Saremmo portati a pensare che l’interesse per l’ambiente, e la coscienza ecologica frutto anche della preoccupazione per l’impatto degli effetti dei cambiamenti climatici, sia sorta di recente. Ottocento anni fa, in umbro volgare, Francesco d’Assisi componeva quello che è ritenuto il primo testo poetico della letteratura italiana di cui si conosce l’autore, il “Cantico delle creature”, in cui tramite la Creazione – la natura – loda Dio. “Madre terra”, “sorella acqua” e “fratello vento”, gli stessi elementi e forze della natura che oggi sono spesso nelle cronache dei giornali e tema dei panel scientifici. Un legame, quello tra cultura e natura, che va avanti da almeno otto secoli e oggi tale binomio è oggetto di analisi e riflessione al Festival di giornalismo culturale di Urbino. La rassegna dal titolo “CulturaNatura: lo sguardo ecologico del giornalismo culturale”, in corso nella Città ducale dal 10 al 12 ottobre, affronta il come i media raccontano la crisi climatica e i suoi effetti sull’ambiente e dove le persone, soprattutto i giovani e i giovani adulti, cercano informazioni e contenuti a riguardo. Ne ha parlato a Interris.it uno dei due direttori del festival, insieme al giornalista Giorgio Zanchini, Lella Mazzoli, professore emerito di Sociologia della Comunicazione dell’Università di Urbino “Carlo Bo”.
L’intervista
Cultura e natura: perché questo binomio?
“Perché in questo momento, oltre ai conflitti in corso sulla scena internazionale, è importante coniugare queste due parole. L’urgenza oggi è l’ambiente, dalla tutela del paesaggio al riciclo per ridurre lo spreco. La cultura può essere uno strumento utile per frenare la deriva”.
Nell’anno in cui si festeggiano l’ottocentesimo anniversario del Cantico delle creature…
“Abbiamo pensato che questa elegia fosse il punto di partenza della tutela dell’ambiente, con san Francesco il mondo della cultura ha cominciato a interessarsene. In uno degli incontri del Festival Off, le iniziative ‘extra’ rispetto al programma dei tre giorni 10-12 ottobre, abbiamo avuto ospite fra’ Pietro Maranesi, del Centro di esperienza e formazione francescana, e abbiamo riflettuto di quanto sia straordinariamente importante che tutti siano consapevoli che il poverello di Assisi abbia dato il via alla riflessione sulla natura anche dal punto di vista letterario”.
Cosa avverrà nella tre giorni di Fgcult?
“Dalla divulgazione e la saggistica fino alla letteratura, la poesia e la musica, gli ospiti di altissima porteranno all’attenzione del pubblico molti temi. Ci si interrogherà su come i media raccontano l’ambiente e sull’importanza di comunicare bene questi argomenti. Ci saranno le lectio magistralis di Stefano Mancuso, Telmo Pievani, Mario Tozzi e padre Lorenzo Del Bene sul Cantico, le interviste di Giorgio Zanchini a Serena Dandini ed Emiliano Morreale, rispettivamente su scrittura e cinema. Concluderemo con la musica di Elisa Ridolfi alla voce e Riccardo Bertozzini alla chitarra”.
Vediamo i giovani e i giovanissimi scendere in piazza per l’ambiente e parlarne sui social. Dove s’informano e come, per sviluppare una coscienza ecologica?
“Oltre ai social, vanno anche nelle librerie di prossimità e indipendenti. Insieme a Claudia D’Ippolito dell’Ipsos presenteremo i dati della ricerca ‘Lettura delle nuove generazioni sui temi dell’ecologia e dell’ambiente’, realizzata in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura (Cepel). L’informazione corre veloce e il libro perde importanza, ma la situazione non è così drammatica perché, come detto, i giovani e i giovani adulti vanno nelle librerie che propongono temi ambientali. La maggioranza si informa su Instagram, Youtube e Whatsapp – lo considerano un social – perché funziona come un ‘passaparola’ sia uno-a-uno che uno-a-molti. C’è però la necessità di approfondire i contenuti, quindi serve una divulgazione di qualità. Gli editori dovrebbero cominciare a portare questi contenuti dove i giovani li cercano”.
Il festival giunge alla tredicesima edizione: sempre al passo con l’attualità, cercando di andare in profondità e gettare uno sguardo sul futuro. Come valuta il lavoro svolto in questi anni?
“Belli e faticosi, perché la cultura è poco aiutato. Il bilancio è buono, crediamo di essere stati sempre ‘sul pezzo’ e di aver invitato sempre persone interessanti. La partecipazione e l’attenzione sono sempre più elevate”.

