Il 30 maggio scorso a Belgioioso (Pavia) si è svolto il convegno “Santi per la Vita”, brillantemente condotto da Fabiano Albanesi e collocato nell’ambito della Festa della Vita e delle celebrazioni per il centenario della nascita di don Leo Cerabolini, fondatore nel 1979 della prima casa di accoglienza del Movimento per la Vita. É stata un’importante occasione di riflessione e approfondimento sul valore della vita umana e sulla testimonianza di quanti ne hanno fatto il centro della propria esistenza. Significativa la partecipazione del Vescovo di Pavia Mons. Corrado Sanguineti che ha sviluppato il suo ricco intervento alla luce dei paragrafi 55, 118 e 119 della recente enciclica di papa Leone “Magnifica humanitas”. Attraverso il ricordo di figure esemplari quali Carlo Casini, Giancarlo Bertolotti e don Leo Cerabolini, rispettivamente portate all’ attenzione da Luisa Santolini, Michele Barbato e Piero Costa, ha messo in luce percorsi diversi ma accomunati da una medesima passione: il servizio alla persona dal concepimento e dunque l’accoglienza dei più fragili. Uomini che, nel loro impegno civile, professionale, ecclesiale e associativo, hanno saputo tradurre in opere concrete una visione dell’uomo fondata sul rispetto della dignità umana, sulla solidarietà e immerso nella speranza, nella carità, nella fede.
L’attualità di un messaggio che continua a interrogare le coscienze
La relazione di Luisa Santolini, di seguito pubblicata, riguarda la figura di Carlo Casini. Essa non intende soltanto ripercorrere vicende biografiche o iniziative significative, ma offrire l’opportunità di cogliere l’attualità di un messaggio che continua a interrogare le coscienze e a suscitare nuove responsabilità. In un tempo segnato da profonde sfide culturali e sociali, l’esempio di questi “santi per la vita” invita a riscoprire il valore della prossimità, della cura e dell’impegno a favore di ogni essere umano, specialmente di chi si trova nelle condizioni di maggiore vulnerabilità. La relazione che segue raccoglie dunque non solo il ricordo di un evento, ma anche l’eredità di una testimonianza che continua a parlare al presente e a indicare percorsi concreti di umanità e di speranza.
La relazione di Luisa Santolini
«Sposo amabile e padre esemplare, uomo di profonda fede in Dio, innamorato di Cristo e del Suo Vangelo, fedele alla Chiesa e al suo Magistero, amico degli ultimi della terra e dei più poveri, laico coraggioso, convinto, credibile, competente e coerente, instancabile difensore della vita umana fin dal concepimento anche nei sacrari del potere, ha vissuto il suo impegno in “politica come forma più alta della carità”, divenendo “segno e testimonianza concreta dell’agire di Dio in favore dell’uomo”» (Editto, 1 ottobre 2026). Questo dice l’Editto con il quale è stato dichiarato Servo di Dio dal Vicariato di Roma. Basterebbe questo per definire Carlo una delle più luminose testimonianze contemporanee in difesa della dignità umana cioè della sacralità della vita. La sua figura si colloca nel solco di quei laici cristiani che hanno saputo trasformare la fede in impegno civile, culturale e politico, facendo della tutela della vita nascente una missione vissuta con radicalità evangelica.
La sacralità della vita
Parlare di Carlo Casini in rapporto al tema della sacralità della vita è particolarmente arduo perché non basterebbero settimane e settimane per dare conto di un impegno vastissimo e allo stesso tempo molto profondo che riguarda molteplici dimensioni: assistenziale, culturale, sociale, giuridica, politica a livello italiano ed europeo. Casini è infatti stato magistrato, deputato, europarlamentare, leader di un grande movimento, il Movimento per la Vita, ideatore e anima della Federazione europea “one of us”, tessitore di unità nel mondo cattolico da lui promossa come presagio di una unità più grande. La sua bibliografia è sconfinata ma io vorrei sottolineare alcuni aspetti della figura di Carlo che a me sono molto cari.
Cosa significa la santità
Mi sono chiesta spesso cosa sia e cosa significhi per ciascuno di noi la santità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica è illuminante: n. 840.” Possiamo domandarci in che cosa consista la perfezione cristiana, che cosa occorra per essere santi. Sono indispensabili esperienze straordinarie di ascesi e contemplazione, profonde conoscenze, potere di fare miracoli, oppure basta l’amore concretamente vissuto nella storia di ogni giorno? Tutti i fedeli di qualsiasi ordine e stato sono chiamati alla santità alla santità che promuove un tenore di vita più umano anche nella società terrena.” E infine n. 841: “Basta la vita ordinaria: Preghiera, relazioni familiari e sociali, lavoro, riposo, sofferenza, apostolato”. Come non vedere il ritratto di Carlo Casini in tutto questo?
Preghiera
Quando Carlo pregava si vedeva che era in contatto con il Signore. Non c’era altro attorno a lui. Regnava il silenzio e la sua preghiera saliva al Cielo perché era profonda, sentita, personale, diretta, in autentica comunione con il Padre.
Relazioni familiari
Carlo aveva ed ha una stupenda famiglia a cui dedicava tutto il tempo che gli era possibile. Maria, la sua diletta Maria, era la sua ombra con intelligenza e amore. I figli numerosi e benedetti dal Signore.
Relazioni sociali
La voce di Carlo è risuonata in tutto il mondo e tutti erano suoi amici perché riconoscevano la bellezza e l’autenticità del suo messaggio. Aveva amici e persone care dappertutto e perfino i suoi avversari, e ce ne erano, erano costretti a dialogare con lui e a dare le ragioni del loro rifiuto alla accoglienza della vita e alle proposte di Carlo.
Lavoro
Non ho mai conosciuto una persona con le capacità lavorative di Carlo. Lavorava con la testa e con il cuore, scriveva parole incise sulla roccia, era presente ovunque fosse necessario, lavorava giorno e notte per una causa sola: la causa della vita.
Riposo
Poco, ma fruttuoso. Riposo, non ozio o indifferenza o dimenticanza o evasione. No, un riposo sereno, allegro, vivace, sorridente, proficuo, carico di attese e di progetti.
Sofferenza
Carlo ha abbracciato la sofferenza con il coraggio della Croce. Ogni giorno prendeva la sua croce e la metteva ai piedi della grande Croce del Golgota. Accanto a lui davvero c’erano interi eserciti di Angeli che lo aiutavano a sopportare sofferenze a dir poco terribili. Un esempio straordinario di come la sofferenza apra strade chiare solo al disegno che il Signore ha per ciascuno di noi. Carlo quelle strade le ha percorse fino alla fine abbandonandosi nelle braccia del Signore della vita fino all’ultimo respiro.
Apostolato
A detta di tutti è stato un autentico apostolo della vita, un missionario laico, come è stato definito, che ha portato ovunque fosse possibile il seme della verità della vita, quella Vita che è un dono indisponibile e sacro.
Il carisma battesimale e la vocazione alla santità
Tutti abbiamo un carisma regale sacerdotale profetico che ci è dato dal Battesimo ed essere profeti oggi significa indicare un cammino, tracciare un percorso verso la libertà, verso la bellezza, verso la verità, ma il Battesimo ci regala anche un’altra vocazione: quella della santità. E non si tratta di percorrere una via di perfezione autoreferenziale, un modo per manifestare una sorta di narcisismo anche se ammantato di buone pratiche e di buone intenzioni. Si tratta di celebrare la vita lasciandosi guidare da Dio attraverso le proprie scelte e la propria libertà.
Allora se questo è vero, essere santi non significa rifiutare la gloria del mondo, ma di viverla come servizio, come missione, come vocazione al bene comune solo perché è cosa buona e giusta.
Ecco Carlo non ha disdegnato le glorie del mondo, anzi. Possiamo dire che la sua è stata una vita di successo: una famiglia bellissima, numerosa e unita, malgrado i guai e i problemi che non mancano mai, una ottima carriera come magistrato, politico apprezzato e stimato a livello nazionale e internazionale, un leader riconosciuto nel mondo del cattolicesimo organizzato, un uomo ricco di affetti e di amicizie duraturi.
Una vita da invidiare: guadagnata sì con fatica, ma anche ricca di soddisfazioni. Ebbene questi successi non hanno cambiato Carlo (come succede a molti oggi) e sempre ha visto in essi una occasione per servire la vita e la bellezza della maternità. Questa è la via della santità che ha percorso fino alla fine.
