Il “cineturismo” (o “movie tourism”), tendenza attuale in costante aumento, consiste nel visitare i luoghi, in Italia e nel mondo, in cui sono stati girati i film o le serie televisive, per rivivere le emozioni e le sensazioni provate dinanzi allo schermo.
Il fenomeno delle serie tv, così diffuso, ha, inevitabilmente, contribuito a incrementare tale forma di turismo. Profonda è la curiosità di vedere, dal vivo, i luoghi calcati da registi e attori; altrettanto intenso è il desiderio di certificare, al mondo, il fatto di esserci stati. Il desiderio di immortalarsi, con un selfie, nei luoghi delle riprese, trova, infatti, piena celebrazione nei social. Questi sono gli ingredienti che rendono il fenomeno così diffuso rispetto al passato, quando la frequentazione delle location era vissuta in proprio o condivisa con pochissimi.
Agenzie di viaggio, siti specializzati e libri tematici, contribuiscono a fornire informazioni precise al riguardo; un tempo, tale ricchezza di particolari non era di facile reperimento. Il turista di oggi si gode l’emozione di passare per i luoghi visti più volte, comparando l’immagine filtrata dagli schermi con quella, genuina, della realtà; tocca con mano, vive l’esperienza dei suoi beniamini, le loro storie, i loro messaggi. Il condizionamento mediatico incide, dunque, nella scelta di molti viaggiatori. La libertà di valutazione di una vacanza potrebbe essere, quindi, limitata da questo nuovo “parametro”, persuasivo, che si aggiunge a quelli classici della distanza, del tempo, della spesa, ecc.
I luoghi del cineturismo, in Italia e nel mondo, sono numerosissimi. omio.it, al link , offre “una mappa mondiale interattiva che mostra le location famose e sconosciute di film e serie popolari in tutto il mondo. Le serie e i film sono suddivisi in base al loro genere e possono essere visualizzati sulla mappa. In questo modo, i giramondo e gli appassionati di cinema possono pianificare il prossimo viaggio in Paesi lontani con scenari cinematografici”.
A titolo di esempio, in Italia, oltre alle mete classiche di Roma, Venezia e Firenze, sono ormai celeberrimi i luoghi di Matera utilizzati per la realizzazione del film “La passione di Cristo” e i diversi Comuni siciliani (in particolare nella provincia di Ragusa) per le riprese della serie tv “Il Commissario Montalbano”. Per le località più famose costituisce anche la possibilità di scoprire spazi poco conosciuti.
L’Italia, forte del suo patrimonio artistico e paesaggistico può essere considerata una sorta di location da Nord a Sud, senza soluzione di continuità. L’impatto economico nelle zone interessate è enorme, può contribuire alla valorizzazione e alla riqualificazione del territorio, offrendo diverse opportunità lavorative. Se la visita, poi, si arricchisce di appuntamenti, convegni e approfondimenti, propone anche un arricchimento culturale, un approfondimento della storia e delle caratteristiche di luoghi conosciuti soltanto in modo indiretto.
Il 30 ottobre 1978, nel Messaggio per il 50° dell’OCIC (Organizzazione Cattolica Internazionale del Cinema), San Giovanni Paolo II affermò: “Aiutare i nostri contemporanei e tutta la società a beneficiare realmente, sui piani umano e spirituale, dello sviluppo di questo settore importante, e a superare i rischi che esso comporta. Voi potete egualmente aiutare la Chiesa a comprendere meglio e a utilizzare le risorse di questa ‘settima arte’ per la sua missione di salvezza. […] In realtà, alcuni Paesi tecnicamente avanzati troppo spesso diffondono – e alcune giovani nazioni sembra che accettino troppo facilmente – una quantità di realizzazioni cinematografiche discutibili, senza preoccuparsi delle diversità culturali, etniche e storiche degli spettatori”.
cineturismo.it è il sito che offre molte informazioni sull’argomento, in particolare sulle location di film del passato e di quelli in produzione, per appassionati e per studenti. Fra i dati, al link https://www.cineturismo.it/index.php/i-nostri-servizi, si legge “Secondo le stime dell’AFCI (Association of film Commission International) il cineturismo a livello mondiale muove circa 250 milioni di turisti l’anno, con un fatturato di oltre 240 miliardi di euro”.
