Intorno a una fontanella pubblica, a Roma chiamate familiarmente “nasoni”, delle persone riempiono taniche di varie dimensioni. E’ un “Daje de acqua”, l’evento di innaffiamento che raduna i volontari dell’associazione di riforestazione urbana Daje de alberi. La condivisione della cura del verde è importante quanto la messa a dimora perché indica il coinvolgimento nel bene comune, il verde urbano. “Gli alberi sono alleati della nostra qualità della vita”, dice a Interris.it Lorenzo Cioce, fondatore e presidente di Daje de alberi, “la condivisione è fondamentale nel nostro lavoro di riforestazione, da soli non si va lontano”. Non per niente loro motto è “condivide et albera”, confermato dall’arrivo di due nuovi volontari.

Daje de attività
“A quell’albero mettiamo venticinque litri”. “Raccogliamo un po’ di immondizia”. “Quanto hai messo a quello? Sto dando la seconda tanica”. “Facciamo un po’ di pacciamatura”. Sono gli scambi che intercorrono a Largo Rodolfo Lanciani, non lontano dalla stazione di Roma Tiburtina, durante il via vai per innaffiare una ventina degli oltre alberi 300 messi a dimora in quattro anni. Gli incontri “Daje de acqua” si tengono principalmente in estate, ogni settimana per via delle temperature molto elevate. La cura, diversificata in base al ciclo delle stagioni, impegna l’associazione tutto l’anno, per un triennio dopo l’impianto, in modo da garantire l’attecchimento delle piante. Lorenzo, Francesco, Valentina, Fausto e le new entries Stefania e Alessandro, dopo un momento di coordinamento, raccolgono i rifiuti nella tazza alla base dell’albero e nei dintorni, indossando guanti per proteggersi, e innaffiano.

Cura e bellezza
“Sporcarsi le mani” per Daje de alberi testimonia l’impegno per il bene comune. Quello che nel 2021 ha dato i natali all’associazione, con la messa a dimora dei primi alberi “per dare un segnale di cura e bellezza davanti alla scuola media che avevo frequentato”, racconta Cioce, mosso dal “desiderio di vederne di nuovi nelle strade, coinvolgendo la comunità e credendo nella partecipazione”. La missione è mettere a dimora alberi perché i loro servizi eco-sistemici aiutano la mitigazione e l’adattamento agli effetti del cambiamento climatico, danno ristoro e contrastano le isole di di calore urbane, abbelliscono i luoghi. Un impegno che vede un riscontro anche dai diversi premi ricevuti, solo per restare al 2025 la menzione come “Custode della macchia mediterranea” e il riconoscimento da Roma Capitale tra le migliori pratiche di crowdfunding. Daje è presente in sei municipi su quindici e lavora ai prossimi progetti in cooperazione con l’amministrazione capitolina e il coinvolgimento di Intesa Sanpaolo e dell’organizzazione statunitense Arbor Day Foundation. A settembre il calendario segna la partecipazione “a Eco Festival, un importante evento nazionale dedicato alla mobilità sostenibile e alle città intelligenti”.

Connessione alberi-persone
Sottoterra le radici si collegano tra loro, al di sopra del livello del suolo s’intrecciano rapporti umani. “In un’ottantina di eventi di volontariato abbiamo raggiunto almeno 200 persone, tra innaffiatori, volontari e donatori”, continua il fondatore-presidente, “riconnettere gli alberi e le persone è un obiettivo della nostra associazione, le relazioni e le interconnessioni sono fondamentali”.

Partecipazione e beneficio
Il verde urbano è un bene comune, quindi una responsabilità collettiva. Oltre a questo, il contatto con la natura può contribuire al benessere generale delle persone. La partecipazione e i benefici emergono dalle parole dei presenti. “Dopo una giornata di lavoro, darsi da fare con queste attività permette di scaricarsi”, dice Francesco, volontario e socio. Vicino a lui Fausto, l’esempio come il volontariato sia intergenerazionale e faccia incontrare persone di età diverse. A Stefania “è piaciuto molto vedere questa partecipazione nella cura dell’ambiente”. Alessandro è arrivato a Daje tramite i social in virtù del suo interesse per il verde e la spinta a essere un cittadino attivo. “Veder altre persone fare queste cose è una grande gioia, perché vuol dire aver raggiunto l’obiettivo principale, ampliare la cura sul territorio”, commenta Cioce.

