Carmen Hernández, dieci anni dopo: un’eredità spirituale che attraversa il tempo

A dieci anni dalla morte di Carmen Hernández, prosegue la causa di beatificazione tra diari, testimonianze, fama di santità e amore per la Chiesa

Foto Vatican News

Sono passati dieci anni dalla morte della missionaria spagnola Carmen Hernández, co-iniziatrice del Cammino Neocatecumenale. Era il 19 luglio del 2016 quando, dopo una lunga malattia, Carmen ricevette l’ultimo saluto da Kiko Arguello, suo compagno di evangelizzazione per lunghi anni, prima di consegnare l’anima alla misericordia di Dio.

Da Madrid la notizia si sparse velocemente in tutto il mondo provocando un’ondata di commozione specie tra i fedeli appartenenti al Cammino Neocatecumenale che in quei giorni d’estate pregavano per Lei attendendo notizie sul suo stato di salute. «Non eravamo sconvolti ma sereni», scrive oggi il postulatore della Causa di Beatificazione e Canonizzazione Charlie Metola. «Carmen aveva raggiunto la sua meta, l’eterno riposo con il Signore di cui ci aveva parlato tante volte». Il funerale si svolse il 21 luglio nella Cattedrale di Madrid e il suo corpo riposa all’interno del Seminario Redemptoris Mater della capitale spagnola.

Dieci anni di raccolta di documenti e testimonianze

In una nota pubblicata il 14 luglio, festa della Madonna del Carmine, Metola ricorda quei giorni di preghiera e di commozione mentre racconta ciò che è successo in questi dieci anni, eventi che provocano in lui “una sorta di vertigine”. Dopo la morte di Carmen, nella sua stanza sono stati trovati in una valigia di pelle numerose agende e quaderni in cui scriveva ciò che stava vivendo: incontri, riunioni, celebrazioni… ma anche pensieri e riflessioni, appunti, preghiere, meditazioni.

In questi anni sono stati raccolti, classificati e archiviati centinaia di documenti (circa 2500 documenti per un totale di più di 25mila pagine). Oltre ai diari personali sono stati raccolti lettere, interventi pubblici, catechesi, riflessioni teologiche, testimonianze di tante persone che l’hanno conosciuta.

Al tempo stesso molti fedeli si sono rivolti a Carmen nella preghiera personale per chiedere una grazia e tante sono le segnalazioni di grazia ricevuta arrivate da tutto il mondo. Tutto questo, assieme alle numerose visite alla sua tomba (singoli fedeli, famiglie, sacerdoti, ma anche intere comunità neocatecumenali o gruppi di giovani e pellegrini) hanno contribuito a rendere nota, da subito, la fama di santità di Carmen, un elemento chiave per l’iter di beatificazione. Ad oggi sono stati pubblicati ben 12 libri, tra biografie, ritratti storici e profili catechetici. Tra questi segnaliamo i Diari dal 1979 al 1981, la biografia ufficiale, scritta da Aquilino Cayuela, e il recente libro scritto da Josefina Bernà “Cuore indiviso” (tradotto in dodici lingue), che raccoglie il pensiero di Carmen sulla donna, la verginità e la totale consacrazione a Dio.

Il cammino verso la beatificazione

Il processo canonico di Beatificazione e Canonizzazione si è aperto a Madrid a sei anni dalla sua morte con un atto ufficiale celebrato presso l’Università Francisco de Vitoria il 4 dicembre del 2022. La fase diocesana si è conclusa il 2 giugno del 2026 alla presenza del cardinale di Madrid José Cobo Cano. Ora si apre la cosiddetta fase romana del processo in cui tutto il materiale raccolto (70 scatole spedite al Dicastero per la Causa dei Santi) verrà studiato e analizzato approfonditamente.

L’eredità spirituale di Carmen Hernández

Nel frattempo resta vivo il ricordo e la sua testimonianza in tutti coloro che hanno conosciuto Carmen, assieme alla gratitudine a Dio per aver dato alla Chiesa una donna coraggiosa, capace di parlare nella verità – anche se spesso scomoda o poco conciliante – perché mossa, non dagli affetti umani, ma dallo zelo per annunciare il Vangelo e dall’amore per Cristo. Un amore radicato nel profondo del cuore come emerge chiaramente dalla lettura dei suoi Diari che hanno contribuito a conoscere meglio una donna apparentemente chiusa e riservata.

Carmen amava i libri, e ogni volta che partiva, portava con sé valigie intere con volumi di teologia, patristica e Sacre Scritture. La sua biblioteca conteneva circa 4500 libri. Non smise mai di studiare perché era mossa dalla necessità di approfondire sempre più la fede e il Magistero della Chiesa.

Restano come testimonianza il suo amore al Papa e alla Chiesa (invitava spesso i sacerdoti e i fedeli a leggere le catechesi e i discorsi del Santo Padre), l’amore alla Terra Santa, alle radici giudaiche del cristianesimo, all’Eucaristia, alla liturgia e alle Sacre Scritture. Una testimonianza di fede valida per i nostri giorni che ci sostiene e ci dona speranza invitandoci a mettere al centro della nostra vita Gesù per amarlo e seguirlo.

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