Un cuore indiviso. L’anima e il suo sposo nelle catechesi di Carmen Hernández

Chi ha conosciuto Carmen Hernández e ha potuto ascoltare la sua predicazione può testimoniare che le sue catechesi e le sue riflessioni contengono una sapienza che merita di diventare patrimonio della Chiesa universale. In particolare la sua teologia della donna e le riflessioni sulla verginità che ora vengono proposte ai fedeli in un nuovo libro.

Si intitola “Cuore indiviso. Missione e verginità in Carmen Hernández” il libro edito da San Paolo che raccoglie le riflessioni della serva di Dio, iniziatrice del Cammino Neocatecumenale assieme a Kiko Argüello, sulla verginità, il celibato e la castità. Nel libro sono raccolte e commentate catechesi e riflessioni di Carmen, presentate in modo tematico con commenti e riferimenti alle Sacre Scritture.

Il libro, pubblicato e lanciato in questo tempo di Pasqua, ha superato ogni aspettativa visto che in poche ore le richieste hanno superato le disponibilità di magazzino esigendo una prima ristampa in tempi record. L’autrice Josefina Ramón Berná, missionaria spagnola appartenente al Cammino, da molti anni catechista in America Latina e in Cina, definisce le riflessioni di Carmen Hernández contenute nel libro “un tesoro di grazia per la donna”.

Il testo originale è stato pubblicato dalla casa editrice della Conferenza Episcopale Spagnola (BAC) e conta con la prefazione di Kiko Argüello che, assieme a Carmen, ha dato vita all’esperienza del Cammino nelle baracche di Madrid prima di approdare a Roma. L’opera è stata inizialmente pensata come un aiuto e un sostegno per le ragazze in discernimento vocazionale e per le vocazioni alla verginità e alla vita religiosa sorte all’interno del Cammino. Ma è poi diventato, lungo la stesura, uno strumento di riflessione e di approfondimento per tutti i fedeli, indipendentemente dal loro stato di vita.

Nulla ha senso nella vita cristiana, afferma infatti Kiko nella prefazione, se non c’è un’unione profonda con Cristo, una relazione sponsale con lui. La verginità è un “segno escatologico di questo amore spirituale ed eterno”.

Di particolare importanza la figura di Maria, vergine e madre, alla quale Carmen è stata da sempre molto legata nella sua predicazione sulla donna. Ma anche le figure di donne nella Bibbia a cui è dedicato un capitolo, immagini e prefigurazione della Madre del Redentore. Per parlare dell’importanza della donna Carmen si è sempre basata sulle storie delle donne bibliche, sia delle Madri dell’Antico Testamento che delle figure del Nuovo Testamento come la samaritana, la cananea e Maria Maddalena.

È attorno alla donna, ci ricorda Carmen nelle sue catechesi, che si gioca una battaglia escatologica. Il demonio attacca la donna perché ha in sé la “fabbrica della vita”, l’utero. Per questo le muove guerra dall’inizio alla fine delle Scritture. Per questo oggi la donna è così attaccata. Lontano dalle ideologie femministe (che Carmen definì “la più grande menzogna che il diavolo ha inventato per distruggere la donna e la famiglia”) e contro ogni lotta di potere e di competizione con l’uomo, tentazioni presenti oggi anche nella Chiesa, Carmen ha sempre sottolineato il ruolo fondamentale della donna nell’antropologia cristiana e nella storia della salvezza. La sua voce “si leva come un grido a difesa della donna, della vita, perché chi la tocca, chi la distrugge, distrugge la vita”. Il nostro secolo non ha solo la bomba atomica, affermava Carmen, ma anche la “bomba genetica” per cui la morte entra nel grembo stesso della donna, luogo pensato da Dio per dare la vita, immagine della paternità creatrice di Dio.

“Non si tratta solo di una verginità fisica ma di una verginità del cuore”, del dono profondo di sé. Per questo nessuno deve sentirsi escluso da questa chiamata ad avere un cuore indiviso. Al contrario, tutti – religiosi, sacerdoti, sposati o celibi – devono considerarsi chiamati ad un rapporto sponsale con il Signore, ad avere un “cuore indiviso”. Non si tratta di una questione morale, di un moralismo o puritanesimo, ma di una relazione di amore sponsale con Dio.

Non c’è Verginità o celibato senza un incontro personale e serio con Cristo. Per questo le vocazioni all’interno del Cammino Neocatecumenale nascono nel contesto di un itinerario di fede e di riscoperta del battesimo vissuto in una comunità alla luce della Parola che si rivela e parla al cuore di ogni fedele.

L’evangelizzazione è intimamente legata a questo dono di sé che è abbandono fiducioso nella volontà del Padre. Con il proprio assenso alla chiamata (non un sì volontaristico), sul modello della Vergine Maria che accolse l’annuncio dell’angelo, il cristiano apre la propria vita allo Spirito Santo, capace di trasformare e di testimoniare la presenza divina nell’uomo. La chiamata alla verginità, così come quella al celibato è “aprirsi all’infinito, è lasciare la piccolezza di questo mondo, la limitatezza dell’adesso” per lanciarsi verso il luogo che Dio indicherà. “È fantastico dedicarsi veramente a Dio ed essere in comunione con tutto l’universo”.

In questa società materialista ed edonista in cui la verginità non viene considerata una virtù ma un difetto, e nella quale il ruolo della donna viene sminuito e il suo corpo strumentalizzato, la donna ha una missione profetica ed escatologica: il suo stesso corpo annuncia il cielo. Nella verginità la donna (così come i sacerdoti col loro celibato) è chiamata a rendere presente la risurrezione, la vita eterna, a mostrare ciò che saremo.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: