Il Ciad è un Paese dell’Africa centrale caratterizzato da una grande varietà geografica e culturale, ma segnato da fragilità economiche e sociali profonde. Con vaste aree desertiche, risorse limitate e infrastrutture carenti, il Paese affronta sfide strutturali che incidono sulla vita quotidiana della popolazione. A queste difficoltà si aggiungono instabilità regionali e consistenti flussi di rifugiati dai Paesi confinanti, che mettono ulteriormente alla prova un sistema statale già debole ma fondamentale per il futuro della regione. Interris.it, in merito alla situazione umanitaria del Paese e agli interventi messi in campo, ha intervistato la dott.ssa Sabrina Atturo, responsabile progetti Fondazione Magis, un’Organizzazione della Società Civile – ONG – che coordina e promuove attività missionarie e di cooperazione internazionale della Compagnia di Gesù in varie parti del mondo, aiutando le comunità locali a diventare attrici del cambiamento sociale, per uno sviluppo integrale e sostenibile.
L’intervista
Come si sta configurando la situazione umanitaria in Ciad?
“Negli ultimi due anni la situazione umanitaria non è stata affatto semplice. Il conflitto in Sudan ha provocato milioni di sfollati interni e un grande afflusso di rifugiati nell’est del Ciad, generando nuove necessità: campi profughi, bisogni primari, emergenze sanitarie. Il governo ciadiano deve far fronte a questa ondata con risorse estremamente limitate. Dal punto di vista sociale non si registrano gravi tensioni, perché sudanesi e ciadiani condividono tradizioni e radici comuni, e questo favorisce la convivenza. Tuttavia, le esigenze sono enormi: manca il cibo, mancano gli alloggi, e in Sudan non si intravedono soluzioni politiche a breve termine. Di conseguenza, i rifugiati diventano sempre più stanziali e hanno bisogno non solo di aiuti immediati, ma anche di attività economiche e prospettive di vita. Tutto ciò pesa sulle attività ordinarie dello Stato: sui servizi sanitari, sull’istruzione e sul funzionamento generale di un Paese già molto fragile. Il Ciad, infatti, occupa gli ultimi posti dell’indice di sviluppo umano e milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno”.
Quali azioni sta portando avanti Fondazione Magis in loco?
“Siamo presenti in Ciad da diversi anni con vari progetti, sia di emergenza sia di sviluppo. Negli ultimi tre anni abbiamo portato avanti un importante intervento in ambito sanitario con azioni su più livelli. Il primo è quello della sanità di base: rafforziamo i centri di salute, equivalenti ai nostri medici di famiglia, dove la popolazione si rivolge per le prime cure. Ci occupiamo inoltre della formazione del personale sanitario e realizziamo campagne di screening per diabete, tumori e altre patologie diffuse. Il secondo livello riguarda il sostegno agli ospedali. Lavoriamo con tre strutture partner: due nella capitale e una situata a circa 300 km, gestite dai padri gesuiti e dalle suore di Notre-Dame-de-Sapote. Abbiamo fornito attrezzature mediche, potenziato i reparti, finanziato borse di studio per i medici e aperto nuove unità, tra cui una sala d’accoglienza”.
Quali sono i vostri auspici per il futuro e come è possibile sostenervi?
“Per il futuro vogliamo continuare a puntare sulla prevenzione, che è l’unica strada per evitare che le persone arrivino in ospedale quando la malattia è già a uno stadio troppo avanzato. Le strutture del Ciad, infatti, non dispongono delle tecnologie necessarie per intervenire su casi complessi; quindi, è fondamentale sensibilizzare la popolazione e rafforzare continuamente le competenze del personale medico. Vogliamo anche contribuire a trattenere i professionisti nel Paese, offrendo loro strumenti adeguati per lavorare dignitosamente e costruire insieme una sanità di qualità. Chi desidera sostenere queste attività può farlo tramite una donazione alla nostra Fondazione: basta visitare il nostro sito, dove sono riportate tutte le possibili modalità per supportarci”.

