“Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività. Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce”. Le parole di Papa Leone risuonano con particolare forza nella Giornata internazionale contro i discorsi d’odio, promossa dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione su un fenomeno che continua a minacciare la convivenza civile. In un tempo segnato dalla polarizzazione e dalla velocità dei social network, il Pontefice invita a recuperare il valore dell’ascolto e del rispetto, ricordando che il modo in cui comunichiamo può contribuire sia alla costruzione del dialogo sia all’alimentazione dell’odio.
L’odio corre sul web
Oggi il principale terreno di diffusione dell’odio è il mondo digitale. Secondo una recente ricerca, il 71,6% dei discorsi d’odio si manifesta online, mentre il restante 28,4% si registra nei contesti fisici, come scuole, luoghi di lavoro e spazi pubblici. Nel 2024 il sistema UNAR ha raccolto oltre 17 mila segnalazioni, la maggior parte delle quali emerse attraverso il monitoraggio di siti web, media e social network. Più di 10 mila episodi di hate speech sono stati rilevati proprio sui social, confermando come le piattaforme digitali siano diventate uno dei principali canali di diffusione di contenuti discriminatori. Un fenomeno che spesso resta sommerso, perché molte vittime non denunciano per paura, sfiducia o mancanza di strumenti adeguati.
La ricerca dell’Università della Calabria
A mettere in evidenza questa situazione è la ricerca “Mapping Hate and Discrimination in Italy: Structural Invisibility, Multi-Source Monitoring and the Calabrian Case Study”, coordinata dalla professoressa Giovanna Vingelli dell’Università della Calabria. Lo studio è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo MYTHiC – Mobilize Youth Tackling Hate in Calabria, finanziato dall’Unione Europea e coordinato dalla Fondazione L’Albero della Vita ETS, organizzazione impegnata nella tutela dei diritti dei minori e delle famiglie vulnerabili. La ricerca evidenzia come i discorsi d’odio e le discriminazioni continuino a rappresentare un problema diffuso. Particolare attenzione viene riservata alla Calabria, dove il fenomeno appare spesso invisibile non perché meno presente, ma perché meno denunciato e monitorato. Paura, sfiducia nelle istituzioni e difficoltà di accesso ai servizi contribuiscono infatti a mantenere nascosti molti episodi di discriminazione.
Il progetto MYTHiC
Per rispondere a questa sfida è nato il progetto MYTHiC, che mette al centro le nuove generazioni. L’iniziativa punta a fornire a ragazze e ragazzi gli strumenti per riconoscere i discorsi d’odio, soprattutto online, e contrastarli in maniera consapevole. Finora il progetto ha coinvolto oltre 840 studenti, più di 30 docenti e decine di operatori territoriali. Tra i partecipanti sono stati selezionati anche gli “Equity Defender“, giovani formati per promuovere inclusione, rispetto e cittadinanza digitale all’interno delle proprie comunità.
Educare per prevenire
Accanto alle attività formative, MYTHiC rafforza i servizi di ascolto per le vittime e favorisce la collaborazione tra scuole, enti locali e organizzazioni sociali. L’obiettivo è costruire comunità più inclusive e capaci di prevenire discriminazioni e violenze prima ancora che si manifestino. “I dati della ricerca confermano una realtà con cui non possiamo evitare di confrontarci: l’odio ha trovato nel digitale il suo principale canale di amplificazione”, ha dichiarato Isabella Catapano, direttrice generale della Fondazione L’Albero della Vita. “Con il progetto MYTHiC vogliamo rendere i ragazzi protagonisti attivi del cambiamento all’interno delle loro comunità. Trasformare lo spazio online e fisico da luogo di discriminazione a spazio di inclusione è una sfida culturale che riguarda la tenuta del nostro tessuto sociale”.
Disarmare le parole per disarmare il mondo
“Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra”, conclude Papa Leone. Un appello che oggi assume il valore di un programma culturale e sociale: scegliere un linguaggio rispettoso, aperto all’ascolto e capace di riconoscere l’umanità dell’altro è il primo passo per contrastare la diffusione dell’odio e costruire una società più giusta e fraterna.

