equilibri esistenti. Questi cambiamenti incidono su molti aspetti, ad esempio sulla capacità dei molluschi di costruire gusci resistenti, aumentando la loro vulnerabilità. Il risultato è una trasformazione profonda dell’ecosistema. In futuro si raggiungerà un nuovo equilibrio, ma non è detto che l’uomo possa ancora farne parte. Come è già accaduto nella storia evolutiva, prima i dinosauri, poi i mammiferi, se cambia l’ambiente, cambiano anche le specie che possono abitarlo. Il vero problema non è l’ambiente in sé, ma la nostra capacità di adattarci”.
In che modo il Master Marac contribuisce alla tutela del mare e quali sono i vostri obiettivi
“Ai nostri studenti insegniamo, oltre alle competenze tecniche, a guardare con il cuore al mare e a chi ci lavora. Li formiamo alla sostenibilità quotidiana: ogni piccolo gesto può fare la differenza, soprattutto se condiviso da chi lavora sul mare ma anche da chi vive sulla terraferma e ne beneficia indirettamente. Il nostro approccio è stato lungimirante in più di un’occasione. Abbiamo evidenziato il problema del granchio blu circa un anno e mezzo prima che esplodesse, non perché fossimo ‘veggenti’, ma perché avevamo letto i segnali. Abbiamo adattato i nostri corsi a questa emergenza, come avevamo già fatto per la gestione degli sversamenti in mare, formando studenti che si sono rivelati fondamentali, ad esempio, durante l’incidente della Costa Concordia. Il nostro obiettivo è spostare l’attenzione su tutte le aree coinvolte nella filiera del mare, anche quelle che non lo vivono direttamente. Turismo, consumo, abitanti dell’entroterra: tutti devono adottare un approccio nuovo e responsabile. La tutela del mare inizia anche da terra”.

