Con Geronimo Stilton alla scoperta dell’IA: l’iniziativa dell’Agia

Geronimo Stilton e AgiaA portano l’IA nelle scuole primarie. La dottoressa Marina Terragni spiega obiettivi e sfide del progetto

A sinistra: la dottoressa Marina Terragni. A destra: un'illustrazione del libro-gioco Foto gentilmente concesse

L’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nella quotidianità di bambini e adolescenti e il tema dell’educazione digitale non è più rimandabile. Nove ragazzi su dieci utilizzano strumenti di IA per studiare e fare i compiti, sperimentandone le potenzialità ma anche i limiti, spesso senza una guida adulta realmente consapevole. La velocità dello sviluppo tecnologico supera infatti i tempi di adattamento di famiglie e scuole, rendendo urgente un percorso di orientamento e responsabilizzazione. Da questa esigenza nasce, con Edizioni PIEMME, il libro-gioco Geronimo Stilton alla scoperta dell’intelligenza artificiale, pensato per le classi quarte della scuola primaria come primo passo di “prealfabetizzazione” all’IA: non un manuale tecnico, ma uno strumento per costruire consapevolezza. Ne parliamo con la dottoressa Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che spiega obiettivi, contenuti e prospettive di un’iniziativa volta ad accompagnare i più piccoli verso un uso critico, equilibrato e responsabile delle nuove tecnologie.

L’intervista

Come mai avete pensato a un libro su questo argomento, rivolto in particolare a bambini e genitori, per preparare i più piccoli ai rischi dell’intelligenza artificiale?

“Perché l’intelligenza artificiale esiste già ed è largamente utilizzata dai ragazzi: nove su dieci la impiegano per studiare e fare i compiti. Pur riconoscendone le criticità, si accorgono che, se delegano troppo allo strumento, la qualità del loro apprendimento si impoverisce. L’IA fa quindi già parte della vita quotidiana di bambini e adolescenti. Non volevamo proporre un manuale tecnico, ma offrire un contributo di prealfabetizzazione. Il libro, destinato alle classi quarte della primaria, aiuta a comprendere due aspetti fondamentali: che l’intelligenza artificiale esiste e che non è una persona, ma una cosa. È un punto centrale. Alcune ricerche mostrano che un terzo dei ragazzi tende a instaurare con l’IA relazioni personali: può diventare un amico immaginario, talvolta percepito come reale, o addirittura sostituire un adulto o uno specialista nei momenti di fragilità. È quindi essenziale chiarire che si tratta di uno strumento, capace di simulare modalità umane, ma pur sempre una tecnologia”.

Come mai avete scelto proprio Geronimo Stilton per accompagnare i più piccoli alla scoperta dell’IA?

“Avevamo già collaborato su altri temi e c’era un rapporto consolidato. Ci è sembrato il personaggio ideale per guidare i bambini in questo primo approccio, con un linguaggio familiare e accessibile”.

Nel libro si affrontano concetti complessi come bias e allucinazioni. È importante introdurli già nella primaria?
“È importantissimo, perché i bambini iniziano a usare questi strumenti già a 8-9 anni. Parliamo di prealfabetizzazione: non spieghiamo il funzionamento tecnico dell’IA, ma aiutiamo a costruire l’atteggiamento corretto nei suoi confronti. È un primo passo per sviluppare consapevolezza critica”.

L’educazione all’intelligenza artificiale dovrebbe diventare strutturale nei programmi scolastici?

“Credo di sì. La tecnologia è ormai così pervasiva che si parla di ‘all life’: non esiste più una netta distinzione tra vita online e offline. Il filosofo Luciano Floridi ha coniato questo termine proprio per descrivere questa fusione. In alcuni Paesi l’IA è già materia di studio. Servono però tempo e formazione per docenti e genitori, che devono comprendere opportunità e rischi prima di trasmetterli ai ragazzi”.

Avete incontrato difficoltà nel tradurre questi concetti per bambini di 9-10 anni?

“Il testo è stato realizzato da una scrittrice esperta, in collaborazione con noi, capace di rendere accessibili anche temi complessi. Siamo soddisfatti del risultato. C’è un forte interesse: al webinar di presentazione per dirigenti e insegnanti si sono già iscritti oltre 200 partecipanti. Segno di un bisogno reale di orientamento”.

Il progetto appare molto curato e chiaro.

“Abbiamo mantenuto il linguaggio tipico del personaggio. Personalmente ho insistito molto su un aspetto: far capire che non si ha a che fare con una persona reale. Dalle ‘persone’ non reali possono nascere delusioni e rischi concreti. Siamo di fronte a uno strumento potente, che può essere usato anche in modo improprio. Per questo è fondamentale sviluppare una coscienza critica. L’IA rappresenta un’opportunità straordinaria, ma richiede consapevolezza per massimizzarne i benefici e ridurne i rischi”.

Genitori e docenti come possono aiutare i più piccoli?

“Devono alfabetizzarsi a loro volta, comprendere bene lo strumento e trovare il linguaggio giusto per parlarne. La tecnologia corre velocissima e spesso si risponde con la ‘logica del divieto’, come nel caso delle proposte di limiti di età per i social. Sono misure utili, ma non sufficienti. Non basta vietare: occorre accompagnare. Il vero nodo è la distanza tra la rapidità dello sviluppo tecnologico e i nostri tempi di adattamento”.

Che riscontro vi aspettate dalle scuole?

“È già molto positivo. Pubblicheremo 30.000 copie, destinate a mille classi quarte, e il videogioco sarà disponibile online. L’interesse dimostra che c’è una domanda forte, anche da parte degli adulti che vogliono capire meglio”.

Avete previsto un ampliamento per altre fasce d’età?

“Per ora no. Il libro sarà distribuito nell’anno scolastico 2026-2027 e valuteremo i risultati. Per ragazzi più grandi servirebbe un progetto diverso. Ma sul tema del digitale l’attenzione resta alta e non escludiamo nuove iniziative in futuro”.

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