La vita come missione
Da ultimo, nel Battesimo è anche insita una dimensione missionaria che mi pare oggi sia afflitta da una sorta di amnesia collettiva. Ecco Carlo ci ha insegnato questo con la propria vita e con il suo esempio: una vita missionaria. Una dimenticanza che coinvolge un po’ tutti i cattolici che si accontentano di essere brave persone. Vanno a messa la domenica, pagano le tasse, sono fedeli al marito o alla moglie, seguono i figli, si divertono onestamente. Nel mondo di oggi (o forse non è mai stato così) questo non basta più. Chi si contenta non è veramente cristiano. Chi non sente una chiamata alla responsabilità collettiva, chi non si fa carico dei tanti mali che affliggono le nostre città e la nostra terra, chi non sente l’urgenza di cambiare il mondo per quello che può, ma si limita a scuotere la testa e si chiude in casa dove le culle sono vuote e il focolare è acceso non è un buon cristiano. E’ l’eredità che ci ha lasciato Carlo: la vita come missione.
La bellezza della maternità e il miracolo della vita
Carlo, poi, era innamorato della bellezza e soprattutto della stupefacente bellezza della maternità. E del bambino che nasce. Un miracolo, una scintilla divina. Un arcobaleno di progetti, di speranze, di attese, di sogni, di gioie, di fatiche, di lacrime. Sì, un arcobaleno perché per me ognuna di queste parole ha un colore e tutte insieme sono e saranno la vita di tuo figlio. La bellezza straordinaria di questo figlio che diventa ed è unico e insostituibile, non solo per i genitori ma per tutta la Creazione. Senza di lui l’intero Universo non sarebbe lo stesso. Il frutto di una creazione, il passaggio dal non essere all’essere. Carlo lo chiamava “Una specie di big bang”, perché come 13 miliardi di anni fa un puntino di energia è diventato poi l’Universo che ora sappiamo esistere e che conosciamo, così quella microscopica cellula iniziale diventa un Universo di amore, bellezza, intelligenza, libertà, con il suo inesauribile e unico contributo al futuro. E alla bellezza della maternità si aggiungono lo stupore, la meraviglia, la commozione. La meraviglia della vita che ti fa dire del bimbo che hai davanti “Come è bello!!”. Ed è l’immortalità del papà e della mamma che non se ne rendono conto quasi mai, ma sono diventati immortali su questa terra non solo nella Casa del Padre.
Chi sono le persone che oggi ricordiamo?
Chi sono le persone che oggi ricordiamo? Cosa hanno voluto? Hanno voluto essere vicini a Dio che li ispirava, guidava ed aiutava ad agire, a fare del bene, quando questo non è dovuto, non è obbligatorio, ma è solo “giusto”. Per questo si sono spesi al di là di ogni aspettativa, spesso rischiando di persona, andando per le strade del mondo. In modo gratuito, disinteressato, amando il mondo senza farsi troppe domande. E’ questo che fa la differenza tra una brava persona e un santo. Ma Carlo aveva qualcosa in più. Come Madre Teresa o Giovanni Paolo II, entrambi santi. Amava in modo smisurato ciò che non si vede. Certo non è facile amare un barbone macilento e sporco, o un ammalato infetto, o un violento che ti aggredisce e ti insulta. Non è facile amare i reietti della Terra, ma almeno li vedi. Sono lì che chiedono la tua pietà. Hanno un volto, due mani per maledire o per ringraziare, due gambe per scappare o per inginocchiarsi. Una vita non ancora nata non la vedi, non la senti, non ti risponde. Eppure, può essere amata, accolta, desiderata nel modo contagioso che era tipico di Carlo e dei suoi santi amici. Difficile amare un embrione umano e battersi come un leone per lui. Difficile, invece per Carlo era assolutamente ovvio e naturale. Amare non il volto dell’altro, ma il mistero dell’altro. Ecco questo Carlo sapeva fare e non si stancava mai di testimoniarlo, non ascoltato, al mondo intero.
Un testimone della speranza
Carlo, con la sua umanità, la sua fedeltà, la sua coerenza, è stata una grande figura di riferimento, come quelle figure di riferimento che rendono possibile la storia della salvezza perché ogni vita è intangibile, che ci rassicurano che la nostra grande Domanda ha una risposta, anzi meglio di una risposta, ha una promessa. La promessa che Cristo è risorto e dunque che il male non prevarrà, che la morte non avrà l’ultima parola, che la Vita vince sempre. Dio si serve degli uomini come Carlo per darci coraggio e indicarci la strada. L’ho detto anche in altre occasioni. Senza Carlo saremmo tutti più incerti, più smarriti, più indecisi, contro la cultura dello scarto che sembra vincente, e che può davvero scoraggiare tutti noi e i giovani che dovranno raccogliere il testimone del Movimento per la Vita.
La politica come servizio alla vita
Infine si può essere santi anche frequentando i Palazzi della politica, così inquinati, ciechi e sordi, e questo accade quando la politica diventa servizio dell’uomo e capacità di avere come meta il bene comune. Una lettura dell’impegno pubblico di Casini mostra come egli abbia preso sul serio l’invito della Cei contenuto in un documento del 1979 (dopo l’approvazione della Legge sull’aborto): «Dopo l’approvazione della legge sorgono per i cristiani nuovi compiti che prima non esistevano […] Per ritrovare speranza bisogna avere il coraggio di dire la verità: la vita di ogni uomo è sacra». Questa frase ha in qualche modo spinto Carlo Casini a sospendere, nel 1979, la sua professione di magistrato per impegnare le sue energie e il suo tempo a difendere i più poveri dei poveri – i bambini non nati – nel campo politico-legislativo. Un impegno estenuante e difficilissimo, specialmente considerando che la “congiura contro la vita” presenta il suo “aspetto più sovversivo e conturbante” – sono parole di San Giovanni Paolo II (EV, n. 18) – proprio su quel terreno. In un articolo pubblicato su “Il Popolo” del 28-29 novembre 1993 (pp. 1 e 5) scrive Carlo: «“Per ritrovare speranza bisogna avere il coraggio di dire la verità: la vita di ogni uomo è sacra”. Questa frase pronunciata dai Vescovi italiani nel 1979 mi ha chiamato alla politica, me la sono ripetuta puntualmente ogni giorno e ad essa mi aggrappo oggi nel momento della sfiducia e dell’incertezza”. Molte le citazioni di Carlo che mettono in evidenza che lui aveva capito prima di altri che la vita si difende anche con la Legge e che il valore pedagogico di una Legge resta insuperabile. Per questo si è “sporcato le mani” facendo politica e ha combattuto con tutto se stesso per impedire che leggi a tutela della vita venissero accantonate per lasciare il posto ad altri interessi, ad altre priorità, ad una cultura che considera la vita come un bene di consumo.
Far valere la sacralità della vita
La sconfitta del “popolo della vita” al referendum sull’aborto ha segnato certamente la vita di Carlo e gli ha dato una direzione forse del tutto inaspettata. Ma da allora tutte le scelte di Carlo Casini, Testimone di Misericordia, sono state dettate da un autentico bisogno di far valere la sacralità della vita, soprattutto nelle aule parlamentari italiane ed europee. “Dire la verità non può essere solo predicazione. È anche agire sociale e politico». Ecco, Casini ha affrontato nella società e nella politica – con le parole, gli scritti, le iniziative, le proposte, i dibattiti – l’immensa quotidiana fatica di tradurre nella cultura, nelle strutture sociali, nelle leggi, le conseguenze che derivano dal principio secondo cui «per ritrovare speranza bisogna avere il coraggio di dire la verità: la vita di ogni uomo è sacra».
La chiamata a difendere la vita
Il 9 gennaio 1975 si imbatte, da magistrato, nel dramma dell’aborto nel momento in cui forti erano le pressioni per la sua legalizzazione. Uomo di profonda spiritualità, vi scorge una “chiamata”: dall’attenzione per l’uomo ferito incontrato nelle aule di giustizia e nelle carceri, all’attenzione all’essere umano minacciato, “invisibile” ma presente, nel grembo della madre. Comprese così che l’amore è più convincente della ragione o meglio, dà forza persuasiva alla ragione. Per eliminare i condizionamenti che spingono a rifiutare la vita nascente accanto all’educazione e alla cultura ci devono essere la solidarietà e la condivisione. Di fronte ad una gravidanza difficile o inattesa non basta ripetere che il figlio è figlio, il bambino un bambino, che l’essere umano è sempre una persona. Bisogna che la società si comporti come quando qualcuno è in pericolo o lo faccia con amore per arrivare alla mente e al cuore della madre, da cui, in definitiva dipende la vita del figlio.
Una politica al servizio della vita
La sua azione pubblica fu sempre accompagnata da uno stile umano straordinario. Non cercò mai lo scontro aggressivo o la condanna delle persone. La sua proposta era fondata sull’accoglienza, sulla misericordia, sull’aiuto concreto alle madri in difficoltà. Da questa visione nacquero i Centri di Aiuto alla Vita, le Case di Accoglienza, SOS Vita, Progetto Gemma, opere che hanno salvato migliaia di bambini e sostenuto donne spesso sole e abbandonate. In tempi tanto oscuri, tanto difficili, tanto illuminati dai lampi di guerra e così poco inclini alla fiducia, al dialogo, alla speranza e a costruire insieme il bene comune, Carlo ha illuminato la scena politica degli ultimi decenni con la sua vita e con la sua testimonianza. Dice ancora ai politici di tutti gli schieramenti e di tutte le appartenenze una parola di conforto e di sprone; coraggio: anche nelle istituzioni, anche in politica, si può diventare santi ed essere additati al mondo della politica come esempi di prima grandezza. Al mondo della politica ha indicato una strada, che si chiama coraggio delle proprie idee, che dice no alle sirene del denaro e del potere, che vieta l’ignavia o l’ipocrisia o la paura. Una strada che obbliga ad usare la Legge per far valere le proprie convinzioni, non la prepotenza o l’arbitrio, ma la Legge rispettando le regole del gioco e la dignità dell’avversario.
Una politica buona è possibile
E’ stato scritto: “Una società si costruisce a partire dalla idea dell’uomo, della società e del mondo”. Ciò è vero, ma anche la politica si costruisce così e una politica centrata sulla dignità della persona umana, rispettosa della vita e della famiglia, amica della scienza ma non succube, amica dell’uomo ma senza idolatrie, amica del progresso ma senza rinnegare il passato, è decisiva per declinare la dignità dell’uomo a partire dalla verità dell’uomo. Solo a queste condizioni si riuscirà a fare una politica buona, una politica come impegno doveroso e solenne. Carlo ci ha detto con i fatti che una politica buona è possibile, che una politica via alla santità è percorribile. Carlo Casini non era un sostenitore da salotto della politica via alla santità, non era un retore o un accademico che teorizzava l’importanza della politica senza sporcarsi le mani, non era un “cristiano della domenica” come si suol dire, ma una persona che ha dimostrato con la vita e le opere, nella più intensa e viva tradizione cristiana, che siamo tutti fratelli, che è possibile guardare tutti nella stessa direzione se abbiamo a cuore la verità sull’uomo, che le vie del mondo possono essere santificate dalla difesa della vita e dalla irremovibile fiducia nella Provvidenza.
L’eredità dei testimoni della vita
Viviamo tempi difficili e in questa “ora drammatica e affascinante della storia”, come disse San Paolo VI, credo che dobbiamo ridirci perché vale la pena fare politica e trovare le ragioni dell’impegno a favore della vita, sull’esempio di quello che hanno detto, fatto e vissuto uomini come Carlo Casini, Giancarlo Bertolotti e Don Leo Cerbolini. La vita dal concepimento alla sua morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna aperti alla procreazione, la libertà religiosa, una sconfinata fede nell’uomo, il richiamo costante alla sua dignità e alla sua sacralità, la difesa degli ultimi e dei fragili, di coloro che non hanno voce e che non si possono difendere dalle aggressioni di una cultura ostile, una incrollabile fiducia nella Provvidenza: queste sono state le cose che hanno accomunato le tre persone che oggi ricordiamo e questa è la strada che ci additano, anche dopo tanti anni dal loro ritorno alla Casa del Padre.
Un tempo di Grazia
Un tempo che può vantare dei testimoni che con la loro vita hanno dimostrato un amore infinito per gli uomini e per il Dio della Bibbia, per la vita terrena e ultraterrena a cui ognuno è destinato, persone che con il loro esempio e la loro fede incrollabile hanno inciso sulle vicende dell’oggi e del domani, è un tempo di Grazia. Una Grazia che possiamo solo accogliere con profonda gratitudine nella speranza di esserne degni e nella speranza che la nostra testimonianza cristiana, alla luce degli insegnamenti di Carlo, dia buoni frutti per tutta la Chiesa, così come avverrà quando il Signore lo chiamerà alla Gloria degli altari.

