Caregiver e tutele, Locatelli: “Famiglie protagoniste del progetto di vita”

Il ministro Locatelli riflette sulla riforma della disabilità e il riconoscimento dei caregiver familiari. Il punto su fondi, tutele previdenziali e malattie invisibili dopo il confronto con le associazioni

A sinistra, Alessandra Locatelli. Foto Francesco Vitale. A destra, Foto di Steven HWG su Unsplash

Al Festival dell’Umano Tutto Intero, il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli lancia un forte appello per un salto culturale radicale: smettere di guardare ai limiti e investire invece sulle competenze, sui talenti e sui diritti di ogni singola persona, accendendo i riflettori anche sulle sfide delle cosiddette “malattie invisibili”. Al centro dell’agenda politica resta la riforma per il riconoscimento del caregiver familiare, una figura definita dal Ministro come “fondamentale e protagonista” nel progetto di vita dei disabili. Il Ministro Alessandra Locatelli riflette con Interris.it sul cambio di passo necessario tra istituzioni, famiglie e nuove generazioni.

L’intervista

Ministro Locatelli, nei giorni scorsi al “Festival dell’Umano Tutto Intero” ha rimesso al centro il valore profondo dell’inclusione. Qual è il cambio di prospettiva che le istituzioni stanno cercando di promuovere?

“Il punto di partenza fondamentale è il concetto che siamo tutti persone, tutti parte di questo stesso mondo, e che ognuno di noi dovrebbe godere degli stessi diritti e delle stesse opportunità. Dobbiamo compiere un salto culturale: investire sulle capacità, sui talenti e sulle competenze di ogni singola persona, senza fermarsi ai suoi limiti. Questo è il cambio di prospettiva che stiamo cercando di portare avanti con determinazione. Ne abbiamo discusso approfonditamente qui al Festival e continueremo a farlo anche nel prossimo grande appuntamento all’ExpoAID di Rimini. In questo percorso, un’attenzione ovviamente prioritaria va all’accompagnamento dei familiari – che siano caregiver, genitori o anche i giovani – che si trovano quotidianamente a gestire e supportare una persona con disabilità”.

A questo proposito, quanto è importante una vicinanza concreta non solo da parte della politica, ma da parte dell’intera società? E cosa si sta muovendo a livello legislativo per chi si prende cura dei propri cari?

“A livello politico e istituzionale ci stiamo muovendo concretamente: stiamo portando avanti la riforma per il riconoscimento della figura del caregiver familiare, prestando particolare attenzione a tutte le diverse specificità e sfaccettature che questa realtà comporta. Si tratta di un passo di fondamentale importanza che dobbiamo compiere uniti e convinti per arrivare finalmente a un traguardo concreto”.

Ma la politica da sola non basta.

“Nella vita quotidiana, così come nella presa in carico della persona con disabilità, il ruolo della famiglia è insostituibile. Proprio per questo, all’interno del “progetto di vita” della persona, il ruolo così cruciale del caregiver familiare viene tenuto in forte considerazione, rendendolo protagonista attivo anche nel dialogo e all’interno delle commissioni di valutazione”.

Un tema che ha colpito molto il pubblico è quello delle cosiddette “malattie invisibili”. Spesso incrociamo persone, viaggiamo accanto a loro, senza renderci conto che convivono con disabilità non visibili a occhio nudo. Quanto è importante investire sull’ascolto e sulla formazione delle nuove generazioni in questo senso?

“Io sono convinta che i giovani abbiano già una grande attenzione e sensibilità verso questi temi, anche se purtroppo i fatti di cronaca che emergono con più forza tendono a mostrare solo le vicende più tristi e drammatiche. Al contrario, vedo tantissimi ragazzi attenti, molti dei quali impegnati nel volontariato, profondamente sensibili ai bisogni dei loro amici e compagni di scuola o di vita”.

E coinvolgendo i giovani

“Certamente, però, dobbiamo fare di più. Dobbiamo investire sempre di più nella conoscenza e nell’educazione, fornendo ai giovani gli strumenti e i modi corretti per stare vicini a chi affronta queste difficoltà. La grande sfida del nostro tempo, in fondo, si riassume in due parole: il rispetto e la dignità per la vita di ogni persona”.

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