L’Intelligenza Artificiale ha avuto un impatto considerevole nelle nostre vite e nei prossimi anni il suo effetto sarà ancora più straordinario e rivoluzionario, nel bene e nel male. Una delle questioni più stimolanti e attuali riguarda il ruolo che queste nuove tecnologie potrebbero e dovrebbero assumere nell’istruzione.
Da una parte gli insegnanti sono preoccupati che gli alunni si facciano sostituire da questi nuovi mezzi per svolgere i lavori a casa. Dall’altra, molti sono propositivi e credono che grazie all’IA l’apprendimento possa diventare più personalizzato, accessibile, stimolante e coinvolgente. Diversi studenti – me compreso – stanno già utilizzando questi strumenti, i quali essendo tali per definizione possono essere sfruttati sia in modo corretto e propositivo verso un migliore e più profondo apprendimento, sia come scorciatoia per non studiare e non perdere il pomeriggio dietro ai compiti, spesso davvero numerosi.
Dunque, la risposta probabilmente non risiede nel vietare l’uso di queste nuove risorse agli studenti, che sarebbero anzi stimolati ad ingegnarsi per utilizzarle ugualmente; quanto nel preparare e sensibilizzare loro e i docenti stessi ad un utilizzo più consapevole e funzionale dell’IA per migliorare i processi di apprendimento.
Per rendere questo approccio più efficace, si potrebbero introdurre sistemi di gratificazione per coloro che utilizzano questi strumenti in modo esemplare: per approfondire, chiarire dubbi e comprendere meglio gli argomenti non assimilati in classe. Parallelamente, si potrebbero prevedere delle conseguenze per chi si limita a delegare il proprio lavoro a tali tecnologie. Questo controllo è facilitato dagli stessi strumenti d’IA che, seppur ancora in evoluzione, sono stati progettati per riconoscere i contenuti generati artificialmente.
Le stesse BigTech stanno sviluppando programmi pensati appositamente per il contesto scolastico, come tutor virtuali progettati per affiancare e dare sostegno allo studente nel suo percorso formativo, evitando di sostituirlo. Primo fra tutti è [Khanmigo](https://www.khanmigo.ai/) un vero e proprio insegnante di sostegno digitale, sviluppato dall’azienda No-Profit Khan Academy fondata dall’educatore Salman Khan. Inoltre, possiamo citare anche [NotebookLM](https://notebooklm.google/) di Google, che aiuta lo studente a capire meglio qualsiasi materiale desideri, basta caricarlo nell’applicazione, formare un nuovo quaderno e da lì si apriranno innumerevoli possibilità per sviscerare l’argomento non da soli ma avendo costantemente un confronto con un assistente virtuale specializzato, basato sugli ultimi modelli di Gemini AI. Questi sono solo alcuni esempi ma ne esistono in gran numero, oltretutto in aumento.
In conclusione, ciò che è certo è che come ogni rivoluzione di una tale portata anche questa permeerà con il tempo tutti i settori, tra cui quello dell’istruzione, e cercare di impedirlo sarebbe un atto destinato a fallire. Sarebbe più funzionale, invece, abbracciare quest’innovazione e impegnarsi affinché essa possa portare benefici concreti alla comunità scolastica, che aiutino non a soffocare la creatività o incentivare l’ignoranza, quanto ad ampliare l’immaginazione, sviluppare idee originali e acquisire una conoscenza più estesa e radicata.
La questione allora non va incentrata tanto su una nemesi tra studente e Intelligenza Artificiale quanto su un sinolo tra questi, una possibile sinergia benefica che senza dubbio sarà in grado di modellare in modo univoco il processo di apprendimento del prossimo futuro.

