Clima, giovani e aree interne: idee e progetti per un’Italia più sostenibile

La dott.ssa Corinne Barbieri, responsabile del programma “Fa’ la cosa giusta!”, spiega come poter rilanciare le aree interne

La sostenibilità ambientale e la valorizzazione delle aree interne rappresentano oggi due sfide strettamente intrecciate per il futuro dei territori. In un momento storico fortemente segnato dalla crisi climatica e dallo spopolamento, questi luoghi tornano al centro del dibattito come spazi di innovazione, resilienza e nuove opportunità. Ripensare il rapporto tra uomo, ambiente e sviluppo significa investire su comunità locali, risorse naturali e modelli economici sostenibili, capaci di generare equilibrio e prospettive durature. Interris.it, su questi temi, ha intervistato la dott.ssa Corinne Barbieri, responsabile del programma culturale “Fa’ la cosa giusta!”.

L’intervista

Dottoressa Barbieri, in questa edizione di “Fa’ la cosa giusta!” avete parlato di diversi temi molto importanti riguardanti la Terra, come ad esempio le foreste, i cambiamenti climatici, l’agroecologia e le aree interne. Quali iniziative e quali incontri hanno messo in risalto questi temi e che messaggio avete voluto lanciare?

“Abbiamo organizzato diversi incontri su questi temi. Uno degli appuntamenti è stato promosso da PFC, ente impegnato nella tutela delle foreste, che quest’anno ha proposto un focus sugli effetti della crisi climatica e sul modo in cui le foreste stanno reagendo a questi cambiamenti, dati alla mano. Ne abbiamo parlato con Andrea Giuliacci, climatologo e meteorologo, Antonio Brunori di PFC e Alan Capelli Goetz, attore impegnato a livello europeo nella sensibilizzazione sulla crisi climatica, che ha approfondito anche il ruolo della comunicazione su questi temi. Abbiamo poi affrontato il tema del paesaggio all’interno dello spazio ‘Orto da Coltivare’, una community molto ampia dedicata agli appassionati. In questo contesto abbiamo incontrato Matteo Mazzola, esperto di paesaggio e agroecologia, con il quale abbiamo cercato di comprendere meglio cosa sia davvero il paesaggio, andando oltre l’idea superficiale della ‘cartolina’”.

L’azione antropica influisce sullo sviluppo del territorio..

Ci siamo interrogati su come l’azione antropica, in particolare attraverso l’agricoltura, possa interferire con il territorio oppure contribuire a renderlo più forte e resiliente agli effetti della crisi climatica. Un altro appuntamento importante ha riguardato il tema delle aree interne, che ogni anno cerchiamo di valorizzare all’interno della manifestazione. Quest’anno lo abbiamo fatto insieme a Maurizio De Matteis, giornalista e fondatore di Dislivelli, Filippo Tantillo, ricercatore esperto di politiche del lavoro, e monsignor Felice Accrocca, vescovo di Assisi e referente CEI per le aree interne.”

Le aree interne hanno un grande potenziale..

“Si, abbiamo cercato di tracciare una fotografia aggiornata di questi territori, evidenziando come non sia corretto considerarli destinati all’abbandono, ma come al contrario racchiudano un grande potenziale, grazie anche alla presenza di giovani che avviano esperienze e progetti innovativi.”

Che cosa vorreste dire ai giovani sui temi della sostenibilità e della valorizzazione delle aree interne nella loro interezza?

“È un tema complesso, che richiede studio e attenzione. Per questo ogni anno cerchiamo di coinvolgere numerose associazioni giovanili attive su questi fronti. Il messaggio che vogliamo lanciare è un messaggio di speranza: ha senso riportare l’attenzione su questi territori e investire in servizi nelle aree interne, perché rappresentano il cuore del nostro Paese. È da lì che spesso partono i giovani, ma è anche da lì che nascono idee capaci di rigenerare altri contesti, compresi quelli urbani e periferici. Possiamo dire che le aree marginali sono veri e propri laboratori di innovazione, in grado di generare nuove energie e stimoli per l’intero territorio”.

Guardando al futuro, quali sono i vostri auspici per il loro coinvolgimento su questi temi?

“Avendo la possibilità di dialogare con tanti giovani e con molte realtà nate dal basso, la speranza è che non perdano il coraggio e l’ambizione di sognare in grande. È importante che riescano a trasformare le loro idee in progetti concreti, continuando a credere nella possibilità di incidere realmente sui territori e sul loro futuro”.

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