Federturismo, al link https://www.federturismo.it/it/i-servizi/news/586-news/news-2023/19572-jfc-il-cineturismo-attira-sempre-di-piu.html#:~:text=Si%20tratta%20di%201%20milione,soggiorni%20di%20movie%2Dtourists%20internazionali, nel 2023 precisava: “In Italia il cineturismo genera sui territori dove avvengono le riprese un beneficio economico pari a 597 milioni 440mila euro. Di questi, la maggior parte – 321 milioni circa – è il valore economico generato da coloro, italiani e stranieri, che scelgono di soggiornare e /o visitare in giornata i luoghi delle sceneggiature. Si tratta di 1 milione 344mila presenze turistiche (17,7% stranieri) e 11 milioni 603mila day user (34,2% stranieri). Purtroppo ancora oggi l’Italia riesce a raccogliere solo l’1,8% dei soggiorni di movie-tourists internazionali. L’altra quota è generata da quanto le case di produzioni lasciano sul territorio durante le riprese, che è pari a ulteriori 276 milioni 272mila euro, la maggior parte dei quali (il 41,5%) è distribuito tra maestranze/tecnici locali e le strutture alberghiere che ospitano le troupe. Se negli ultimi sette anni i movie-tourist internazionali sono aumentati, passando dai 42 milioni del 2016 ai 50,8 milioni del 2023, con un incremento del +21%, in Italia il fenomeno è tuttora marginale e il cineturismo non è ancora esploso, se si considera che sugli 8 milioni 385mila circa movie-tourist internazionali – che hanno questa come motivazione principale del loro soggiorno – coloro che scelgono l’Italia per visitare i luoghi dei grandi cinema sono 150.935 con una permanenza media di 1,5 notti e complessive 226mila presenze. In sostanza, vi è ancora molto lavoro da fare per i flussi stranieri interessati a questa tematica. Grande crescita, invece, del numero di connazionali che si muovono per cineturismo: nel 2023, saranno poco più di 698mila con una permanenza media pari a 1,6 notti, che genereranno complessivamente oltre 1 milione 117mila presenze”.
Da evidenziare lo sviluppo economico/istituzionale che ha accompagnato la fase più recente del cineturismo, in luogo di quella più genuina e libera degli inizi. cinema.cultura.gov, al link https://cinema.cultura.gov.it/per-gli-utenti/approfondimenti-tematici/focus-film-commission/, definisce “FILM COMMISSION l’istituzione riconosciuta dalla Regione (o Provincia autonoma) che, con finalità di pubblico interesse, svolge attività di supporto e assistenza alle produzioni cinematografiche e audiovisive nazionali e internazionali sul proprio territorio”.
La normativa (Legge 14 novembre 2016, n. 220 e DM 25/01/2018) dispone i requisiti per usufruire del sostegno economico da parte delle Regioni o delle Province autonome.
Daniele Corvi (avvocato ed esperto di spettacolo) e Fabio Melelli (docente e storico del cinema) sono gli autori del volume “Le Fondazioni Film Commission” (sottotitolo “Tra ruolo istituzionale e cineturismo”), pubblicato da “Morlacchi Editore” nell’ottobre scorso. Parte dell’estratto recita: “Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito alla crescita esponenziale e allo sviluppo delle film commission, organismi istituzionali operanti in ambito regionale, deputati principalmente all’attrazione delle produzioni audiovisive nei singoli territori di competenza […]A questi enti spettano, tra le altre, anche funzioni significative nell’ambito della formazione professionale del personale operante nelle produzioni audiovisive oltre alla promozione, anche turistica, del territorio. Tanto che le loro funzioni non possono non rimandare anche al concetto di cineturismo, ovvero di quel turismo sostanzialmente indotto dal successo di film e serie televisive, che porta legioni di cinefili a visitare i luoghi che hanno amato sul grande e piccolo schermo”.
Un territorio non nasce necessariamente “turistico”, con le strutture idonee per accogliere numeri ingenti di viaggiatori. È evidente una necessaria, non eccessiva, trasformazione del luogo per poter offrire servizi e ospitalità.
Viaggiare per “set” manifesta anche l’omaggio alle motivazioni che hanno indotto produttori e registi a scegliere una determinata ambientazione (popolare, signorile, storica, utopica, distopica, onirica, ecc), per esaltare il significato imposto alla trama. L’obiettivo è anche quello di comprendere la selezione del contesto abbinato alle riprese e il risultato che ne consegue: la scenografia prevale sul messaggio o viceversa?
Occorre, tuttavia, promuovere, senza stravolgere, l’identità del luogo. Molte piccole comunità, infatti, si sono “asservite” al turismo di massa, snaturando le loro caratteristiche, i loro ritmi e precipitando nell’overtourism, nella “turistificazione”.
Sarebbe opportuna una scelta, da parte delle produzioni internazionali, rivolta anche ai luoghi più poveri e meno famosi del mondo, avviando una valorizzazione “cineturistica”, nel rispetto delle tradizioni del territorio, in grado di apportare benefici economici, attenzione mediatica e cultura, a dispetto delle località strapiene e sfigurate da turismo non più contenibile.

