Dal calcio al post-terremoto: Rosella Sensi tra i campioni e la rinascita di Visso

L’intervista di Interris.it a Rosella Sensi, Sindaco di Visso (Macerata), già Presidente dell’AS Roma Calcio dal 2008 al 2011

A sinistra: Visso. Immagine creata con ChatGpt A destra: Rossella Sensi. Foto © Paolo Cerroni da Imagoeconomica

Rosella – figlia di Franco Sensi (presidente del terzo scudetto dell’AS Roma) – svolge, dal 2024, il mandato di sindaco nel borgo maceratese di Visso, dove hanno ricoperto la medesima carica anche il nonno Silvio e il padre Franco.

La biografia

Laureata in giurisprudenza alla Luiss, ha ricoperto all’interno della società sportiva AS Roma prima il ruolo di amministratore delegato e successivamente, dal 28 agosto 2008 al 28 giugno 2011, anche quello di presidente. È stata anche presidente dell’azienda di famiglia, Compagnia Italpetroli, fino a quando non è stata ceduta a UniCredit. Dal 28 ottobre 2015 al 16 marzo 2016 è stata a capo del Dipartimento calcio femminile della Lega nazionale dilettanti. Vive e lavora dividendosi tra la Capitale e Visso, guidata dai valori che i genitori le hanno trasmesso, custodendoli come un’eredità preziosa: “Mio padre e mia madre mi hanno insegnato tutto ciò che conta davvero nella vita: mi hanno consegnato un patrimonio di valori, non soltanto attraverso le parole, ma soprattutto con la forza autentica del loro esempio. Ciascuno, con la propria sensibilità e in modo mirabilmente complementare, ha contribuito a formare la persona che sono, trasmettendomi determinazione ed entusiasmo, voglia di fare e costanza nel perseguire ogni obiettivo”.

L’intervista

Un percorso umano e professionale connotato da scelte importanti, traguardi prestigiosi ed emozioni travolgenti. Rosella ha raccolto l’eredità paterna, prima con la squadra del cuore e, da oltre due anni, nel ruolo di sindaco del Comune di Visso, portando in dote: impegno, determinazione, pazienza e perseveranza.

Che cosa rappresenta Visso nella tua vita, e perché hai scelto di mettere il tuo impegno al servizio di questa comunità?

“Roma, la mia città, ha caratterizzato ogni periodo della mia vita e la amo per ogni sua sfaccettatura: il suo fermento, le sue opportunità e quella vitalità che insegna presto a guardare lontano. Visso è il mio punto di riferimento affettivo: un luogo fatto di relazioni sincere, montagne che insegnano il valore della resilienza e tradizioni che raccontano una storia ancora viva. È il luogo dove trascorrevo, fin dall’infanzia, le vacanze e dove papà Franco ha fatto il sindaco nel ricordo di mio nonno Silvio. Il loro impegno per questa terra mi ha insegnato molto; seguire le orme di due così grandi uomini è una grande sfida alla quale ho deciso di non sottrarmi. Crescere tra due mondi è stato un privilegio e una scuola di vita”.

Qual è l’insegnamento più prezioso che hai ricevuto da tuo padre Franco?

“Sicuramente la determinazione e la passione. Papà affrontava le sfide con coraggio e con la convinzione che il progresso e il successo richiedono visione, capacità decisionale e assunzione di responsabilità”.

Dalla guida dell’AS Roma all’amministrazione di un Comune: due responsabilità molto diverse, ma entrambe fondate su leadership, visione e gestione delle persone. Quali insegnamenti maturati nel mondo dello sport hai portato con te nella tua esperienza amministrativa?

“L’esperienza maturata ai vertici dell’AS Roma mi ha consentito di confrontarmi quotidianamente con campioni, personalità di grande spessore e dinamiche di squadra particolarmente complesse. Ne ho tratto competenze che si sono rivelate preziose anche nell’esercizio delle funzioni di sindaco. La prima è la capacità di mediare tra istanze diverse e di scegliere con ponderazione a chi affidare responsabilità, valutando le persone – come si è chiamati a fare con i grandi giocatori – non soltanto per il rendimento mostrato sul campo, ma anche per la coerenza e il valore dimostrati al di fuori di esso. La seconda, non meno rilevante, è la capacità di riconoscere e valorizzare i talenti, orientandoli verso un obiettivo comune che superi le ambizioni individuali”.

Qual è il ricordo legato all’emozione più grande che hai vissuto?

“La più grande, scontato dirlo, l’ho provata al fischio finale della partita che, il 17 giugno 2001, ci ha consegnato lo scudetto. Ero fuori di me dalla gioia, sospesa tra il boato di uno stadio in festa e il silenzio carico di emozione dell’abbraccio con mio padre. Quell’emozione non è stata soltanto la gioia di una vittoria sportiva. In quell’abbraccio c’era molto di più: anni di sacrifici, sogni condivisi, dedizione, responsabilità e amore per quei colori”.

Tra le persone che hanno accompagnato il tuo percorso umano e professionale, a chi desideri esprimere una particolare gratitudine?

“La gratitudine più profonda va alla mia famiglia, il cuore e il porto sicuro della mia vita. A mio marito, presenza salda e compagno autentico di ogni cammino, che condivide, quotidianamente, con me gioie, sacrifici e responsabilità, sostenendomi con amore, pazienza e generosità anche nei momenti più difficili. E alle mie figlie, il dono più prezioso, che con la loro presenza, il loro affetto e la loro spontaneità mi aiutano, ogni giorno, a ritrovare la misura delle cose davvero importanti. Non c’è traguardo che non porti il segno del loro amore, della loro comprensione, della loro vicinanza. Un pensiero particolare riconoscente lo rivolgo agli uomini della scorta che per alcuni anni, a partire dal 2009, hanno accompagnato me e la mia famiglia, tutelandoci con professionalità, coraggio e assoluta dedizione. Dietro un servizio svolto spesso nel silenzio e lontano dai riflettori vi sono sacrificio, senso del dovere e una profonda umanità che ho avuto modo di conoscere e apprezzare ogni giorno. A loro rivolgo il mio più affettuoso e sincero grazie”.

Guardando al futuro, quale sogno custodisci per la “Perla dei Sibillini” e quale ricostruzione immagini per questa comunità così profondamente ferita ma ancora capace di sperare?

“Il mio desiderio è veder rialzarsi Visso dalle ferite del terremoto, accompagnando questa comunità verso una ricostruzione autentica: capace di restituire al borgo la sua bellezza, i suoi luoghi, la sua memoria, la sua identità; e alla sua gente la fiducia di tornare, finalmente, a guardare al futuro. Visso per me non è solo un Comune da amministrare: è un luogo dell’anima, una parte della mia storia familiare e personale. Qui ci sono le radici di chi mi ha preceduto, l’impegno di mio nonno Silvio e di mio padre Franco, e c’è una comunità che in questi lunghi dieci anni ha sofferto molto, spesso in silenzio, senza però perdere dignità, forza e speranza. Il sisma non ha segnato soltanto le pietre e i muri del borgo, ma anche l’anima profonda della comunità. Ricostruire significa restituire vita alle comunità, senza lasciare indietro nessuno, e ripristinare quella normalità che il terremoto ha drammaticamente spezzato”.

Sconto del 15% sul primo acquisto su StampaeStampe.it
Sconto del 15% sul primo acquisto su StampaeStampe.it

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Lenovo

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: