L’elezione di Papa Leone XIV rappresenta un evento di grande rilevanza non solo per la Chiesa, ma anche per tutti coloro che si impegnano quotidianamente nella promozione della giustizia sociale e della dignità del lavoro. Infatti, la scelta del nome pontificale richiama l’autore dell’enciclica “Rerum Novarum”, ovvero il testo fondativo dell’impegno cattolico nel mondo del lavoro. In un contesto segnato da profonde trasformazioni economiche e sociali, e da nuove forme di disuguaglianza e precarietà, questo richiamo appare quanto mai attuale e da approfondire. Interris.it, in merito a questi temi e al significato dell’elezione di Leone XIV al soglio pontificio, ha intervistato Angelo Colombini, già segretario confederale della Cisl, vicepresidente dell’Ebna e componente del CIV Inail.

L’intervista
Colombini, quali sono gli aspetti che l’hanno colpita di più della personalità di Papa Leone XIV?
“Ciò che più mi ha colpito di Papa Leone XIV sono state le prime parole pronunciato dopo la sua elezione sulla pace di Cristo risorto, ‘una pace disarmata e disarmante’. Tornano alla memoria le continue denunce di Giovanni Paolo II durante la guerra in Iraq e quelle di Francesco contro gli investimenti in armamenti. Il Santo Padre manifesta una spiritualità che si traduce in azione concreta e ci invita a camminare insieme e a costruire ponti per un dialogo comune, con l’incontro, unendoci per essere un solo popolo. Questo significa costruire una pace duratura e creare luoghi e istituzioni di pace. La sua guida autorevole è un incoraggiamento a continuare il nostro impegno per la dignità della persona e il bene comune.”
Il Santo Padre, con la scelta del suo nome, richiama Leone XIII, cos’ha significato questo per lei?
“La scelta del nome Leone XIV non è stata, a mio avviso, un semplice omaggio formale, ma un segnale preciso e profondo. Evoca immediatamente la figura di Leone XIII, il Papa che inaugura la stagione della modernità e che con l’enciclica Rerum Novarum nel 1891 diede inizio alla Dottrina Sociale della Chiesa. Per chi, come me, opera nel mondo sindacale, questo richiamo è motivo di rinnovata speranza e responsabilità. Significa ritornare alle radici della Dottrina sociale della Chiesa, che pone al centro la dignità del lavoro, la giustizia nei rapporti economici e la solidarietà nel mondo del lavoro. Leone XIV, con questa scelta, ci invita a rileggere oggi Rerum Novarum alla luce delle nuove sfide globali, della stagione post-moderna. Oggi vi sono problemi che allora non esistevano: le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale, la globalizzazione della economia e della finanza, la nuova geopolitica, e problemi ancora non risolti come la precarizzazione del lavoro, le disuguaglianze crescenti e la necessità di un’economia realmente umana. È un appello a coltivare il pensiero, a non dimenticare i principi dell’insegnamento della Chiesa e a renderli vivi e operanti nella storia presente.”
Cosa spera per il futuro di questo pontificato in riguardo agli aspetti legati alla Dottrina sociale della Chiesa e alla vicinanza verso le persone in difficoltà?
“La mia speranza, rispetto al pontificato di Papa Leone XIV, è che continui ad essere un faro per quanti credono che il Vangelo debba tradursi in giustizia sociale e inclusione. Mi auguro che il Santo Padre prosegua sulla via tracciata dai suoi predecessori, valorizzando la Dottrina sociale della Chiesa come insegnamento, patrimonio teorico e come strumento vivo per animare la società, la politica e l’economia La Rerum Novarum e Papa Francesco ci hanno insegnato che il lavoro non può essere considerato merce e il lavoro dignitoso è via di giustizia, pace e realizzazione della persona, principi che oggi vanno difesi con forza. Confido che Leone XIV continui a denunciare con la forza del bene le strutture che generano l’esclusione e lo sfruttamento, e a promuovere una cultura della fraternità, dove nessuno venga lasciato ai margini.”

